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Il revisionismo e il sangue dei vinti …..

Politica

Da una frase di Lenin tratta da “Opera omnia” – vol. 17°, pag. 142: “Un comunista deve essere pronto a compiere ogni sacrificio e se necessario ricorrere a ogni tipo di accorgimenti e stratagemmi; a impiegare metodi illegali, a celare la verità”.

Celare la verità, quindi.

“… revisionismo che intende riscrivere la storia…, rovesciare la storia…” e così via; e poi, quel termine utilizzato in maniera così spregiativa per indicare coloro che, dopo l´8 settembre 1943, aderirono alla Repubblica Sociale Italiana salvando, per giudizio comune del nemico, l´onore e la dignità di un popolo e di una nazione. A tutto ciò vorrei rispondere ricordando quanto Eisenhower, già comandante supremo delle forze Usa nello scacchiere europeo, ebbe a scrivere nel suo diario di guerra: “La resa dell’Italia fu uno sporco affare.

Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l´Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della Rsi”. Proprio quegli stessi combattenti che, secondo l´autore della lettera, non sarebbero oggi degni di un qualsiasi riconoscimento nonostante ieri, durante il conflitto 1943-1945, catturati in combattimento, fossero considerati (secondo la Convenzione internazionale di Ginevra) belligeranti – prigionieri di guerra e avviati nei campi di concentramento in America, Algeria, Italia.

Non si tratta di riscrivere, quindi, ma di rendere di pubblico dominio quello che finora è stato tenuto nascosto da quei confezionatori di storia pro domo sua che, ancor oggi, intenderebbero oscurare intere pagine della storia italiana. Come quella che narra di quanto accadde nell´aprile-maggio 1945 all´ospedale psichiatrico di Vercelli. Il 27 aprile 1945, dopo trattative, una colonna composta da circa 2000 militi della Rsi decise di arrendersi ai partigiani dietro promessa di essere trattati da prigionieri di guerra. Il giorno seguente, gli stessi – oramai prigionieri – vennero condotti a Novara e rinchiusi in massima parte nello stadio. Lì, iniziarono subito gli insulti ed i maltrattamenti e il giorno 30 i prelevamenti di gruppi dei quali non si ebbe più notizia. Il 3 maggio, durante uno di questi, il S.Ten. dell´Esercito Casalini Vittorio di Rovigo venne prelevato e, insieme ad altri ufficiali, trucidato iniquamente. Combattente a Bir el Gobi nel Reggimento giovani fascisti, aveva meritato più di un encomio per la sua opera nel reparto sanità.

Gli insulti, i feroci pestaggi insieme ai prelevamenti, continuarono nei giorni successivi. Finché il 12 maggio giunsero da Vercelli i partigiani della 182^ Brigata comunista Garibaldi che prelevarono circa 140 militi elencati in una loro lista. Portati all´ospedale psichiatrico di Vercelli, verranno in buona parte massacrati; uno di essi – e non sarà l’unico – venne impalato su una baionetta. Dopo ore di strazio, il malcapitato – sergente dell´Esercito dell´Rsi – chiese, supplicando, un colpo di grazia ai partigiani che non glielo concessero lasciandolo morire tra atroci sofferenze.

Il suo nome era Carpanese Antonio, nato a Lendinara (RO) il 17/11/1919. Altri saranno schiacciati in un cortile da un autocarro, altri fucilati nell´orto accanto alla lavanderia, altri fucilati a Larizzate e altri ancora, infine, portati con due autocarri e una corriera (quindi in numero rilevante) al ponte di Greggio sul canale Cavour e qui, a quattro a quattro, uccisi e gettati nel canale. Per gli eroici autori di simili nefandezze medaglie ed onorificenze, per chi le ha subite il nulla e, quel che è più grave, il silenzio e l´oscurantismo. Ma si sa che “tinta del sangue dei vinti ogni spada è innocente”.

Francesco Foti

Presidente della Segreteria nazionale del Movimento L’Altra Italia


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