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Autobiografia di un centenario

Puglia

ACQUAVIVA DELLE FONTI – Dei centenari, di quei vecchietti che ci stupiscono sempre più frequentemente per essersi spinti oltre le colonne d’Ercole del secolo, si parla sempre molto nei tg e sui giornali, e i social vanno matti per questi super anziani che ci danno incoraggianti prospettive sul resto dei nostri giorni.

Ma delle loro prolungate esistenze, al di là della durata, si sa solo quel che ci rivelano a volte figli e nipoti, “eh, il nonno potrebbe scrivere un libro, per tutto quello che ci ha raccontato!”.

Ad Acquaviva delle Fonti c’è chi lo ha fatto veramente: Giuseppe Cassano, classe 1912, prima di lasciarci nel 2017 ci ha lasciato una sorta di memoriale nel quale ha annotato gli episodi più salienti dei suoi centocinque anni.

E dire che quel romanzo così lungo non sarebbe dovuto arrivare nemmeno alla prima pagina: a pochi giorni dalla nascita, Giuseppe rischiò di morire, come spesso succedeva all’inizio del Novecento. Ma la sua tempra e la sua intelligenza lo hanno portato a sopravvivere al rischio di altre fini precoci, a cominciare dalla guerra. Ed ecco “I miei primi cento anni”, il curioso romanzo di un uomo comune edito dalla piccola e artigianale casa editrice “Acquaviva”, fondata dal poeta Giuseppe D’Ambrosio Angelillo, amico di Alda Merini e di altri poeti e intellettuali. Dopo la scomparsa di Angelillo, la “Acquaviva”, che a Milano non mancava in nessuna delle più importanti librerie, è stata riportata in vita da Vittorio Dinielli, Roberto Tritto e gli altri dell’associazione “L’incontro Onlus”, con il sostegno partecipe dell’amministrazione comunale.

La sua storia è una sorta di “romanzo di formazione” alla paesana, ci parla di un pugliese nato da una famiglia umile che viene proiettato dal suo mondo contadino a Napoli, Roma, Firenze, il Dodecaneso, attraversando il Novecento con un padre spirituale come Antonio Lucarelli, storico del brigantaggio e del Sud ferito. Spinto anche da lui, si laurea in geografia e si dà alla politica, socialista, per quel po’ che basta per allontanarsene. Richiudendosi, dopo una vita semiavventuruosa, nel caldo del privato familiare per più di cinquant’anni, fino a quando, superata la soglia dei cento, ritorna a essere un personaggio pubblico nella sua cittadina, partecipando a incontri, scrivendo libri e riportando a tutti brandelli di un mondo antico, quando l’acqua si beveva dal pozzo e in paese gli anziani parlavano ancora con trasalimento della rivoluzione del 1799.

Una vita vissuta come si legge il libro: tutta d’un fiato.
 

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