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C’era una volta la politica

Politica

Di Antonio Peragine

C’era una volta la politica, quella di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti: due personalità in contrapposizione, con idee diametralmente opposte, ma protagonisti veri della società pubblica che hanno lottato per perseguire il bene comune. Oggi (e da tempo), invece, assistiamo a vicende che hanno reso la politica solo un’opportunità di guadagno e successo personale e un posto fisso da tutelare gelosamente, costi quel che costi. Un insieme di misfatti che hanno causato nel cittadino una sfiducia che pare irreversibile nei confronti della politica in quanto concetto.

La confusione e l’incertezza politica attuale riaccendono una certa nostalgia verso i vecchi partiti della Prima Repubblica. In testa ai pensieri che l’opposizione in una democrazia compiuta, è potere. Il Partito Comunista Italiano, la Democrazia Cristiana e a seguire tutto il resto, soprattutto tra le generazioni più anziane, sono fatti del passato. Erano invece i punti cardinali in cui poggiare, in un modo o nell’altro, l’ideologia cui si apparteneva. La nostalgia tocca i ricordi degli uomini politici di un tempo nobili e onorati, ora distinti tra onesti o disonesti, mafiosi o anti-mafiosi, e o incapaci.

L’ideologia è tramontata insieme ai partiti. Centro, Destra o Sinistra non significano più niente. Fascismo e Comunismo sono il passato offuscato, dove ogni uomo si nasconde. Oggi siamo nel varco del trasformismo e si riferisce ad alcuni partiti che diventano movimenti per cambiare schema solo apparentemente come ha fatto anni fa il Pd e ora il M5Stelle, o peggio la Lega, che cancella la parola “Nord”.

Tutti, sul palcoscenico politico di oggi, non si dichiarano né di destra né di sinistra e vogliono continuamente riformare il lavoro come se fosse la panacea.

In realtà il problema non comincia dal lavoro ma dal vuoto di capacità dirigenziale di cui oggi soffriamo.

Il Centro oggi è un elemento politico spugnoso che s’inzuppa di antichi valori che tendono ad invadere ogni spazio di discussione politica.

I processi storici possono essere letti da molteplici punti di vista ma quest’aspetto della crisi ideologica ha una valenza politica diretta, perché appare sempre più evidente che questo sistema falso e pernicioso si è cacciato in un vicolo cieco e che la via d’uscita rischia di essere traumatica per tutta la collettività, rimanendo senza identità.

Oggi lo spazio della politica è dominato dai partiti personali, dalle liste civiche formate da gruppi di potere, il tutto camuffato sotto mentite spoglie per gli interessi di gruppo o di lobby e non per fare politica. La prova nei conflitti d’interessi, in cui chi controlla la comunicazione, le industrie, o i mercati nei rispettivi livelli, diventa capo del governo, ministro, presidente della Regione, sindaco.

L’ideologia delle classi dominanti è oggi lo strumento più pervasivo che è utilizzato per dare stabilità politica a un sistema che comincia a mostrare i suoi limiti.

Nel gruppo dei nostalgici, un posto di primo piano è tenuto dai pensionati, di ogni etnia e religione. A ragion veduta, sono diventati il bancomat dei governi, senza tanti giri di parole sono spremuti al bisogno per far pagare promesse che non si potevano e non dovevano essere messi in campo durante le campagne elettorali. Il paradosso è rappresentato dalla nostalgia verso il destino del passato a causa della politica, modificando forzatamente il passo verso l’economia per incassare voti, lasciando ai posteri il peso dell’indefinito debito pubblico.

Bisognerebbe nell’andare a votare scegliere personalità nuove, prive di interessi personali e, magari, non storicamente legate alle poltrone.

Insomma, l’unica salvezza della politica sta nel rinnovamento della forza politica. Non c’è altra strada che questa.

L’unica salvezza per il paese sarebbe quella di una classe politica al servizio degli italiani e non viceversa .

Antonio Peragine

Direttore www.corrierenazionale.net


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