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Corleone tra i “centri egemoni” della rotta Africa-Europa

Ambiente & Salute

Corleone il “centro egemone” della via di collegamento che diventò poi la famosa via Aureliana nel periodo romano, inserita nella linea commerciale europea più importante che collegava il nord Africa al nord Europa, attraverso la mediazione, oltre che della Sicilia, della Sardegna e della Corsica. Lo sottolinea Archeoclub, impegnata in una campagna di scavi che hanno evidenziato anche l’importanza della cinta muraria interna ed esterna ed alcune tombe della necropoli e dell’imponente castello medievale posto in un’altura ove si domina il territorio fino al mare. La prima antropizzazione dell’area risale al neolitico fino alla prima grande urbanizzazione dell’area avvenuta nel VI secolo a.C.

La città venne distrutta durante l’incursione Cartaginese della fine del IV secolo a.C. per poi subire una riutilizzazione bizantina intorno al IV-V secolo d.C. Il castello medievale sicuramente edificato prima dell’avvento di Federico II presenta tracce di frequentazione fino al XIV secolo d.C”. Spiega Angelo Vintaloro, presidente dell’Archeoclub di Corleone: “Questa particolare area dell’entroterra siciliano ha subito le influenze antropiche provenienti da tutta l’area del Mediterraneo ed è stata caratterizzata dall’influenza dell’importante asse viario che collegava le due coste nord-sud della Sicilia.

La via di collegamento, che diventò poi la famosa via Aureliana nel periodo romano, era altresì inserita nella linea commerciale europea più importante che collegava il nord Africa al nord Europa”. Il “centro egemone” era sicuramente quello ubicato su Montagna Vecchia, imponente costone roccioso sud dall’abitato di Corleone. L’abitato si estendeva per circa 90 ettari all’interno della cinta muraria e presenta caratteristiche riconducibili a popolazioni autoctone, elime e grecizzanti. La sede di Archeoclub è attiva anche nell’opera di valorizzazione del Museo Civico di Corleone, nato nel 1991. Quell’anno, il Comune di Corleone acquistava dalla famiglia Provenzano l’immobile sito in via Orfanotrofio, nel centro storico cittadino. L’edificio risale alla metà del XIX secolo e presenta i caratteri architettonici di un’edilizia alto-borghese sette-ottocentesca tipica del’’epoca.

Gli ambienti interni sono tutti con volta a cuscino decorati con stucchi e dipinti e pavimenti in maiolica. E ci sono reperti davvero importanti, interessanti come la Pietra Miliare: riporta l’epigrafe del Console Romano Aurelio Cotta il quale era console in Sicilia nel 252 a.C. Riporta altresì nella parte bassa il 57 che stava ad indicare la distanza tra il luogo di ritrovamento e Agrigento, sulla strada consolare che collegava la città a Palermo.

È tra le iscrizioni latine più antiche conosciute al mondo. Poi c’è Kylix e Giavellotto: risale al IV secolo a.C. ed è stata ritrovata nella tomba di Montagna Vecchia. Raffigura un atleta davanti un altare con il giavellotto in mano a testimonianza che l’inumato aveva partecipato alle antiche Olimpiadi in Grecia.

Ma anche il flauto in osso: inquadrabile alla fine dell’età del bronzo intorno al XIII secolo a.C. ed è stato definito dagli esperti lo strumento musicale a fiato più antico dEuropa. “Puntiamo alla valorizzazione costante del territorio italiano – commenta Rosario Santanastasio, presidente nazionale di Archeoclub d’Italia – e lo stiamo facendo profondendo il massimo sforzo, mettendo in campo nostre competenze”.


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