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Essenziali ragioni di libertà

Politica

Gentile Direttore, recentemente Lei ha fatto chiaro riferimento al “pensiero unico”. Questa definizione mi fa un po’ spavento. Mi può dire se è una cosa che già esisteva o se sta prendendo corpo adesso nella nostra Società contemporanea?                                                                                                                     Non firmato

Secondo la mia opinione, gli attuali mutamenti sociali avvengono senza la nostra partecipazione. Quella del Popolo sovrano.

Ovvero, sono determinati da ciò che io definisco con l’appellativo di “Sociologismo indotto”.  

E non è una questione di destra e/o di sinistra politica

La cosa più grave, è che, quei mutamenti, ce li somministrano come se fossero una nostra necessità.

Ed è così che l’uomo moderno, viene incanalato verso il cosiddetto “pensiero unico”.

No, non è una “cosa” che già esisteva nel nostro Paese, quantomeno in questa forma

No, ci sono dinamiche strutturali, che si stanno consolidando negli ultimi tempi.

L’informatica, giusto per fare un esempio su tutti, ha un ruolo fondamentale in questa trasformazione sociale.

Naturalmente, in danno della libertà individuale del cittadino e del suo libero arbitrio.

Ripeterò fino al parossismo che, per rendersene conto, sarà sufficiente elevarsi intellettualmente ricordando come, nel 1977, l’On. Aldo Moro, uno dei più grandi Statisti di tutti i tempi, ebbe a dichiarare ciò che, oggi, appare in chiara antitesi con il pensiero unico imperante.

Affermazioni, quelle del grande Statista pugliese, che, a quell’epoca, furono riprese anche dalle cronache  del quotidiano “Il Giorno”.

Così si espresse in quell’occasione l’On. Aldo Moro:                                                                                                                             

“….Non è importante che gli uomini pensino le stesse cose, che immaginino e sperino lo stesso identico destino, ma è invece straordinariamente importante che […] tutti abbiano il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile, nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro, nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo”.

L’On. Aldo Moro, in una precedente assemblea della Democrazia Cristiana, tenuta a Sorrento nel 1965, enunciò un altro messaggio “ecumenico” di riconoscimento “dell’altro”, dell’altrui diritto a pensare diversamente.

Già nel 1964 al Congresso Nazionale di Roma della DC, l’On Aldo Moro aveva affermato:…

…..”fra i compiti che noi abbiamo, noi partiti, noi partiti democratici soprattutto, è la difesa della Libertà….la dialettica cittadino-Stato è ineliminabile», chiosava solennemente l’On. Aldo Moro”.

L’On. Aldo Moro, in quella circostanza di Roma, affermò testualmente con forza:….”noi partiti, noi partiti democratici soprattutto….”.

Ecco, si, proprio quei Partiti che furono spazzati via dalla “tempesta perfetta” che si determinò fisiologicamente qualche anno dopo, più precisamente nel 1992, Partiti che non furono più capaci di rinnovarsi scrollandosi di dosso quel degrado che, negli anni 70 e 80, aveva pervaso la nostra Nazione.

Partiti che avrebbero dovuto essere, in futuro, il primo presidio di Democrazia, di Libertà e portatori sani delle istanze dei cittadini.

E sempre a proposito del pensiero unico (imposto dagli uomini di Potere in maniera trasversale) che soffoca il libero arbitrio intellettuale del singolo individuo (concesso da Dio e giammai dagli uomini!), desidero citare un Aforisma attribuito a Voltaire, Filosofo francese, in chiara ed esplicita antitesi con chi tenti di togliere la parola a chi non sia in linea con il pensiero unico:

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo».

Per favore, restituiamo immediatamente la voce al Popolo Sovrano, prima che sia troppo tardi (sempre che non sia già troppo tardi!).

Personalmente, penso che l’elettore, prima delle elezioni, dovrebbe avere l’opportunità di scegliere la migliore proposta politica possibile e dovrebbe autorizzare il politico di turno a metterla in atto, attraverso il suo voto di consenso che risulti, infine, unitamente agli altri voti, maggioranza nel paese.

Senza alchimie di rimpasti governativi, che durano oramai continuativamente da tempo immemorabile, lontani dalla volontà della maggioranza popolare espressa.

Nulla ci impedisce di aprire questi nostri inutili occhi chiusi, che preferiscono non vedere ciò che sta accadendo da oltre 30 anni intorno a noi.

Nulla ci può essere imposto.

Prima che sia troppo tardi.

Sempre che non sia già troppo tardi.

Roberto Chiavarini                                                                                                    Opinionista di Arte e Politica       


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