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Effetto Draghi: la metamorfosi di una Repubblica

Arte, Cultura & Società

Leggendo l’ultimo libro di Paolo Armaroli, si scopre che la metamorfosi determinata alla nostra Repubblica dall’effetto Draghi altro non è che il rispetto di Sua Maestà la Costituzione.

Il passaggio dal governo Conte 2 al governo Draghi non è stato e non sarà un semplice avvicendamento come è avvenuto con gli altri 64 governi che si sono succeduti nelle varie legislature dalla proclamazione della Repubblica (e tralasciando i nove governi precedenti dell’ordinamento provvisorio iniziatosi con il 25 luglio 1943). L’avvento di Draghi è qualcosa di più, ovvero la metamorfosi di una Repubblica. A sostenerlo è il prof. Paolo Armaroli in un libro appena uscito dal titolo emblematico “Effetto Draghi – La metamorfosi di una Repubblica”, Edizioni La Vela di Lucca. Armaroli, docente di Diritto Pubblico comparato, di Diritto parlamentare e di Storia delle Costituzioni, è diventato, ormai, un crocevia obbligato per chiunque, nel tempo presente o anche in futuro, volesse imboccare i sentieri impervi che conducano alla comprensione degli eventi che movimentano questa incerta e travagliata diciottesima Legislatura della nostra Repubblica. “Effetto Draghi”, infatti, segue di appena cinque mesi un altro libro che Armaroli aveva dedicato alle due principali cariche dello Stato: “Conte e Mattarella. Sul palcoscenico e dietro le quinte del Quirinale”. Uno dei due protagonisti, nel frattempo, è stato sostituito, ma non per questo è scomparso dalle riflessioni che il professore continua a dedicare alle Istituzioni ed agli inquilini che hanno sede al Quirinale ed a Palazzo Chigi. Perché Conte è pur sempre il punto di partenza, e quindi di riferimento, per misurare le metamorfosi apportate da Draghi. Che non sono solo politiche, sono anche e soprattutto psicologiche e caratteriali. Conte aduso a tacere parlando, perché, come scrive l’autore, parla, parla, parla ma tutto poi scivola sull’acqua. A differenza di Draghi (e anche di Mattarella) che invece è aduso a parlare tacendo, cioè con i fatti. E non possono certo essere le parole ad incantare Armaroli che è non soltanto un esperto di diritto pubblico, costituzionale e parlamentare. Ha vissuto per una legislatura, alla Camera dei deputati, le sottigliezze, gli inganni e le trame del potere e, in aggiunta, le segue da vicino come commentatore su alcune delle maggiori testate giornalistiche da almeno quaranta anni. Armaroli non è soltanto un profondo conoscitore della nostra Costituzione. Di più: ne è follemente innamorato. Tanto che leggendo questa sua ultima “fatica”, che in realtà lo ha piuttosto divertito come si capisce dallo stile scoppiettante, quasi sempre sul filo dell’ironia, si scopre che la metamorfosi determinata alla nostra Repubblica dall’effetto Draghi altro non è che il rispetto di Sua Maestà la Costituzione. Perché “quando il sistema dei partiti gira a vuoto e la macchina dello Stato si inceppa, occorre l’olio del Quirinale per rimettere in moto le Istituzioni. E’ quanto, per l’appunto, ha fatto Mattarella quando il 2 febbraio ha rivolto “un appello ai partiti perché conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo che non si identifichi con alcuna formula politica”. Dunque, il presidente della Repubblica in una situazione grave e difficile, “dilata al massimo la sua fisarmonica e scende in campo con la maglia azzurra della Nazionale. Infatti, come sostiene un altro costituzionalista, Carlo Esposito, “nello stato di crisi il Quirinale si erge a supremo reggitore dello Stato”. Anche i poteri del presidente del consiglio che Draghi sembra avere dilatato rispetto ai partiti, in realtà rispettano e rispecchiano quanto previsto all’art. 95 della nostra Carta perché l’inquilino di Palazzo Chigi “dirige la politica generale del governo e ne è responsabile”. Nasce così – conclude Armaroli – un esecutivo bicefalo, dei due presidenti. Come nella Francia della Quinta Repubblica”. E con questa ultima annotazione, mi permetto di commentare, il mio amico Paolo Armaroli, per una volta, si prende un po’ di libertà dal suo tradizionale rigore scientifico per abbandonarsi ai sogni. Per concludere: un libro agile e divertente scritto a tamburo battente ma che rappresenta anche un utile ripasso di nozioni di diritto costituzionale: efficace perché divertente. Notevole anche la prefazione del prof. Enzo Cheli, Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale. E utile l’appendice di 28 articoli scritti negli ultimi sei mesi dall’autore per svariate testate giornalistiche.

Nicola Cariglia


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