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La Pasqua della Divina Commedia

Arte, Cultura & Società

Beatrice è colei che trasforma la mente di Dante in un Paradiso (imparadisa la mia mente) capace di accogliere tutta la bellezza dell’Universo. Nel XXX canto della terza cantica (mirabile come sempre la simmetria testuale) Beatrice lascerà il posto alla terza e ultima guida di Dante, S. Bernardo, il quale pronuncia la santa orazione alla Vergine che apre l’ultimo canto del poema sacro.

La resurrezione poetica di Beatrice nel canto XXX della seconda cantica rappresenta la Pasqua della Commedia.

Nel Novecento, un grande poeta italiano ha legato la sua opera a questo segmento testuale, Giorgio Caproni, il quale prenderà in prestito le parole che Beatrice rivolge a Dante («pon giù il seme del piangere e ascolta») per dare un titolo alla sua raccolta lirica dedicata ad Annina, la madre-fidanzata ritrovata dopo un folle volo, un viaggio nel tempo verso un luogo addirittura di antenascita.

Nel seme del piangere, Caproni riorchestra armoniche dantesche e stilnovistiche e accompagna poeticamente questa ragazza, che un giorno diventerà sua madre, per le vie di Livorno, fiorite di occhi che mirano incantati il suo passare. In questo modo, gli archetipi lirici duecenteschi rinascono a vita nova.

La gente se l’additava
vedendola, e se si voltava
anche lei a salutare,
il petto le si gonfiava
timido, e le si  riabbassava,
quieto nel suo tumultuare
come il sospiro del mare.
Quando questo viaggio nella memoria finisce,

la ferita di vivere torna a bruciare:Annina è nella tomba

Annina ormai è un ombra.

E chi potrà più appoggiare

l’orecchi al suo petto e ascoltare

come una volta il cuore

timido, tumultuare?

Evelyn Zappimbulso 

 

 

 

 

 


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