fbpx

La memoria dell’acqua

Arte, Cultura & Società

Intervista, di Fedele Eugenio Boffoli, a Tommaso Bianchi

Tommaso Bianchi, scrittore, giornalista pubblicista, insegnante di yoga, animatore culturale e del dialogo ecumenico e interreligioso a Trieste, ha curato l’antologia “La memoria dell’acqua”, realizzata con testi di poesia e prosa di più autori giuliani, diffusa sul Web in occasione de “La Giornata Mondiale dell’Acqua”. Come nasce il progetto?

Il progetto nasce da una confluenza di due premesse: da un lato la “scoperta”, confesso un po’ tardiva, che le Nazioni Unite, a seguito della Conferenza sull’ambiente di Rio de Janeiro del 1992, hanno istituto la “Giornata Mondiale dell’Acqua”, che da allora si celebra ogni 22 marzo con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche connesse alla disponibilità mondiale di acqua potabile; dall’altro lato la mia consapevolezza ormai pluridecennale – derivante da una “chiamata”, da un’“investitura” – che l’acqua è un elemento che va amministrato, prendendosi carico, a livello internazionale, del bisogno d’acqua che interessa particolari aree del pianeta. Consapevolezza che ha portato all’abbozzo del progetto di un Centro, un Authority, che amministri risorse finanziarie raccolte tra gli stati, al fine di promuovere iniziative locali concrete di miglioramento dell’accesso a questa importante risorsa, e che si inserisce nel movimento che promuove l’idea di un’acqua, sempre pubblica e mai privatizzata, l’accesso alla quale rimanga uno dei diritti fondamentali dell’uomo. Queste premesse, che potremmo definire “politiche”, si sono innestate in un background poetico-culturale, che mi ha già visto autore di un raccolto di haiku intitolato proprio “Suono d’acqua”, citando un noto verso del maestro giapponese Matsuo Bashō (pubblicato nel 1999) e che mi ha portato a frequentare il gruppo di scrittori che poi hanno contribuito alla realizzazione dell’antologia.

Li voglio ricordare personalmente e ringraziare perché senza la loro entusiastica adesione neppure questo piccolo progetto, questo omaggio alla “madre della vita” sarebbe stato possibile. Alessandra Scarino, Gabriella Zagolin, Graziella Atzori, Cinzia Platania, Nadia Semeja, tu che mi intervisti, Maria Teresa Atzori, Alberto Luchitta siete gli autori che hanno permesso di rendere l’acqua protagonista di questa antologia, analizzandone differenti aspetti – concreti, psicologici e spirituali – e arricchendo di senso la celebrazione di questa Giornata. L’abbiamo fatto con le tre diverse forme di scrittura rappresentate dal saggio/meditazione, dal racconto e dal pezzo poetico. Alessandra Scarino, nel suo saggio, ha parlato del significato e delle immagini dell’acqua nella Divina Commedia di Dante, contribuendo a ricordare per così dire di striscio anche un’importante ricorrenza, quella dei 700 anni dalla morte del sommo poeta. Gabriella Zagolin ha meditato sugli usi dell’acqua, invitando la nostra attenzione a focalizzarsi su particolari della vita quotidiana in cui è l’acqua la protagonista, che tendiamo a dare per scontati.

Graziella Atzori ci ha offerto una delle sue preziose fiabe, in cui ha drammatizzato le meraviglie estetiche che spesso ci offre questo importante elemento. Nello specifico si trattava della Cascata delle Marmore. Cinzia Platania ha ambientato sull’acqua la particolare “conversione” di un uomo arido e arrivista che si trasforma in un essere umano dotato di cuore e compassione. Nadia Semeja ha reso giustizia ad un’esperienza, quella di andare al mare d’estate, che i Triestini, popolo rivierasco, tendono a dare per scontata, mettendone in luce tutta l’importanza. Tu, in “L’oro del Timavo”, ci hai ricordato che in passato all’acqua era riconosciuta una valenza sacra e quindi entrava a buon diritto in narrazioni mitologiche. E poi ci sono le 14 poesie in cui ritornano i nomi di Graziella Atzori, Nadia Semeja e Gabriella Zagolin, accanto al più importante contributo in termini quantitativi di Maria Teresa Atzori e a quello di Alberto Luchitta che ci ricorda come la poesia possa essere anche epitaffio.

L’acqua, quale elemento di purificazione e rinascita, legato dall’antichità a significativi miti e riti, religiosi e pagani, sempre centrali per la vita dell’umanità…

Ne accenno nella prefazione. L’acqua, oltre che “humile”, san Francesco la definisce “pretiosa et casta”. Casta sta ad indicare le sue potenzialità di purificare l’anima. Il battesimo, il primo dei sacramenti cristiani, quello che in sostanza ci pulisce e divinizza, viene effettuato tramite immersione o aspersione con l’acqua. Ma i riti che riconoscono una valenza spirituale all’acqua non sono soltanto cristiani. Dell’Islam sono note le abluzioni rituali da compiersi prima della preghiera; nello shintoismo vi sono diverse purificazioni da compiersi tramite l’acqua; dell’induismo è nota la pratica di purificazione che si effettua principalmente nel fiume sacro, il Gange cui persino i morti sono affidati; la formazione classica ci ricorda l’importanza delle fonti sacre nelle religioni dei Greci e dei Latini… La stessa immagine che abbiamo scelto per la copertina della nostra antologia – una tua fotografia – riproduce le Risorgive del Timavo, il punto cioè in cui il fiume Timavo, che dà da bere e da lavarsi a tutta la Provincia di Trieste, riemerge alla luce del sole dopo un lungo percorso sotterraneo. Tu stesso nel tuo racconto ne spieghi il valore simbolico, mistico e sacrale.

Nell’acqua: risonanza e memoria delle cose, come ben insegnano i recenti studi dello scienziato Masaru Emoto…

Sì, il titolo scelto per l’antologia intendeva riunire due significati: da un lato l’importanza di ricordarsi coscientemente di un elemento sulla cui indispensabilità, nelle nostre frettolose vite quotidiane, spesso passiamo sopra; dall’altro ammiccavamo a Masaru Emoto ed ai suoi studi, inizialmente osteggiati, ma via via sempre più apprezzati anche in ambito scientifico. Il nostro antropocentrismo ci fa credere di essere le uniche creature pensanti e quindi capaci di ricordare, non ospiti ma padroni di un ambiente di cui possiamo fare ciò che vogliamo. Sapere che l’acqua ha una memoria, registra gli eventi che le accadono intorno e magari persino soffre ci mette in crisi. Ma a ben guardare – se vogliamo essere coscienti e obiettivi e accettare quanto ci dicono veggenti e poeti – dobbiamo riconoscere che anche la terra, l’aria, forse persino il fuoco e sicuramente l’etere sono capaci di ricordare, di registrare eventi e sensazioni. Non parliamo poi di piante e animali.

L’universo è ricco di acqua, l’Uomo e la Terra ne sono composti in gran parte…

Nell’Hatha Yoga, assumono un’importanza particolare il sole e la luna, associati da alcuni allo yang e allo yin della tradizione cinese. Si tratta dei due principi dall’incontro dei quali scaturisce e si sviluppa la vita stessa e che continuano ad operare, microcosmicamente, nel corpo (e nell’anima) di ciascuno per tutta la vita. Uno degli scopi della pratica yogica è quello di armonizzarli e farli agire in sintonia, anziché in contrasto. Per quanto riguarda il sole, la sua influenza macrocosmica è evidente: senza il sole moriremmo nell’immediato. Per quanto riguarda la luna, la sua influenza è meno percettibile. Tuttavia, la vediamo macroscopicamente nel movimento delle maree (tra l’altro sfruttabili per la produzione di energia pulita). Tradizionalmente, infatti, si attribuisce alla forza gravitazionale della luna la salita e la discesa delle acque marine dalla riva. Le acque del mare coprono il 70% della superficie della terra. Nella donna e nell’uomo, la percentuale d’acqua è un po’ minore, il 50-60%, ma sicuramente altrettanto importante e probabilmente viene influenzata anch’essa dalle fasi lunari. Queste percentuali, unite al fatto che la ricerca dell’acqua sugli altri pianeti è uno dei principali scopi delle esplorazioni dello spazio, ci ricordano quanto sia indispensabile l’acqua alla vita. Senza mari e senza acqua nel corpo, così come senza sole, spariremmo all’istante.

L’acqua e il fuoco (…mercurio e zolfo), i due elementi alla base dell’alchimia, la loro “danza”, come anche spiegato dalla filosofia taoista (Yin – Yang), sostiene e trasforma ogni divenire universale…

Certo, non è necessario andare in Estremo Oriente per trovare la danza dei principi. La “nostra” tradizione alchemica è ricca in questo senso. Bisogna tuttavia dire che influenze reciproche ce ne sono state anche in passato. Il mercurio è un elemento che ho ricordato in un mio haiku: «Davvero ricco / il pesce del Giappone / d’aspro Mercurio». Lì prendevo un fatto di cronaca, rappresentato dalla constatazione dell’inquinamento da mercurio dei mari del Giappone, e alchemicamente lo trasformavo nell’evento positivo del poeta occidentale che trova ricca fonte di ispirazione nella cultura giapponese. Sì, perché l’alchimia procedeva su due rotaie parallele: quella della combinazione degli elementi fisici e quella della conseguente trasformazione della psiche dell’alchimista stesso, entrambe tese alla produzione dell’oro (materiale) filosofico (psichico). Il mercurio rappresentava l’elemento idrico e volatile che doveva essere unito all’igneo zolfo. Ancora oggi si dice “una persona mercuriale” a indicare una personalità tesa alla ricerca e capace di estrarre saggezza da ogni esperienza. Oggi la prima parte dell’alchimia si è trasformata in chimica, con tutte le conseguenze negative del caso. La seconda è invece appannaggio di molti cercatori spirituali diffusi in tutto il mondo. Noi, con il nostro progetto, vorremmo percorrere ancora una volta entrambe le rotaie in modo concorde, occuparci cioè delle esigenze concrete relative all’accesso per tutti all’acqua pulita, con un occhio sempre attento ai suoi significati spirituali, alla sua sacralità. L’antologia rappresenta un passo in questo secondo ambito.

L’equa distribuzione dell’acqua è una delle più immediate esigenze della Terra, pensa si potrà realizzare a breve?

Oggi siamo abituati ad avere tutto con un clic. Persino la sapienza. Testi, che un tempo bisognava fare lunghissimi viaggi per trovare e studiare, sono a immediata disposizione in rete. Di questo non ci lamentiamo. Tuttavia, ci sono delle dissonanze. Leggevo di recente un articolo in cui l’autore si lamentava del fatto che basta un batter d’occhio per rifornire un intero paese di slot machines, ma che ci sono ancora interi paesi dove si muore di fame. Quindi la risposta alla tua domanda è sì, sempre che ce ne sia la buona volontà.

Come pensa di portare avanti questo prioritario tema, di enorme sensibilità, per il Pianeta Terra?

Il mio progetto – e dico mio perché non ne addosso la responsabilità agli altri autori dell’antologia che non ne sono a parte – prevede la costituzione di un Centro che, con termine mutuato ancora una volta dal Giappone, ho battezzato Mizu no Miya. Significa Tempio o Palazzo dell’Acqua (Mizu), laddove il termine Tempio o Palazzo indicano anche la divinità o il principe che lo abitano, in questo caso l’Acqua stessa intesa nelle sue valenze più sacre. Il Centro, nelle intenzioni, ha il compito di raccogliere fondi dagli stati, in una misura percentuale al loro consumo d’acqua. I fondi verranno poi utilizzati per bonificare l’acqua nelle zone in cui è inquinata e portarla dove non c’è proprio. È una politica alla Robin Hood, che prende ai ricchi (d’acqua) per dare ai poveri. Il Centro ha anche una funzione di indirizzo per quanto riguarda la gestione dell’acqua nelle sue varie forme. In attesa dei fondi, che possono o non possono arrivare, è su quest’ultimo aspetto che concentreremo i nostri sforzi. Come anche da un tuo suggerimento, nell’antologia che abbiamo programmato per il prossimo anno, troveranno spazio interventi più tecnici. Cercheremo cioè di coinvolgere esperti nel settore della gestione delle acque che ci consentano di approfondire quali sono le problematiche attuali ad essa connesse. Senza però abbandonare la dimensione maggiormente umanistica dell’argomento.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE