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Prima gli anziani? Prima un tubo!

Politica

Fino a poco fa, nessuno si scandalizzava per gli anziani non vaccinati. Anzi, si sosteneva la precedenza per le categorie produttive e i giovani studenti. Gli esempi di Walter Veltroni, sul Corriere della Sera e del filosofo Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica.

Sempre da loro bisogna partire per comprendere qualcosa dei pasticci del sistema Italia. Dalle vergini dai candidi manti, che sanno eludere le responsabilità fingendo di non avere visto quando sarebbe stato possibile porre rimedio. Nessuno aveva notato che in Italia gli anziani erano finiti in coda nelle priorità? Ma la smettano di prenderci per i fondelli! Ci sono i giornali di nemmeno un mese fa, che ci raccontano la verità. Quegli stessi che oggi cercano i colpevoli, intanto riportavano, in data 8 marzo, la notizia del via libera per gli over 65 al vaccino AstraZeneca. Dunque, per rinfrescare la memoria, il vaccino del quale avevamo acquistato il numero maggiore di dosi, non poteva, fino a quel momento, essere somministrato agli anziani. Ma non  è questo il punto. Il punto vero è che negli stessi giorni, giornali e talk show televisivi davano fiato a tutto spiano a chi sosteneva che dovevamo dare la precedenza ai giovani. Si leggevano titoli di questo tenore: “Vaccini: prima ai giovani o agli anziani, il dilemma che divide la scienza”. Ovvia la risposta, si direbbe. Il covid, si sa, uccide quasi soltanto i vecchi. Ergo, è da lì che si deve cominciare! E, invece, è qui che casca l’asino. Anzi, i tantissimi asini scorderelli che hanno preso a ragliare, spargendo solo oggi il loro sdegno.

Un paio di esempi soltanto, per non affliggervi: il filosofo Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica, ripeteva chiaro e tondo che “Bisogna decidere se si vogliono salvare più vite o più anni di vita. Meglio dare la dose ad un ragazzo che a un settantenne come me”. Ma più di tutti merita di essere ricordato il campione dei buoni di tutto il mondo, Walter Veltroni. Il quale, dall’altissima tribuna del Corriere della Sera superava se stesso con il suo appello strappalacrime. Lacrime da versare a favore di telecamera, si. Ma soprattutto a favore dei nostri ragazzi che, notoriamente sono preferibili ai vecchi se si vuole muovere la gente alla commozione: “Credo fermamente che qualsiasi genitore o nonno converrebbe con la necessità, una volta messi in salvaguardia i più fragili, di proteggere i più giovani”. (Ora un segnale: vacciniamo i giovani”, Walter Veltroni, Corriere della Sera, 5 Marzo 2021).

Il bello, o il brutto, è che tutto il ragionamento di Veltroni parte da una premessa: che a quella data, 5 marzo 2021, già “si sono vaccinati il personale sanitario e gli ultraottantenni”. Tanta era l’attenzione per i vecchi, nemmeno un mese fa, che tranquillamente si scriveva sul più importante giornale nazionale che la vaccinazione degli ultraottantenni era già avvenuta, quando ancora non era nemmeno cominciata, salvo che nelle RSA. Sul modestissimo Pensalibero si poteva leggere tutte le settimane di questo imperdonabile errore, con le attenuanti del caso: mancanza dei vaccini e ritardo nella organizzazione.  Ma tutta la “grande” stampa dovrebbe fare autocritica invece di spacciarsi come corifea del motto “old people first”, prima gli anziani e i vecchi. First un tubo, perché in nome di una società che deve continuare a girare e produrre, ai vecchi dovevano passare avanti insegnanti, onorevoli (si, ho scritto ed avete letto bene), studenti, commessi, autisti, bottegai, ristoratori, ognuno con una buona ragione se non altro per togliere loro la capacità di infettare gli anziani venendone a contatto.

Per le tante vergini dai candidi manti, lo scivolone sugli avvocati del presidente della Toscana Giani è la manna caduta dal cielo: un magnete capace di attirare la direzione dei colpi. I ritardi nel dichiarare le zone rosse? I cedimenti alle categorie che comprensibilmente si oppongono alle chiusure? Il Governo precedente che non volle prendere sulle spalle tutto il peso di gestire la pandemia, lasciandola nelle mani e alle improvvisazioni di venti Regioni venti? Tutto sulle spalle di Giani, nemmeno fosse stato il sindaco di Wuhan. La Toscana è stata la prima Regione ad avere vaccinato tutti i ricoverati nelle RSA e occupa le posizioni di testa per i vaccini al personale sanitario pubblico e privato e nel rapporto fra vaccini pervenuti e vaccini inoculati. Ma il suo presidente, Giani, è perfetto come vittima sacrificale. Non è nelle grazie del grande circo dell’informazione e dei talk show: troppo signore per arruffianarsi. E’ presenzialista, ma dei luoghi e degli eventi frequentati dalla gente. Non è l’untore degli anziani, ma ha un difetto che lo rende ancora più vulnerabile. E’ socialista e lo hanno candidato alla Presidenza della Regione solo perché altrimenti la Toscana finiva alla destra. Perciò, più degli attacchi della destra, nemmeno eccessivi, deve guardarsi da quelli obliqui dei suoi “compagni”, dei quali non è dato leggere una presa di posizione a sua difesa.

Nicola Cariglia


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