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La Germania apre a Sputnik, Merkel esautora i Laender

Estero

Berlino ha avviato ufficialmente i contatti con i produttori del siero russo, mentre la campagna vaccinale tedesca prosegue a rilento

 

© AFP – Angela Merkel e Vladimir Putin

Sputnik atterrerà in Germania: la speciale task force del governo tedesco avrebbe già mosso i primi passi, dicendosi pronta ad avviare colloqui diretti con i produttori del vaccino russo, ossia il centro nazionale di ricerca epidemiologico Gamaleya e l’Istituto di ricerca di microbiologia del ministero della Difesa di Mosca.

Un approccio bilaterale

Mentre crescono le polemiche per la lentezza della campagna vaccinale nel Paese (ad oggi tocca appena il 12,9% la quota di popolazione a cui è stata somministrata una prima dose), è stato lo stesso ministro alla Sanità, Jens Spahn, ad annunciare l’inizio del confronto con Mosca in vista di una possibile distribuzione dello Sputnik. “Però non si dovrà arrivare ad un dibattito in stile ‘Fata Morgana’”, ha detto Spahn all’emittente Wdr. “Prima è necessaria l’approvazione dell’Ema“, l’agenzia europea del farmaco, “e a tal scopo la Russia deve fornire i dati necessari”.

E dato che la Commissione Ue ha fatto sapere che non intende firmare un contratto con lo Sputnik V, il ministro alla Sanità di Berlino ha riferito che la Germania “avvierà colloqui bilaterali con la Russia”, cominciando a discutere di possibili quantità da spedire in Germania.

“Per fare veramente la differenza”, ha spiegato ancora Spahn, “la distribuzione del vaccino dovrebbe cominciare fra i prossimi due ai cinque mesi. In merito mi attendo dalla Russia dichiarazioni vincolanti”.

Anche il presidente della Commissione permanente per i vaccini (Stiko), sembra d’accordo: “I dati finora pubblicati sullo Sputnik sembrano buoni”, ha detto Thomas Mertens alla Zdf, “non sappiamo se l’Ema ha ulteriori informazioni: non avrei niente da obiettare se questo vaccino sarà valutato e approvato”.

I dubbi su AstraZeneca

La trattativa intorno allo Sputnik è tornata d’attualità dopo che proprio dalla Germania erano partite le prime avvisaglie sul nuovo caso AstraZeneca: le prime segnalazioni di (rari) casi di trombosi cerebrale erano arrivate dalle cliniche berlinesi della Charité e di Vivantes, così come i primi stop al siero anglo-svedese in vari Laender.

Mercoledì era poi arrivato l’annuncio della Baviera in merito ad un pre-accordo per acquistare 2,5 milioni di dosi di Sputnik prima ancora di una eventuale approvazione da parte dell’Ema. Forniture, come sottolineato dallo stesso governatore Markus Soeder, che potrebbero iniziare ad arrivare intorno al mese di luglio.

Una notizia analoga arriva dal Meclemburgo: a quanto afferma l’emittente Ndr, il ministro della Salute del Land orientale starebbe mettendo in campo un contratto per la distribuzione di un milione di dosi di Sputnik, che sarebbero disponibili già tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

Favorevole al siero russo anche il governatore del BrandeburgoDietmar Woidke: “Per il successo della campagna vaccinale si dovrebbe utilizzare ogni possibile e affidabile vaccino a disposizione. E questo vale anche per lo Sputnik”. In termini simili si è espresso il presidente della SassoniaMichael Kretschmer: “L’offerta dello Sputnik l’hanno ricevuta molti Laender. È giusto che sia il governo federale a prendere in mano i negoziati”.

Il contagio non frena

Come in Italia, anche in Germania il dibattito sui vaccini è molto acceso. Anche perché la curva dei contagi stenta a piegarsi: giovedì 8 aprile sono stati registrati dal Robert Koch Institut, il centro epidemiologico tedesco, oltre 20 mila casi e 306 vittime: sullo sfondo lo scontro sempre più aperto tra Angela Merkel e i Laender, con la prima a spingere per un nuovo lockdown “duro e unitario” da attuare in tempi brevi.

Ma proprio per evitare i rallentamenti e le misure a macchia di leopardo che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, adesso la cancelliera sembra decisa ad una mossa senza precedenti, per non dire clamorosa in un Paese così orgogliosamente federalista come la Germania: in pratica, un “esautoramento dei Laender” – cosi’ lo definisce lo Spiegel – in quanto a misure anti-Covid.

Secondo i media tedeschi, lo strumento per accentrare nelle mani del governo federale la competenza della lotta alla pandemia sarebbe quello di mettere mano alla legge per la protezione dalle infezioni. Una normativa che ad oggi prevede che sta ai Laender emanare i provvedimenti contro la diffusione del coronavirus.

Il piano di Merkel per accentrare

A quanto riferiscono sia lo Spiegel che la Bild, il piano di Merkel sarebbe quello di unificare le misure e le restrizioni a livello federale, anche ricorrendo ad appositi decreti legge. I progetti in questo senso sono stati confermati, afferma il settimanale amburghese, da fonti interne ai gruppi parlamentari al Bundestag: in pratica, le varie circoscrizioni regionali saranno obbligate a rafforzare i provvedimenti anti-Covid quando sono superati determinati livelli di contagio e di incidenza.

Non solo. Parallelamente ai piani della cancelliera, e’ anche partita un’iniziativa di tre parlamentari Cdu/Csu – guidati dal presidente della Commissione Esteri Norbert Roettgen – per avviare una apposita riforma legislativa, che conterebbe sull’appoggio del capogruppo dell’unione Ralph Brinkhaus: in una lettera inviata ai parlamentari, si afferma, tra l’altro che “il tempo corre, ogni attesa rendono ancora piu’ ingenti i danni”.

A detta dei parlamentari protagonisti dell’iniziativa, “un’intesa a favore di un’azione unitaria non è stata piu’ possibile”: il riferimento è alla babele di misure che variano nei vari Laender, senza parlare delle esplicite differenze di vedute tra i governatori e la cancelliera. Ora si tratta, si afferma, “di chiudere rapidamente le lacune della legge per la protezione dalle infezioni”. Citato dalla Bild, Roettgen ha spiegato che “non si tratta di indebolire i Laender, ma di mettere il governo federale in condizioni di agire”.

I rischi per l’economia

Un appello a favore di un inasprimento forte delle misure anti-Covid in Germania è arrivata anche da Clemens Fuest, il presidente dell’autorevole istituto Ifo: “Dobbiamo ridurre ancora i contatti per riuscire ad abbassare le infezioni: altrimenti non sarà possibile avere una ripresa duratura dell’economia”, ha detto quello che è considerato il maggiore economista tedesco in una trasmissione dell’emittente Phoenix.

La critica di Fuest è rivolta esplicitamente al governo Merkel e ai Laender: il rischio, insiste, è che “restiamo ancora in questo lockdown ‘yo-yo’ nel quale ci ha purtroppo condotto la politica, che non è stata capace di avviare per tempo una strategia convincente”. Intanto, continuano anche a picchiare duro i sondaggi: è crollata al 23% il numero dei tedeschi convinti di ottenere una vaccinazione entro la fine dell’estate, come promesso da Frau Merkel.


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