Il presidente tedesco Steinmeier: “Siamo corresponsabili di questa tragedia”

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Le scene viste all’aeroporto di Kabul, con migliaia di disperati afghani che affollavano le piste nella speranza di essere trasportati fuori dal Paese, sono una “vergogna per l’Occidente” 

© JURE MAKOVEC / AFP – Frank-Walter Steinmeier 

 “Viviamo in questi giorni una tragedia umana della quale siamo corresponsabili” e che rappresenta “una censura politica che ci sconvolge e che cambierà il mondo”. È quanto ha affermato il presidente della Repubblica tedesco Frank-Walter Steinmeier in un discorso trasmesso in televisione. “Le drammatiche immagini di Kabul e gli accadimenti in Afghanistan ci toccano tutti“, ha aggiunto il capo dello Stato. “Sono sicuro: i cittadini in tutta la Germania in queste ore pensano all’Afghanistan e al popolo afgano”.

In particolare, Steinmeier le notizie che arrivano dal Paese sono sconvolgenti “per tutti coloro che negli ultimi 20 anni si sono impegnati per una vita migliore e che hanno messo a rischio la propria salute, addirittura la propria vita”, tra cui “i soldati e le soldatesse tedesche che erano là in missione, così come i congiunti dei caduti”.

Le scene viste all’aeroporto di Kabul, con migliaia di disperati afghani che affollavano le piste nella speranza di essere trasportati fuori dal Paese, sono una “vergogna” per l’Occidente”, ha detto il presidente tedesco.

A questo punto, secondo il presidente tedesco, “la Germania deve fare il massimo per mettere in sicurezza i nostri concittadini e tutti gli afghani e le afghane che per anni sono stati al loro fianco“. Oltre a ciò, è necessario che insieme agli alleati si cerchino “di aiutare coloro che in Afghanistan sono minacciati di violenza e morte, tra cui anche molte donne coraggiose”.

Steinmeier ha voluto anche porre l’accento sulla necessità di una nuova discussione sulla politica internazionale della Germania: “Il fallimento dei nostri sforzi, durati anni, di costruire in Afghanistan una comunità stabile e sostenibile apre domande fondamentali riguardo al passato e al futuro del nostro impegno estero e militare: domande amare, cui non dobbiamo rispondere subito in prima linea, ma con onesta’ e in modo esaustivo”. AGI

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