Brasile, Bolsonaro lasciato fuori dallo stadio

Con la richiesta di certificato vaccinale anti-Co.Vid.-19 per ogni evento pubblico lo Stato di San Paolo vieta la partita del Santos al proprio Presidente

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La partita tra Santos e Gremio, match del 25° dei 38 appuntamenti della Serie A brasiliana, è terminata 1-0 per i padroni di casa. La rete è arrivata al 92° dai piedi di Wagner (meglio noto come Wagner Leonardo), difensore centrale di spinta, classe 1999, la cui carriera vanta appena alcuni brevi trascorsi in Serie B con il Náutico. E lo storico Santos di Pelé, deludendo la società ed i propri tifosi, resta per ora ad un passo dalla retrocessione.
Tutto qui? C’è altro da dire?

In realtà ci sarebbe tanto di cui parlare, ma poco riguarda strettamente il Calcio.
Più che altro sarebbe lecito domandarsi: si può vietare l’ingresso allo stadio ad un Capo di Stato, specie se il Paese in questione è il quinto al mondo per superficie totale (di grandezza pari a circa metà Sud America e 28 volte l’Italia) e il sesto più popoloso del mondo?
La risposta e sì, si può.

La partita tra il Presidente di una Repubblica ed un Governatore di Stato federato

Le Repubbliche federali sono generalmente frazionate in Stati minori ed organizzate in modo da permettere agli stessi Stati membri della federazione di conservare una parte della propria sovranità. Mantenendo, più precisamente, una discreta indipendenza in materia legislativa, di pubblica sicurezza e di riscossione tributi, l’autonomia dal governo centrale è, in sostanza, garantita sia ai Governatori di questi Stati federati sia ai Sindaci (o “Prefetti”, che dir si voglia) della municipalità in cui lo stesso Stato membro e’ frazionato.

Quando accade che il Presidente di una Repubblica presidenziale federale ha delle idee politiche totalmente opposte a quelle messe in campo da un Governatore di Stato federato, il rischio di imbattersi in situazioni paradossali, al limite del ridicolo, è dietro l’angolo.

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L’Alta Finanza sfida un ex-capitano dell’Esercito nazionale

Lo sa bene il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro, recatosi a Guarujà – sulla costa di San Paolo – per trascorrere qualche giorno di vacanza in occasione del ponte festivo che termina con il giorno di Nossa Senhora da Conceição Aparecida (patrona nazionale). Avrebbe voluto assistere alla partita tra Santos e Gremio ma, non essendo in possesso di un certificato di vaccinazione contro il Co.Vid.-19, si è visto sbattere in faccia la porta d’ingresso allo stadio di San Paolo (esattamente come gli era accaduto un mese prima a New York, quando ha partecipato all’assemblea generale dell’ONU e non è potuto entrare a cenare in una pizzeria per le medesime restrizioni): “Volevo andare a vedere la partita del Santos (contro il Gremio) e mi hanno detto che dovevo essere vaccinato, perché? Ho più anticorpi di chiunque abbia preso il vaccino”, ha dichiarato il Presidente in carica parlando con altri tifosi a lui vicini.
Il vaccino buono è quello iniettato
Lo Stato federato di San Paolo, dove ha sede lo stadio in questione, è però amministrato dal 2019 da João Doria del Partito della Social Democrazia Brasiliana (PSDB, secondo partito in Brasile), uomo dell’Alta Finanza il cui patrimonio societario nel 2016 ammontava a 51 milioni di dollari americani, nonché proprietario di un gruppo d’affari che nel 2017 rappresentava il 54% del PIL nazionale. Un personaggio politico le cui idee liberal-globaliste cozzano non poco sia con la militanza nell’Alleanza per il Brasile (APB) sia con la guida strettamente repubblicana – volendo utilizzare il gergo statunitense impiegato nell’analoga Repubblica presidenziale federale – di Jair Bolsonaro, per 15 anni un ex-capitano dell’Esercito nazionale, oggi politicamente conservatore ed anticomunista ma economicamente liberale.

Vaccino iniettato, contro lo spettro del progressismo

E non sono bastate le decine di migliaia di sostenitori radunatisi in suo supporto il 7 settembre (ricorrenza dell’indipendenza dal Portogallo) da ogni zona del Paese; non basta nemmeno la guerra per la libertà di espressione portata avanti dall’attuale Presidenza contro le Big Tech-GAFAM Twitter, Facebook e YouTube.
Tutto questo non è sufficiente.
Il vaccino non si sceglie, o il virus sceglie te
Se João Agripino da Costa Doria Júnior decide che allo stadio non si può entrare, non si entra e basta. A meno che non si abbia a portata di mano un certificato di avvenuta vaccinazione contro il Co.Vid.-19.

Poco importa infine chi tifoso tu sia e, soprattutto, se arrivi da uno dei 20 Stati federati in cui oggi ancora si muore per Febbre Gialla, Febbre Tifoide o Epatite A, né se tu sia partito da una delle 9 zone amazzoniche dove potresti aver contratto la Malaria o il Dengue.
In questi casi pare che i vaccini non bastino mai, meglio affidarsi ad insetticidi e zanzariere…

Antonio Quarta

Redazione Il Corriere Nazionale

Corriere di Puglia e Lucania

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