Il Brasile non si accoda

Il Presidente Bolsonaro vieta l’obbligo del “Green Pass” per lavorare

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Il Brasile, per mano del Ministro del Lavoro e del Welfare Onyx Lorenzoni, ha provveduto ad emettere un provvedimento legislativo che spiazza i globalisti fedelissimi alla narrazione pandemica: vietata ai datori di lavoro la richiesta di certificati di vaccinazione nei confronti dei propri dipendenti, vietate imposizioni in tal senso anche nei processi di selezione del personale e vietata qualsiasi ipotesi di licenziamento verso coloro che si rifiuteranno di presentare (su eventuale richiesta) la tessera vaccinale. Imprese o amministrazioni, o pubbliche o private, che contravverranno a tale norma dovranno provvedere con urgenza al reintegro e/o all’indennizzo degli stessi lavoratori.

Attraverso i canali social il Ministro Onyx ha successivamente sottolineato come la Costituzione brasiliana (varata nel 1988) non preveda l’esibizione di un tesserino vaccinale contro qualsiasi malattia e come il il Testo Unico del Lavoro (CLT) non includa l’assenza di tali condizioni tra le giuste cause per risolvere un contratto di lavoro.

La responsabilità patriottica del Presidente Bolsonaro

Seppur Repubblica Federale, in cui i singoli Stati Federati possono agire in maniera più o meno indipendente dal Governo centrale in vari settori, con la ripresa scaglionata del lavoro in presenza il Paese ha deciso di adottare dunque la linea “logica” tracciata dal capo di Stato e di Governo Jair Bolsonaro, di recente ritorno dal G20 di Roma.

Fermamente contrario a qualsiasi obbligo di vaccinazione, compresa quella contro i coronavirus, e a qualsivoglia “passaporto sanitario” da applicare per l’accesso a luoghi pubblici, il Presidente della Repubblica Federale del Brasile si era più volte espresso (in patria e fuori) contro l’affarismo economico e politico che si muove dietro l’assillante propaganda sul Co.Vi.d-19 e sui “medicinali sperimentali” che lo curerebbero (almeno nelle migliori teorie), arrivando a dissentire pubblicamente dalle dichiarazioni dei propri “colleghi” d’oltreoceano (vedi con l’inglese Boris Johnson) e a disertare – nel limite del possibile – la compagnia forzata degli stessi, preferendo di gran lunga le passeggiate tra la gente comune che lo acclama dal 2019.

Il contesto: riconoscere i veri nemici della salute e della Democrazia

Il Brasile ed i suoi massimi rappresentanti non sono comunque soli in questa scelta: sulle stesse posizioni sovraniste non pilotate dal NWO di matrice global-democratica statunitense si trovano Stati europei importanti come Slovenia, Svizzera, Germania, Spagna, Inghilterra, Olanda, Ungheria, Polonia e altri ex-Patto di Varsavia. Persino la stessa Cina si differenzia abbondantemente dalla UE nella modalità di conduzione della campagna vaccianale (usando la “diplomazia vaccinale” preferisce infatti esportare e vendere i propri sieri in 53 Paesi esteri piuttosto che sperimentare la fase 3 degli stessi in casa), per non parlare di Stati Federali (come la Florida del Governatore DeSantis) dove ogni abuso sanitario o contro la libertà individuale viene salatamente multato.

E, qualora restasse “da sola” ad agire in controtendenza, l’attuale Politica brasiliana avrebbe certamente di che occuparsi, considerato che in 20 Stati Federati oggi ancora si muore per Febbre Gialla, Febbre Tifoide o Epatite A e che in 9 zone amazzoniche si può tutt’oggi contrarre la Malaria o il Dengue.
In questi casi però i vaccini scarseggiano sempre, meglio affidarsi ad insetticidi e zanzariere…

Antonio Quarta

Redazione Il Corriere Nazionale

Corriere di Puglia e Lucania

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