Crescita del paese e recupero del gap cronicizzato rispetto allo stato di crisi pandemica

Economia & Finanza

Di

Avvocato Luigi Benigno

www.studiolegalebenigno.it

Lo stato di salute del nostro sistema economico si misura attraverso il prodotto interno lordo (PIL), quale dato che rappresenta la capacità del sistema Paese di produrre e vendere beni.

L’importanza dell’andamento cronologico consuntivo del PIL, non disgiunto dalle stime di crescita futura, è importante in quanto su di esso si concentrano le decisioni di investimento nel nostro Paese, attraverso un clima di fiducia che incentiva le decisioni stesse. Si tratta di un misuratore che fino ai periodi pre-pandemici ha creato non poche tensioni tra il governo italiano e l’UE a causa della crescita contenuta e del finanziamento degli impieghi in deficit, dovendo sforare il patto di stabilità, fissato per i paesi dell’eurozona al 3% del deficit. Il bilancio pubblico deve essere sostenuto con adeguate entrate fiscali che, in modo speculare, rappresentano anche il benessere del Paese.

Nel 2021 la crescita del Pil italiano è stimata a +6,3%, mentre per il 2020 si stima una crescita del +4,7%.

Al di là delle stime e dei benefici effetti, il dato consolidato al 3° trimestre 2021 ha fatto registrare una crescita del PIL a +6,8%, ciò significa con buona probabilità che sull’orizzonte 2021 le stime saranno rispettate.

L’aumento del Pil è stato determinato dal contributo della domanda interna al netto delle scorte. Gli investimenti sosterranno la ripresa con una intensità più accentuata quest’anno (+15,7%) rispetto al 2022 (+7,5%). Anche i consumi delle famiglie residenti e delle ISP segneranno un deciso incremento (+5,1% e +4,8%).

L’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di ULA, seguirà il miglioramento dell’attività economica con un aumento più accentuato nell’anno corrente (+6,1%) rispetto al 2022 (+4,1%). L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro, con un incremento nel 2021 (9,6%) e una riduzione nel 2022 (9,3%).

Il deflatore della spesa delle famiglie residenti aumenterà dell’1,8% quest’anno, risentendo dell’attuale fase di accelerazione dell’inflazione che è attesa protrarsi nel 2022 (+2,2%).

Gli effetti dei dati registrati e stimati tiene conto dei benefici legati agli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dell’intervento espansivo della politica monetaria e del progressivo decremento delle misure di contenimento delle attività sociali e produttive legate all’emergenza sanitaria.

La crisi pandemica ha generato un andamento verso il livellamento ed il ribaltamento, almeno temporaneo, dei paesi dell’eurozona, attribuendo all’Italia il ruolo di motrice dell’economia europea.

Ma rispetto ai dati del 2020, su cui si misura la crescita del PIL 2021, occorre tenere ben presente che è stato registrato un calo del PIL rispetto al 2019 di – 7,8%.

Nel 2020 tutti i paesi dell’Unione europea hanno registrato una marcata flessione dell’attività produttiva, tra cui l’Italia, preceduta solo dalla Spagna.

La sfida si giocherà sulla capacità del nostro Paese di mantenere una progressione costante nella crescita del PIL per recuperare il gap pre-pandemico, stimato nella primavera del 2022, e di invertire la storica tendenza in deficit del PIL per ridare dignità e benessere alla popolazione.

Molto dipenderà anche dalla prosecuzione dell’attività del governo in carica fino alla fine della legislatura.  

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