Omicron sta uccidendo il turismo italiano

Economia & Finanza

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Omicron sta uccidendo il turismo italiano.

L’allarme di Federturismo: “Siamo alla debacle totale”. Dagli Appennini alle Alpi le comunità montane stimano un 60% di cancellazioni.

Una situazione “devastante”, una “tragedia”, una “debacle”. Gli operatori del turismo non hanno più parole per descrivere lo stato del settore alle prese con la variante Omicron e le misure di contenimento.

Le prenotazioni si sono bloccate e le disdette fioccano.

“Ce n’è una al minuto – riferisce Marina Lalli, presidente di Federturismo – e il loro numero aumenta esponenzialmente”.

La presidente di Fiavet, Ivana Jelinic, parla di 8 milioni di cancellazioni nelle ultime tre settimane, per il periodo delle festività. E il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, assicura che la situazione è “in netto peggioramento”, con “un’inchiodata di prenotazioni e una serie di cancellazioni soprattutto nelle città d’arte, dove il 30% degli hotel è chiuso”. 

Il 2021 – riferisce Confindustria Alberghi – si chiude con un tasso di occupazione camere che fa registrare il -48,6%, con punte nelle città d’arte, che toccano -58% a Roma e -56,1% a Firenze e con Venezia e Napoli rispettivamente -57% e -43%.

Comuni montani

Comuni montani stimano fino a un 60% di disdette fino all’Epifania. L’Uncem: “Questo inverno è peggio dell’anno scorso”, troppa incertezza e magazzini riforniti per bar, alberghi e ristoranti

La perdita media dei ricavi arriva al 55% con le città d’arte che si attestano al -65%, in particolare per l’assenza del turismo internazionale.

le speranze per la fine dell’anno sono andate deluse: “Da Nord a Sud – dichiara il presidente di Assoturismo Vittorio Messina – le presenze per Capodanno sono risibili. Gli operatori credevano che questi giorni sarebbero stati caratterizzati dal turismo di prossimità, che prenota all’ultimo momento: invece è rimasto tutto fermo”.

La Confesercenti avverte che senza una proroga immediata degli ammortizzatori sociali Covid, dal primo gennaio almeno 200 mila lavoratori di turismo e ristorazione rimarranno senza copertura.

Lo stesso grido di allarme delle altre associazioni: “Non c’è più tempo da perdere – avverte il presidente di Federalberghi – c’è bisogno di aiuti verso il settore, che è il più colpito, in termini di ristori, di ammortizzatori sociali, di fisco”.

“I tre quarti dei lavoratori del settore sono in cassa integrazione – ricorda la presidente di Fiavet – e non sappiamo dire a decine di migliaia di lavoratori se avranno ancora un sostegno al reddito a gennaio o se saranno licenziati”.

Assoturismo rivolge un appello al governo, affinché vengano prorogati aiuti alle imprese e tutele ai lavoratori: vuol dire proroga della cassa integrazione, della moratoria dei mutui, dei pagamenti delle cartelle esattoriali, insomma “tutto quanto possa aiutare un settore che credeva di poter lavorare a dicembre e invece si è fermato”.

Federturismo, infine, chiede che sia rivisto il piano di spesa del Pnrr, che destina al turismo solo 1,8 miliardi: una cifra considerata “offensiva”.

AGI – Agenzia Italia

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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