Lettera aperta al capo dello stato

Politica

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Bentornato Signor Presidente. Ciò premesso, nell’evoluzione di questo periodo tormentato, ho sentito il bisogno di scriverLe perché quando penso all’Italia, con tutti i suoi problemi, è la figura del Primo Cittadino della Penisola che mi viene alla mente. Nel vagliare i temi nazionali, m’è sembrato normale rinvolgere a Lei il mio primo pensiero. La lingua italiana s’è diffusa per il mondo. Soprattutto per necessità. Sono stati i nostri Emigrati a portarla lontano; pur mantenendo, nel frattempo, il loro spirito nazionale.

Essere distanti dal Bel Paese non significa, e non ha mai significato, essere estranei ai fatti della Patria. L’Italia è degli italiani; indipendentemente da dove vivono. Perché, partendo, hanno cambiato solo il loro cielo, ma non il loro cuore.

Con questo principio, che ho fatto mio da tanti anni d’impegno pubblicistico, resto fedele all’idea di tutelare la nostra italianità. Anche nelle contrade più lontane. Certo è che per la nostra Gente nel mondo molto rimane ancora da fare. Mi rivolgo, di conseguenza, a Lei per avere segni d’incoraggiamento e di speranza.

Sì, Signor Presidente, facciamo più nostri anche i problemi dei Connazionali all’estero. Perché non tralasciando i loro, si potranno, forse, affrontare e risolvere anche quelli interni del Paese.

Giorgio Brignola

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