Il piano del Pd contro il caro energia

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Completate le candidature la priorità di Letta ora è una sola: dare respiro alle famiglie e alle imprese messe in ginocchio all’aumento dei prezzi.

di Paolo Molinari

AGI – Completato il puzzle delle candidature, Enrico Letta può concentrarsi sulla campagna elettorale e sul programma del Partito Democratico. Con una sola priorità: dare respiro alle famiglie e alle imprese messe in ginocchio dal caro energia. Le previsioni parlano di un ottobre di nuovi rincari, con aziende che saranno costrette a chiudere, se non si corre ai ripari.

“Sento questa responsabilità: il prezzo dell’energia elettrica e del gas sono aumentati di più del mille per cento, prima con l’aumento delle materie prima e poi con la guerra. Io lancio una proposta in cinque punti per affrontare questo tema come il tema principale della campagna elettorale”, dice il segretario dem.

Le cinque proposte

La prima proposta, “molto forte ma da attuare assolutamente”, è quella che prevede un controllo dei prezzi dell’energia elettrica, con l’introduzione in via transitoria per 12 mesi di un regime di prezzi amministrati per l’energia elettrica attraverso la fissazione di un tetto nazionale al prezzo dell’elettricità (100 euro/Mwh) per imprese e utenze domestiche.

La seconda proposta è quella di un nuovo contratto “luce sociale” per microimprese e famiglie con redditi medi e bassi con fornitura elettrica prodotta totalmente da fonti rinnovabili e gratuita fino ad un massimo di 1.350 KWh/anno per famiglia (pari al 50% del consumo medio), con prezzi comunque calmierati sulla parte eccedente.

Si passa poi – è la terza proposta, al raddoppio del credito d’imposta per compensare per gli extra-costi delle imprese per gas e elettricità a partire dal mese di giugno di quest’anno (dal 25 al 50 per cento per le imprese energivore e gasivore; dal 15 al 30 per cento per le altre imprese), da finanziare con la proroga e l’estensione ad altri settori del contributo straordinario sugli extra profitti delle imprese energetiche.

La quarta proposta è quella di un grande piano nazionale di risparmio energetico, incentivando degli investimenti delle imprese in efficienza energetica, e investimenti su produzione di energia da fonti rinnovabili nel quadro dell’accelerazione alla transizione ecologica che abbiamo messo come punto centrale del nostro programma.

Infine, portare avanti azioni per fare pressione a livello UE per l’introduzione di un tetto europeo al prezzo del gas.

I punti cardine

Misure da attuare immediatamente che si vanno ad aggiungere ai punti cardine del programma Pd, incentrato sui temi dei giovani e del lavoro. “Io facevo un lavoro prima di tornare in politica lo scorso anno con tanti giovani che mi chiedevano di dare loro una buona ragione per tornare in Italia. Il nostro impegno è a mantenere il concetto di stage dentro al percorso di studi. Fuori dal percorso di studi deve esserci un lavoro pagato, con un primo stipendio che sia stipendio vero e crescente”, spiega Letta.

“Molti dei problemi dei ragazzi sono legati alla situazione immobiliare”, aggiunge il leader dem: “Noi vogliamo introdurre una misura che aiuti sul tema degli affitti, per far uscire i ragazzi da casa a una età ragionevole”, aggiunge Letta. “La misura più importante del quinquennio sarà quello di dare al lavoratore un rapporto più stabile con l’imprenditore. Con questa situazione di drammatico ed elevatissimo cuneo fiscale i rapporti sono altamente instabili”.

Un programma con il quale il Pd si presenta quale “unica alternativa alla destra di Giorgia Meloni. Soltanto votando per noi si può avere una alternativa alla destra. Votare per altri significa agevolare la marcia delle destre in questa campagna elettorale”.

Quella destra, ricorda Letta, che fra 2008 e 2011 portò il Paese sull’orlo del baratro: “Anche allora c’erano Berlusconi, Meloni e Tremonti al governo”. Prima di archiviare definitivamente il dossier liste, Letta non manca di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

“Chi pensa di candidarsi con i ricatti si può accomodare altrove”. I ricatti di cui parla sono quelli che, negli ultimi giorni, hanno perorato la causa (propria) di un collegio sicuro, cercando di evitare le forche caudine dell’uninominale in collegi ‘ostili’.

Il contrario di quanto detto dal segretario all’inizio di questa campagna elettorale: “serviranno gli occhi di tigre” e “non ci saranno paracadute o rendite di posizione”.

Al contrario, fin dalla serata di Ferragosto in cui sono le liste sono state presentate e votate dalla direzione – con tre voti contrari e cinque astenuti – si sono succeduti rifiuti e minacce di ‘diserzione’. “Io sapevo benissimo che sarebbe stato tutto molto difficile. Per un motivo molto semplice che sembra essere stato dimenticato da molti: è la prima volta che si vota con una riduzione del tetto dei parlamentari“.

Una riduzione che, in Parlamento, hanno votato anche quanti sono saliti in queste ore sulle barricate per protestare. La strettoia è enorme, non c’è stato il tempo per fare quello che si doveva fare. Io ho ricevuto tante richieste dai territori, candida questo perchè se non lo candidi se ne va da un’altra parte: chi si vuole candidare con questi ricatti può passare tranquillamente dall’altra parte”.

L’ultima casella ad andare al proprio posto è stata quella di Stefano Ceccanti che aveva rifiutato di correre come quarto nel collegio Firenze-Pisa e solo il passo indietro di Nicola Fratoianni, che ha scelto di candidarsi solo per il proporzionale con la lista Alleanza verdi e Sinistra ha consentito di inserire Ceccanti nell’uninominale di Pisa. Non un compito facilissimo per il deputato e costituzionalista del Pd: se la dovrà vedere con il giovane leghista Edoardo Ziello che alle elezioni del 2018 prese il 33 per cento dei consensi. Un collegio tutt’altro che blindato, dunque.

Le altre grane

Oltre ai malumori fisiologici in questi passaggi, il segretario dem ha dovuto gestire alcune grane impreviste. “Abbiamo chiuso il caso Ruberti in 24 ore, arrivando alla nomina del nuovo capo di gabinetto del sindaco di Roma in tempi brevi”, rivendica Letta che, nelle ore in cui scoppiava il caso, è stato impegnato in contatti continui con il Campidoglio, fino alla nomina di Alberto Stancanelli come nuovo braccio destro di Gualtieri. A questo si aggiungono quelle che dal Nazareno definiscono “fake news” usate strumentalmente dagli avversari.

La prima riguardava Raffaele La Regina, dato per dimissionario quando il giovane segretario del Pd lucano non pensava nemmeno lontanamente al passo indietro, tanto da riconfermare la candidatura pubblicamente. Le polemiche scaturite dallo screenshot di un post in cui rilanciava un meme sullo stato d’Israele, infine, ha convinto La Regina a fare il passo indietro che, tra l’altro, ha aperto a Vincenzo Amendola la testa di lista in Basilicata.

Di ieri, poi, è il giallo di Laura Castelli, indicata come candidata a Novara per il Pd: la notizia era priva di fondamento, come segnalato dall’interessata e da fonti del Nazareno che parlano di “notizia gonfiata artatamente, senza alcun ancoraggio alla realtà, tanto che la stessa interessata ha già detto che non si candiderà. Il Pd non sostiene Laura Castelli, si tratta di una notizia che è sempre stata falsa”.

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