Chi sono stati i premier più veloci a formare un governo

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Quest’anno il fattore tempo sarà determinante: c’è la legge di bilancio da fare di corsa per poterla presentare alla commissione europea entro il 15 ottobre. E al di là dei sondaggi c’è anche una grande incognita: l’incrocio decisamente inedito tra il taglio dei parlamentari e il Rosatellum

di Barbara Tedaldi

© VINCENZO PINTO / AFP

– Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi nel 2008

 

AGI – Fatte le elezioni, c’è da fare il governo. Lo sanno bene il presidente della Repubblica e i partiti, chiamati a questo impegno che è stato raramente un gioco da ragazzi, più spesso un cubo di Rubik. Se tutti guardano con timore all’ultimo esempio in ordine di tempo, quegli 89 giorni necessari alla nascita del governo Conte nel 2018, è anche vero che tutti sperano invece di emulare Silvio Berlusconi che nel 2008 passò in 24 giorni dalle urne a palazzo Chigi e si accontenterebbero anche dei 27 giorni impiegati da Romano Prodi nel 2006 per diventare premier.

Quest’anno, l’elemento tempo sarà determinante: c’è la legge di bilancio da fare di corsa per poterla presentare alla commissione europea entro il 15 ottobre. E al di là dei sondaggi c’è anche una grande incognita: l’incrocio decisamente inedito tra il taglio dei parlamentari e il Rosatellum.

Ma per capire quali sono i possibili scenari dopo il 25 settembre, ecco i precedenti delle formazioni più corte e più lunghe dei governi della Repubblica. Anticipando che in base ai precedenti, prendendo il più veloce e il più lento, la simulazione porta ad una forbice per cui il prossimo governo potrebbe nascere in un periodo tra il 19 ottobre e il 24 dicembre. Ma sono solo simulazioni e tutti sperano che in poche settimane il prossimo esecutivo si possa insediare.

Guardando i precedenti, i più rapidi furono appunto Silvio Berlusconi, che in 24 giorni ricevette da Giorgio Napolitano l’incarico di formare il governo dopo le elezioni del 2008, e Romano Prodi che ne impiegò tre di più nel 2006 per avere l’incarico da Oscar Luigi Scalfaro. Ma va detto che in tutto il periodo della cosiddetta seconda Repubblica, la presenza di due sole coalizioni ha spesso favorito tempi rapidi.

Poco più di un mese era la durata media anche nei governi della prima Repubblica, anche se in quel caso spesso ad allungare i tempi influivano liti all’interno della Dc, dissapori con i partiti storicamente alleati o la nascita di nuovi equilibri storico-politici. Non è un caso che i governi che nel Dopoguerra ebbero una formazione più faticosa dopo le elezioni furono quelli Leone (1963) a cavallo della nascita del centrosinistra e Cossiga (1979) dopo l’assassinio di Aldo Moro e il tentativo di compromesso storico. E infine il governo Amato, nato nel 1992 mentre infuriava Tangentopoli e si sgretolava il vecchio sistema politico del pentapartito.

Il bipolarismo della seconda Repubblica portò alla formazione lampo dei governi: dal minimo di 24 giorni già citato al massimo di 44 giorni del primo governo Berlusconi nel 1994. Con il ritorno a un sistema multipolare la formazione dei governi si è nuovamente ingarbugliata, portando ad un allungamento dei tempi: 62 giorni per il governo Letta nel 2013 (ma va ricordato che nel frattempo si provvide anche all’elezione del Capo dello Stato con il bis di napolitano) al record di 89 giorni per il Conte I.

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