La Casa Bianca pubblica 13mila pagine “riservate” su caso Jfk

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Desecretato il settanta per cento dei sedicimila documenti, tenuti a lungo riservati su pressione dell’Intelligence, dalla Cia all’Fbi. Per Biden si tratta di un “passaggio chiave per garantire il massimo della trasparenza del governo degli Stati Uniti”
John Fitzgerald Kennedy nacque un secolo fa, il 29 maggio 1917 e fu un presidente che attraversò tempi difficilissimi. (Afp)

 

AGI – L’amministrazione Biden ha pubblicato più di tredicimila documenti “riservati” e legati all’assassinio del presidente John F. Kennedy, ucciso 59 anni fa a Dallas, Texas. I 13.173 file sono stati messi in rete sul sito web dei National Archives, gli Archivi di Stato, all’indirizzo archives.gov. Il provvedimento era stato anticipato da un messaggio del presidente Joe Biden inviato nel pomeriggio di ieri: “La profonda tragedia nazionale dell’assassinio del presidente Kennedy – aveva detto Biden – continua a risuonare nella storia americana e nella memoria dei molti americani che vissero quel giorno terribile”. “Pubblicare tutte le informazioni – aveva aggiunto – è un passaggio chiave per garantire il massimo della trasparenza del governo degli Stati Uniti”.

Già nel 2017 il presidente Usa Donald Trump aveva autorizzato la pubblicazione di 2.891 documenti finora riservati sull’omicidio di John Fitzgerald Kennedy.

Desecretati il 70% del totale dei documenti

In realtà è stato desecretato solo il settanta per cento dei sedicimila documenti, tenuti a lungo riservati su pressione dell’Intelligence, dalla Cia all’Fbi, preoccupate dalla rivelazione delle identità di informatori che potevano essere a rischio della vita, anche a distanza di molti anni. Centinaia di nomi sono stati cancellati, migliaia di documenti restano segreti, ma quello che emerge dovrebbe servire, nelle intenzioni dell’amministrazione Biden, a spazzare le teorie complottiste che ancora sono vive, tra cui quella secondo cui l’attentato sarebbe stata tutta una montatura e il presidente Kennedy sarebbe ancora vivo.

La figura di Lee Harvey Oswald

Gran parte dei file appartenevano alla Cia. Molti erano incentrati sui movimenti di Lee Harvey Oswald, l’uomo indicato dalla commissione Warren del Congresso come colui che avrebbe agito da solo per uccidere, il 22 novembre del ’63, il presidente americano. Non ci sarebbe stato nessun complotto ordito da servizi deviati e mafia. Però non mancano i riferimenti su presunti contatti tra alcuni protagonisti dell’attentato e i Servizi segreti. In uno dei file pubblicati e datato 22 giugno 1962 si parla di Oswald come contatto della Cia da oltre un anno, ben prima dell’attentato.

Oswald viene descritto come un “ex sergente dei Marine di Fort Worth, Texas, che aveva lasciato la Russia con la moglie russa per tornare negli Stati Uniti”. Un documento del dicembre del ’63 riporta come la Cia in Messico avesse intercettato una telefonata di Oswald fatta a ottobre, prima dell’attentato, all’ambasciata sovietica. Oswald si sarebbe presentato con il proprio nome, parlando un pessimo russo. Secondo i documenti, l’ex sottufficiale dei Marine aveva chiesto se “ci fosse stato niente di nuovo”. In un altro file funzionari americani discutono della morte di Oswald, ucciso due giorni dopo l’assassinio di Kennedy, da un uomo chiamato Jack Ruby. Secondo un funzionario, identificato come Felix Dmitreyevich Karasev, “era impossibile uccidere Oswald senza l’aiuto di funzionari americani”.

I collegamenti con l’Italia

Considerata la mole dei documenti, particolari interessanti su varie vicende potrebbero emergere nei prossimi giorni, ma intanto sono affiorate alcune storie che toccano anche l’Italia. In un cablogramma del 1967 si citano articoli del Messaggero e del Corriere della Sera che parlavano del coinvolgimento di un agente Cia di stanza in Italia e del legame con il Centro Mondiale Commerciale, una sussidiaria degli 007 americani sospettata di essere stata usata dalla Cia per trasferire fondi in Italia per attività di spionaggio.

In un altro si parla del tentativo del Partito comunista di utilizzare l’Unità per pubblicare foto che potevano essere imbarazzanti per l’allora ambasciatrice americana in Italia, Clare Luce, una diplomatica repubblicana che aveva provocato tensioni per il suo acceso anti-comunismo. E in un terzo documento si cita il ruolo di una donna, Annie De Quendoz, indicata come “amante sia di Che Guevara sia di Fidel”, cioè Fidel Castro. I file dovevano essere resi pubblici entro l’ottobre 2017, alla scadenza dei venticinque anni fissati dal Congresso nel ’92, che aveva chiesto di desecretare tutti i documenti.

Nel 2017, con l’avvicinarsi del termine, l’allora presidente Donald Trump aveva prima annunciato la pubblicazione dei rimanenti file, poi aveva annullato la decisione. Biden aveva annunciato la pubblicazione a ottobre, ma poi aveva rinviato l’appuntamento al 15 dicembre 2022, per permettere una revisione completa di tutti i documenti. La decisione aveva irritato gli storici. “è bizzarro – aveva commentato Robert Kennedy Jr – sono passati quasi sessant’anni dalla morte di mio zio. Cosa avranno da nascondere?”. Gli storici sperano di trovare la risposta in quelle tredicimila pagine. E con loro, i cultori dei complotti.

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