Si va verso la fiducia alla manovra. Meloni: “Non ci sarà esercizio provvisorio”

Economia & Finanza

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La commissione Bilancio, tra tensioni e pause, avanti per 11 ore nella notte, riprende alle 13. Cambia il bonus cultura: 18App diventa CartaG e si può ottenere con un Isee familiare fino a 35mila euro o il massimo voto, 100, all’esame di maturità. Respinti 120 emendamenti delle opposizioni, ancora nessun testo approvato

di Andrea Managò

© Chigi  – Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni

 

AGI – L’esame degli emendamenti riprenderà alle 13, quando la Commissione Bilancio riprenderà i lavori interrotti alle 6,30 dopo 11 ore di, 4 delle quali di sospensione per consentire gli incontri tra le forze politiche e gli esponenti del governo per mediare sugli emendamenti.

Si riprenderà con un ufficio di presidenza in vista della votazione degli emendamenti del governo e delle forze politiche. Al momento non è stato ancora prodotto nessun voto favorevole dalla Commissione. Mancherebbe ancora il deposito delle proposte di modifica dei relatori. Il testo della manovra è atteso mercoledì 21 dalle 13 in Aula alla Camera.

È tutta una questione di tempi, stretti, e di mediazione politica tra maggioranza e opposizioni, difficile ma non impossibile, la costruzione degli emendamenti alla manovra economica, la prima del governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni. Dopo 6 giorni di dibattito, condito da pause, attese di emendamenti che arrivano a singhiozzo, discussioni animate, la Commissione Bilancio della Camera procede ad oltranza da oltre 10 ore con una seduta notturna iniziata lunedì’ nel tardo pomeriggio che deve portare oggi al voto e al successivo mandato al relatore.
Ma, se i testi del governo sono arrivati tra domenica sera e lunedì mattina con cinque differenti pacchetti di emendamenti, mentre il sole sorge oggi quelli dei relatori ancora non sono stati ultimati.

Così la Commissione non ha ancora proceduto ad un solo voto favorevole, nemmeno su alcuni testi su cui nei giorni scorsi è stata trovata una mediazione.

Tra reiterate pause caffè, odore di panini, rumore di pacchi di taralli e sbadigli la notte insonne nella sala del Mappamondo di Montecitorio è passata alla ricerca dell’intesa tra le forze politiche per selezionare pochi testi sui quali concentrare le risorse, ridotte, e chiudere il pacchetto degli emendamenti parlamentari.

Le diverse forze politiche, nonostante la normale dialettica tra gli schieramenti, si professano più o meno ottimiste sui tempi dell’intesa. Il fondo destinato alle proposte di revisione di iniziativa parlamentare si è assottigliato, attorno ai 200 milioni di euro.

Il tempo stringe. L’obiettivo della maggioranza è chiudere con la votazione in Commissione ed il mandato al relatore entro le 14 di oggi.

Perché la conferenza dei capigruppo della Camera ha fissato l’avvio dell’esame del testo emendato in Aula per mercoledì 21 dicembre alle 13, con votazione generale non prima delle 16, dopo la discussione.

Si va, dunque verso il voto di fiducia, da effettuare giovedì per provare a chiudere la partita alla Camera venerdì sera, prima di Natale.

Il termine per la consegna degli emendamenti alla Camera è stato fissato alle 16 di mercoledì, quello per gli ordini del giorno alle 17. Se tutto filasse liscio il passaggio in Senato potrebbe avvenire tra il 27 ed il 29 dicembre. Un calendario pensato per evitare l’esercizio provvisiorio, che scatterebbe dal 1° gennaio in caso di mancato ok del Parlamento sul testo. Ieri la premier Giorgia Meloni ha voluto allontanare questa prospettiva assicurando che: “Non ci sarà esercizio provvisorio”.

La legge di bilancio vale 35 miliardi, di cui 21 sono destinati alle misure di mitigazione dell’aumento dei costi energetici legato alla congiuntura economica internazionale, che risente del conflitto in corso in Ucraina da 10 mesi. La contesa in Commissione, però, riguarda il resto delle misure, da quelle sul contante a quelle sul fisco e le pensioni. Dal taglio del cuneo fiscale alle pensioni, dalla rinegoziazione dei mutui ipotecari (con la possibilità di passare tal tasso variabile al fisso), all’estensione del congedo parentale, passando alle assunzioni nella Pubblica amministrazione fino ai fondi per il dissesto idrogeologico, allo stop sulle norme sull’innalzamento a 60 euro del limite per gli esercenti per non far pagare con il Pos.

Queste alcune delle modifiche presentate dal governo e ora all’esame della commissione Bilancio della Camera. E poi una ulteriore stretta sul reddito di cittadinanza, ridotto per il 2023 da 8 a 7 mesi in attesa della riformulazione del provvedimento nel 2024.

Nella notte, intanto, ha preso forma il contenuto del nuovo bonus cultura, che potrebbe chiamarsi ‘CartaG’, in sostituzione di 18 App. La nuova formulazione prevista in un emendamento di maggioranza, riferiscono fonti parlamentari, prevederebbe un doppio binario per ricevere il fondo dedicato ai contenuti culturali destinato ai neo diciottenni: un Isee familiare fino a 35mila euro o il massimo voto, 100, all’esame di maturità.

Il sistema di erogazione con card o app digitale rimarrebbe inalterato. Si starebbe lavorando, a quanto filtra, per capire se sussistano le coperture necessarie per un eventuale raddoppio del bonus da 500 euro per coloro che rientrano sia nella categoria del reddito sia in quella del merito scolastico. I settori culturali di applicazione, oltre a quello del libro, verranno definiti a gennaio con gli operatori economici interessati dalla misura.

Allo studio anche possibili sanzioni per gli esercenti che si dovessero prestare ad eventuali truffe organizzate con i fondi destinati al contributo.

Resta l’attesa, invece, per possibili proposte emendative in materia di pace fiscale e di ristori ai commercianti sulle commissioni bancarie dopo l’eliminazione della norma sul Pos.

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