Assocontact: internalizzazione contact center Inps. Rappresenta rischio per lavoratori e cittadini

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A margine del Forum Nazionale delle Telecomunicazioni 2022 di Asstel: il Vicepresidente Natale commenta le dichiarazioni del Sottosegretario all’Economia Federico Freni: “Finalmente una parola giusta dal Governo sulla necessità di controllare i tempi e i modi dell’internalizzazione per garantire i diritti. Speriamo non sia troppo tardi. Tanti i rischi connessi per lavoratori, aziende e cittadini”

ROMA  – Le ultime affermazioni del Presidente INPS Tridico in merito all’internalizzazione degli operatori dei contact center INPS, prevista a partire dal 1° dicembre 2022, hanno portato alla luce molteplici problematiche che stanno causando dei veri e propri gap occupazionali.

Per questo Davide Natale, Vice Presidente di Assocontact – l’Associazione Nazionale dei Business Process Outsourcer che rappresenta gli interessi dei Call & Contact Center – torna a porre l’accento sulla questione dichiarando: “Secondo il Presidente Tridico il progetto di internalizzazione mira a stabilizzare i lavoratori, migliorandone le condizioni di lavoro, portando all’interno di INPS il valore aggiunto della loro professionalità, a parità di spesa. Ma i tempi e i modi di quest’operazione sono incomprensibili: stanno causando un vero terremoto occupazionale e rischiano di produrre effetti contrari alle intenzioni”.

Queste le parole del Vicepresidente di Assocontact, Davide Natale, dopo l’intervento del Sottosegretario all’Economia Federico Freni al Forum Nazionale delle Telecomunicazioni 2022 di Asstel. Sono stati citati i diversi ambiti di attenzione del Governo in materia TLC: estensione del comparto nelle categorie energivore, iva sui servizi digitali, semplificazione amministrativa sui decreti autorizzatori e il tema della vigilanza sulla grande operazione del Presidente Tridico per salvaguardare i diritti di tutti i soggetti coinvolti. 

La vicenda.

 INPS e INPS Servizi, a seguito di un procedimento concorsuale, hanno assunto un numero inferiore di professionalità rispetto a quelle oggi attive sulla commessa INPS, lasciando a casa centinaia di operatori.  Chi ha superato il concorso inoltre è assunto con una retribuzione inferiore a quella attuale (part time, senza scatti di anzianità, senza superminimi, senza una sede di lavoro – ossia pagando a spese proprie i costi di bollette e connettività). Inoltre, nel perimetro delle figure da internalizzare non sono incluse le figure più competenti per la gestione della commessa, gli esperti di aree tecnologiche e infrastrutturali chiave, gli informatici.

Ma a preoccupare ancora di più il Vice Presidente Natale è il possibile ‘effetto domino’: il settore dei Contact Center ha equilibri di sostenibilità molto delicati; l’interruzione di una commessa pubblica senza la contemperazione di tutte le problematiche e gli interessi avrà tre effetti negativi:

1)      Discriminazione tra lavoratori di serie A (i vincitori del concorso) e di serie B (che andranno incontro a cassa integrazione e licenziamenti) per effetto di un iter concorsuale a perimetro ristretto che ha di fatto annullato l’istituto della clausola sociale, creando un pericoloso cortocircuito: un’articolazione dello Stato non rispetta i principi che il Ministero impone per legge ai privati in tema di salvaguardia del diritto al lavoro.  

2)      L’effetto domino per le aziende coinvolte in RTI e in subappalto che si ripercuoteranno su altre centinaia di lavoratrici e lavoratori che nulla c’entrano con la commessa INPS.

3)      Il rischio, concreto, di un’interruzione di servizio pubblico a partire dal primo dicembre, o perlomeno di gravi disservizi in grado di minarne la continuità operativa a discapito di tutti i cittadini, soprattutto dei più fragili.

Non vi è chiarezza – conclude infatti Natale – su quasi tutti gli aspetti della vicenda nonostante le ripetute richieste di chiarimento pervenute ad INPS anche dai sindacati. Sembra che manchino infatti non solo le professionalità di alto livello addette alla gestione della commessa, ma anche le infrastrutture e l’integrazione dei software necessari a garantire la continuità del servizio dopo il primo dicembre. Un potenziale disservizio che discrimina i più fragili e lede i diritti di tutti

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