Chi sa dire può paralizzare o derubare chi sa fare

Attualità & Cronaca

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La filosofa russo-americana AYN RAND scriveva questo nel 1921:
“Quando ti rendi conto che, per produrre, è necessario ottenere Il consenso di coloro che non producono nulla;
Quando hai la prova che Il denaro fluisce a coloro che non commerciano con merci, ma con favori;
Quando capisci che molti si arricchiscono con la corruzione e l’influenza, più che di lavoro e che le leggi non ci proteggono da loro, ma al contrarlo, essi sono protetti dalle leggi;
Quando ti rendi conto che la corruzione è ricompensata, e l’onestà diventa auto-sacrificio; allora puoi affermare, senza paura di sbagliarti, che la tua società è condannata.”
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E l’amica Nicoletta Forcheri ha aggiunto a conferma il 28 dicembre 2019:
“In Italia se non lavori per un ente pubblico come parassita clientelare o per una multinazionale estera, sei in trappola: impossibile intraprendere e lavorare, impossibile mettere a frutto il tuo patrimonio immobiliare, impossibile tenere piccoli commerci, impossibile per le PMI, impossibile fare l’artigiano, impossibile resistere come pescatore, impossibile fare il giornalista non venduto, forse solo qualche azienda agricola che fa turismo resiste bene al momento per il resto è un DISASTRO, non c’è da stupirsi che chiudano gli uni dopo gli altri”.
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Dal 1921 sono passati 101 anni, ma i sistemi sociali sono rimasti congelati.
Chi non ha talento per produrre, si specializza ne l’uso raffinato e “convincente” della parola, per acquisire il massimo potere paralizzante nelle democrazie rappresentative: Associazioni, sindacati, partiti, Parlamento, Burocrazia, Magistratura.
E chi sa appendere un quadro alla parete, per essere autorizzato a servire un cliente e garantire l’opera a regola d’arte, deve procurarsi il consenso dei parolieri pubblici, che di “fare” non ne capiscono una mazza, ma vivono sfruttando e impoverendo chi fa: contadini, pastori, pescatori, boscaioli, artigiani e commercianti che hanno sempre insegnato a fare, facendo.
Ormai il rapporto numerico tra chi può fare, e chi ha il potere di ostacolarlo o fermarlo a norma di legge per sfruttarlo economicamente dopo averlo truffato politicamente, è a dir poco invertito.
E fermare la marea dei presunti “pensatori” devastante per i “fattori” come una invasione di cavallette, ormai è impossibile, perché ognuna di queste categorie di “benefattori”, (salvo illustrissime eccezioni di soggetti super qualificati, capaci di pensare facendo) ha acquisito, oltre ad una insuperabile abilità linguistica, IL POTERE REALE DI ABUSARE IMPUNEMENTE del potere legale, rendendo disservizi e imponendo tributi per estorcere il compenso.
Insomma, chi è impegnato a produrre ricchezza concretamente, si trova a vivere come un criceto nella ruota: che decida di andare piano, veloce o fermarsi, da lì non esce vivo.
E che le società così concepite siano condannate allo sfascio, era già ipotizzabile un secolo fa.
Ora è certo e visibile anche allo scemo del villaggio che viviamo nella “civiltà suicida del detto e maifatto”, perché a formare i cervelli e a governare i popoli, non sono quelli capaci di dare lavoro e produrre ricchezza per tutti, ma quelli col potere di impedirglielo, fino a  mettere a rischio il futuro dell’umanità per fame, malattia, sconvolgimenti climatici o guerra.
Franco Luceri

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