Schillaci: “In quarantena i positivi al Covid in arrivo dalla Cina”

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Giro di vite dopo il boom di contagi nel gigante asiatico, Cresce la paura per le possibili nuove varianti. Il ministro domani riferirà in Senato. In Italia tampone obbligatorio per i passeggeri in arrivo dal Paese asiatico mentre negli Usa, dal 5 gennaio, bisognerà presentare obbligatoriamente un test negativo fatto “non più di due giorni prima della partenza”
© Frederic J. BROWN / AFP – Cinesi in partenza da Pechino

 

AGI – “Ho disposto, con ordinanza, tamponi antigenici Covdi19 obbligatori, e relativo sequenziamento del virus, per tutti i passeggeri provenienti dalla Cina e in transito in Italia. La misura si rende indispensabile per garantire la sorveglianza e l’individuazione di eventuali varianti del virus al fine di tutelare la popolazione italiana. Riferiro’ piu’ dettagliatamente nel corso del Consiglio dei Ministri convocato oggi”. Lo ha affermato il ministro della Salute Orazio Schillaci, che, dopo una attenta valutazione con gli esperti e in contatto con le autorità competenti degli altri Paesi, ha deciso di reintrodurre l’obbligo di tampone per i passeggeri dei voli provenienti dalla Cina. I test già vengono effettuati a Malpensa (dove nei primi voli testati la percentuale di positivi è enorme, oltre il 50%) e ripartiranno anche a Fiumicino.

“La sorveglianza e la prevenzione attraverso il sequenziamento – ha sottolineato Schillaci – sono fondamentali per individuare con tempestività eventuali nuove varianti che possano destare preoccupazione e che, al momento, non risultano in circolazione in Italia”. Anche per questo il ministro “ha raccomandato il sequenziamento di tutte le varianti che possono emergere dai tamponi”.

Quarantena per i positivi

“I positivi al Covid che provengono dalla Cina verranno posti in quarantena. Stiamo predisponendo le adeguate misure”, ha poi aggiunto in serata il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al termine del Consiglio dei Ministri. Schillaci ritiene che i vaccini cinesi siano “poco efficaci” e per questo ha mandato una lettera alla Commissione Ue “per chiedere un raccordo sulle misure” a livello europeo.

Le misure negli Usa

Gli Stati Uniti chiederanno il test Covid negativo a tutti i viaggiatori aerei provenienti dalla Cina, perché che Pechino non sta condividendo abbastanza informazioni sull’aumento dei casi di coronavirus nel Paese.

Dal 5 gennaio, “tutti i passeggeri aerei di eta’ pari o superiore a due anni provenienti dalla Cina dovranno sottoporsi al test non più di due giorni prima della partenza dalla Cina, da Hong Kong e da Macao, e mostrare il risultato negativo del test alle compagnie aeree al momento della partenza”, ha dichiarato un funzionario sanitario federale.

“Il recente rapido aumento della trasmissione della Covid-19 in Cina aumenta il potenziale di comparsa di nuove varianti”, ha dichiarato un funzionario in un briefing telefonico. Tuttavia, Pechino ha fornito solo dati limitati sulle varianti circolanti in Cina ai database globali, e anche i test e le segnalazioni sui nuovi casi sono diminuiti.

 

La paura che arriva da lontano

Il timore che i milioni di casi cinesi possano, di replicazione in replicazione, innescare la nascita di nuove varianti e quindi, potenzialmente, farci tornare di fatto al punto di partenza, è condiviso dai virologi: “Io non credo che dalla Cina arriverà una variante del Covid più letale di Omicron – spiega Matteo Bassetti all’AGI – anche se la certezza non esiste, ma potrebbe arrivarne una più resistente ai vaccini. Se dovesse arrivare una nuova variante non più letale, ma con un meccanismo di escape, troverebbe ad oggi il 60% di popolazione anziana, parlo di over 65 e fragili, che non ha fatto il richiamo recentemente e questo potrebbe essere un problema serio”.

Secondo Fabrizio Pregliasco “bisogna essere vigili e proattivi: non bastano solamente i test a Milano-Malpensa, ma serve una iniziativa a livello europeo e internazionale, perchè un potenziale rischio in presenza di così tanta casistica – contagi incontrollati su un miliardo e mezzo di persone – è di avere altre varianti, non solo Omicron”.

Dello stesso avviso Francesco Vaia, direttore dell’istituto Spallanzani, secondo cui bisogna puntare “sul potenziamento della sorveglianza mediante test antigenici per chi proviene in particolare dalla Cina e caratterizzazione molecolare con analisi di sequenza nei casi positivi. Sarebbe meglio se il coordinamento dei tamponi di sorveglianza avvenisse a livello europeo. Un intervento di questo tipo servirebbe a monitorare la comparsa ed intercettare precocemente l’arrivo di nuove varianti, sia come nuove evoluzioni di Omicron che come nuove varianti diverse da Omicron, e a predisporre eventuali misure quarantenarie selettive”.

Meno pessimista Andrea Crisanti, interpellato dall’AGI, secondo cui l’iper-circolazione virale in corso in Cina “aumenta la possibilità che possano svilupparsi varianti nuove, ma speriamo ciò non accada.

Probabilmente queste non saranno capaci di bucare i nostri vaccini, perché il virus lì – dove i vaccinati sono pochi e la popolazione è naive – trova davanti e non ha bisogno di variare aggirando la protezione”.

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