Schillaci: sulle nuove varianti del Covid timori ma non allarmismi

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L’informativa del ministro della Salute al Senato: “Varianti già note nei passeggeri positivi giunti dalla Cina. Da Pechino una lezione su come non gestire un’epidemia”. Convocata l’unità di crisi. Prorogato al 30 aprile l’obbligo di mascherine nelle strutture sanitarie
© Francesco Fotia/ AGF – Orazio Schillaci

 

AGI – I dati preliminari, anche sul sequenziamento, sui test sui passeggeri positivi al Covid giunti dalla Cina “evidenziano la circolazione di varianti e sottolignaggi già presenti sul nostro territorio”. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nella sua informativa al Senato sul controllo sanitario negli aeroporti sui passeggeri provenienti dalla Repubblica popolare cinese, invita a “evitare interpretazioni allarmistiche”, fermo restando il timore che la “crescita esponenziale” di casi di contagio in Cina “possa generare la selezione di una nuova variante, che traghetti l’evoluzione del virus oltre la variante Omicron”.

“Al momento – ha ricordato Schillaci – le varianti monitorate nei casi in Cina sono le stesse già circolanti da tempo a livello globale”. “La stessa sottovariante BF.7 – ha spiegato il ministro della Salute – su cui si stanno concentrando timori probabilmente infondati, è una evoluzione della BA.5, già circola da tempo anche alle nostre latitudini ed è meno immunoevasiva delle varianti BQ che sono al momento dominanti in Europa e Nord America. Il salto evolutivo da monitorare con attenzione sarebbe quello oltre i confini di Omicron, con la nascita di un’altra vera nuova variante di interesse, ma al momento questa rimane un’ipotesi non supportata da dati epidemiologici reali”.

Convocata l’unità di crisi

“Per rafforzare il monitoraggio sull’evoluzione epidemiologica derivante dai potenziali rischi legati alla situazione creatasi nella Repubblica popolare cinese, ho provveduto a convocare per la giornata di domani l’Unitaàdi crisi prevista quale Osservatorio del ministero sulla materia”, ha annunciato Schillaci, “proprio oggi ho firmato l’ulteriore proroga fino al 30 aprile 2023 dell’obbligo dell’uso delle mascherine nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie, compresi gli ambulatori e gli studi dei medici di medicina generale”.

“Per quanto riguarda i passeggeri provenienti dalla Cina attraverso voli indiretti che hanno fatto scalo in Paesi dell’area Schengen, è necessario un raccordo in sede Ue per prendere una decisione comune che possa servire a limitare l’afflusso di persone positive dal Paese asiatico”, ha affermato ancora il ministro.

“Da Pechino una lezione su come non gestire un’epidemia”

In Cina “La riduzione repentina delle misure di restrizione, causata dalla protesta popolare, ha funzionato da innesco perfetto generando inevitabilmente un impressionante numero di nuovi casi (le stime non ufficiali degli osservatori occidentali arrivano a oltre 250 milioni di casi, circa un abitante su cinque), con una previsione a breve di oltre un milione e mezzo di decessi”, ha proseguito il ministro, parlando di “un percorso tutt’altro che virtuoso, gestito attraverso una politica sanitaria sbagliata: prima condannati ad una dura restrizione delle libertà fondamentali e poi all’esplosione della pandemia a seguito dell’allentamento delle stesse misure restrittive. Una lezione per l’intero pianeta su come non vada mai gestita un’epidemia”.

In Cina, “l’argine della vaccinazione contro il Covid non ha funzionato per diversi motivi: poche le vaccinazioni eseguite rispetto al numero totale di cittadini; scarso il livello di protezione conferito dai vaccini utilizzati, diversi da quelli usati nei Paesi occidentali; ridotto il numero di persone anziane e fragili vaccinate, per di più con poche dosi di richiamo. Nella città di Shanghai, il 62% degli over 60 non è coperto con terza dose, e il 38% non è mai stato vaccinato”.

“La strategia di contenimento in Cina – ha ricordato il ministro – è stata basata quasi esclusivamente sulle misure di restrizione, venendo a mancare una contestuale azione di efficace prevenzione sanitaria. Il virus, la variante Omicron in particolare, è fino a poco tempo fa circolata poco in Cina, con una conseguente bassissima immunità ibrida: ciò anche in quanto, a differenza di quanto avvenuto in Europa, una minima parte della popolazione è stata esposta al virus attraverso l’infezione naturale. Il risultato è stato quello di arrivare quest’autunno ad una tempesta perfetta con una copertura vaccinale insufficiente e la maggior parte delle persone ancora suscettibili”.

 

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