Il ricordo di Sassoli e le divisioni del Pd

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“Chissà cosa penserebbe David”, dice Enrico Letta nel suo ricordo dell’ex presidente del Parlamento Europeo, deceduto un anno fa, al quale avrebbe voluto affidare la guida del partito, mentre lo scontro su tempi e regole delle primarie continua ad agitare il Nazareno

di Paolo Molinari

© Alessandro Serranò/ AGF – Enrico Letta

 

AGI – “Chissà cosa penserebbe David”, dice Enrico Letta, la voce rotta dalla commozione, nel ricordare l’amico Sassoli, di cui ricorre in questi giorni il primo anniversario della morte. Chissà cosa avrebbe pensato davanti “alle schifezze che stanno emergendo” sul Qatargate, si chiede l’ancora “per pochi giorni” segretario dem, come lui stesso tiene a precisare. E chissà cosa avrebbe pensato David Sassoli della guerra in Ucraina e del ruolo che l’Europa sta giocando, si chiedono Romano Prodi e lo scrittore Paolo Rumiz, presenti all’incontro al Teatro Quirino per la presentazione del libro “David Sassoli: la saggezza e l’audacia” che raccoglie i discorsi del presidente del Parlamento Europeo.

Una assenza che pesa, sulle istituzioni europee e sul partito che, se non la malattia non l’avesse portato via, Sassoli avrebbe guidato alle elezioni politiche del 25 settembre. Questo era il disegno di Letta che con l’amico ne aveva parlato sul finire del 2021, ricevendone un’apertura di massima. “David Sassoli avrebbe cambiato la storia dell’Italia e dell’Europa se non lo avesse fermato la malattia”, spiega Letta: “Gli feci una proposta politica: ora che la vicenda europea ti porterà a prendere delle decisioni, penso che tu dovresti guidarci alle elezioni. Perché tu hai una capacità espansiva, hai la capacità di allargare la coalizione, saresti in grado di guidare una coalizione molto larga”.

Il timore di un flop delle primarie

Chissà, quindi, cosa sarebbe stato del Pd che oggi si dibatte per uscire dalla crisi innescata dalla sconfitta alle urne, fra una costituente mai realmente decollata e un confronto congressuale di cui si sono perse le tracce, complice lo scontro sui tempi e sulle modalità del voto: online, in presenza, entrambi? Tra martedì e mercoledì, auspicabilmente, dovrebbe essere fatta chiarezza, ma c’è chi scommette che la vicenda del voto online e dei tempi del congresso avrà degli strascichi anche dopo l’insediamento della nuova segreteria, soprattutto se il rischio di un flop di partecipazione agitato in queste ore si dovesse concretizzare.

Il 10 gennaio i responsabili delle mozioni in campo dovrebbero fare il punto sulla direzione che si riunirà mercoledì e che, salvo sorprese, dovrebbe certificare lo slittamento delle primarie aperte dal 19 al 26 febbraio. “Ci sarà una riunione informale per preparare la direzione nazionale di mercoledì che dovrà definire le regole generali del congresso e la commissione congressuale”. Poche le possibilità che si possa cambiare il regolamento e prevedere il voto online assieme a quello ai gazebo. Per farlo servirebbe il via libera unanime di tutti e quattro i candidati finora in campo. Unanimità che, al momento, non c’è. Oltre alla mozione Bonaccini, che ha chiuso la porta con la coordinatrice Pina Picierno, c’è il ‘no’ di Paola De Micheli.

Elly Schlein si è detta d’accordo alle primarie online come “strumento di partecipazione” e con lei buona parte della sinistra del partito, compreso Andrea Orlando: “Dobbiamo lavorare perchè la partecipazione sia la più alta possibile, bene ogni strumento che lo consenta: una partecipazione numerosa sarebbe un primo elemento di riscossa e di riscatto”, dice l’ex ministro. L’area che si sta raccogliendo attorno alla deputata non demorde. Fonti parlamentari vicine a Schlein assicurano di voler portare all’incontro di martedì la proposta, dato che in campo ci sono anche richieste da parte degli altri competitor, in particolare sui tempi sui tempi e la raccolta firme.

Il salto in avanti che serve all’Europa

Un braccio di ferro su tempi e regole rispetto al quale l’incontro del Quirino, con le riflessioni sul futuro dell’Europa nel nuovo assetto globale, ha l’effetto di una boccata di aria fresca per i tanti esponenti dem presenti. Oltre a Letta, i deputati Michela de Biase e Alberto Losacco, il sindaco Roberto Gualtieri, l’ex senatore Luigi Zanda, oltre naturalmente a Enrico Letta e Romano Prodi. “David Sassoli era il nativo Democratico. Rappresentava per il Pd quel nativo Democratico che rappresentava la sintesi fra culture diverse della quale era molto orgoglioso”, ricorda il segretario dem: “I politici si dividono in quelli che accompagnano la storia e quelli che cambiano la storia. David ha cambiato la storia: tenendo aperto il parlamento europeo durante la pandemia ha consentito di fare quel miracolo rappresentato da Next Generation Eu”, ha aggiunto Letta.

L’ex presidente della Commissione Europea ha ricordato che “gli anni della mia presidenza sono stati quelli dell’allargamento, del rafforzamento dell’euro. Allargamento da molti criticato fino allo scoppio della guerra in Ucraina. Immaginatevi se la Polonia oggi fosse stata nelle condizioni dell’Ucraina. Poi ci si è fermati, c’è stato un periodo di sosta del processo di integrazione”. Una sosta, ricorda Prodi, interrotta proprio dalla presidenza di Sassoli al Parlamento Europeo e da quella di Von der Leyen alla Commissione: “L’Europa si è arrestata ed è stata ripresa la strada con la Commissione Von der Leyen e con Next Generation Eu”, di cui Sassoli è stato uno dei protagonisti, tanto da immaginarlo ancor prima che prendesse forma.

“I cittadini amano l’Europa quando l’Europa fa, quando agisce. Con il Next Generation è tornata la solidarietà. Oggi è il momento più drammatico della mia vita politica, mai visto un momento drammatico come quello di oggi. Persino la crisi dei missili di Cuba aveva un suo equilibrio, una sua gestione”. Di fronte a questa crisi, aggiunge Prodi, “abbiamo l’obbligo di fare passi avanti ribadendo i grandi principi dell’Europa. Passi avanti che rendono obbligatorio il procedimento a due velocità , con un nucleo forte che porti avanti l’Europa. L’euro, che è arrivato a venti Paesi pochi giorni fa, sui problemi concreti ha reso evidenti i vantaggi che produce. Ora serve un salto in avanti su difesa ed esteri”. Su questa linea si muove anche Letta: “C’è bisogno di gruppi di volenterosi che vadano avanti. Anche sulla questione della politica migratoria, efficace e progressiva”.

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