Frammenti di un insegnamento sconosciuto recensito dal critico d’arte Melinda Miceli 

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La ricerca iniziata da Uspenskij tra Europa, Egitto e paesi orientali di un insegnamento che potesse aiutarlo a comprendere i problemi dell’uomo e i misteri dell’universo, lo portò a incontrare il filosofo armeno George Ivanovic Gurdjieff a San Pietroburgo, nel 1915. In “Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto”, saggio per chi non accetta di vedere le apparenze, è contenuto lo straordinario racconto della relazione tra allievo e maestro, e delle straordinarie lezioni ricevute durante gli anni del suo apprendistato. Questo importante testo, riporta con fedeltà gli insegnamenti orali ricevuti e le esperienze vissute al suo fianco di Gurdjeff per otto anni, e sebbene sia stata scritta quasi un secolo fa, l’opera di Ouspensky può essere considerata una vera pietra miliare di conoscenze spirituali, ancora troppo inesplorate dalla cultura occidentale. L’opera che è romanzo, manuale e codice di un insegnamento, le cui sfaccettature pochi riescono a vedere, può essere paragonata alla testimonianza filosofica di Platone sulla vita e le dottrine di Socrate, suo maestro.

Il lavoro sul sé inizia grazie a quest’opera e si completa con il successivo libro di Ouspenky, “La quarta via”, nome che lo scrittore russo conferisce all’insegnamento del proprio maestro Gurdjieff.

La civiltà contemporanea vuole degli automi. E le persone sono certamente sul punto di perdere le proprie abitudini di indipendenza, diventando sempre più simili ad automi, a pezzi di macchine. Non è possibile dire come finirà tutto questo né come uscirne, e neppure se ci sarà una fine o un’uscita. Una sola cosa è certa, ed è che la schiavitù dell’uomo non fa che aumentare. L’uomo sta diventando uno schiavo volontario. Non ha più bisogno di catene: incomincia ad amare la sua schiavitù, a esserne fiero. E nulla di più terribile potrebbe accadere ad un uomo”.

Gli uomini sono macchine, esseri dormienti, assai divisi, ma essi non lo sanno e non possono saperlo perché ciascuno dei loro io conosce soltanto determinati io in cui s’imbatte per associazione; altri io rimangono completamente ignoti. Gli io sono classificati in base alle funzioni:  io intellettuali, emozionali, istintivi e motori. Questi io agiscono indipendentemente dall’altro e finché l’uomo non comincia a studiare se stesso con la conoscenza di questa divisione, non potrà mai giungere ad una giusta comprensione delle sue funzioni o reazioni. Questo sonno dell’uomo insieme all’ assenza di unità degli io, creano la sua completa meccanicità.

La divisione dell’uomo in 7 categorie autorizza la spiegazione di molti concetti che non potrebbero essere giustificati, ed è una prima applicazione all’uomo del pensiero della relatività. Enti e cose apparentemente identici, sono possibili di differenze, secondo il grado di uomini da cui dipendono o in relazione al quale si valutano. “Uomini buoni, uomini cattivi, uomini malvagi, uomini veritieri, mentitori, uomini sinceri, uomini pazienti, ipocriti, uomini giusti, uomini vani, e così via, sono tutti termini che si riferiscono al lato dell’essere, non al lato della conoscenza nell’uomo. In questo periodo la gente è giunta a credere che ciò che l’uomo è non ha importanza ma che l’abbia soltanto ciò che conosce. Giunge a credere che un uomo che possiede un essere criminale possa essere un grande pensatore o un grande scienziato o un grande artista o un grande scrittore”. 

L’uomo 1, 2 e 3, è una macchina controllata da influenze esterne; non ha possibilità di resistere a esse e nessuna possibilità di distinguerle una dall’altra, nessuna possibilità di studiare se stesso fuori da queste cose.

Se perdete energia in emozioni negative, o in azioni meccaniche, nel pensare meccanico, allora è perduta. Se però usate l’energia per lottare contro la meccanicità, la riavete. Questo è il modo con cui l’energia viene accumulata.

P.D. Ouspensky. 

L’energia è necessario soltanto che l’uomo impari ad economizzarla, in vista di un lavoro utile, invece di dissiparla in pura perdita come emozioni inutili, ansie, attese di cose spiacevoli possibili ed impossibili, cattivi umori,  fretta, nervosismo, irritabilità etc…L’energia viene sprecata da un cattivo lavoro dei centri, dall’interesse accordato ininterrottamente alle cose che accadono intorno a o alle persone che non meritano nemmeno uno sguardo, dallo sciupo senza fine della forza di attenzione.

Se l’uomo comincia a lottare contro tutte queste abitudini, può facilmente intraprendere il lavoro dello studio di sé e del perfezionamento di sé perché il lavoro sull’essere richiede costante supervisione e conoscenza.

L’uomo n. 7 è giunto al più completo sviluppo possibile e possiede volontà, coscienza, un io permanente e immutabile, individualità, immortalità e una quantità di altre proprietà che nella cecità e nell’ ignoranza gli altri tipi di uomo ignorano. Ha raggiunto la perfezione passando prima da 4, 5 e 6 e riequilibrando tutti i suoi centri.

Per farlo occorre sforzarsi e anche soffrire. La sofferenza e il contrasto interiore secondo Gurdjieff portano (o possono portare) all’equilibrio. Ma senza passare attraverso questo processo che determina la cristallizzazione e il controllo dell’energia (corpo astrale per lui) non si può salire.

Se un uomo passa da 3 a 7 è un illuminato incompleto.

L’uomo n. 1 è l’uomo del corpo fisico, in cui le funzioni dell’istinto e del movimento predominano sempre sulle funzioni del sentimento e del pensiero. Il sapere è basato sull’imitazione, imparato a memoria, meccanicamente, per ripetizione. La sua religione è fatta di riti, di forme esteriori, di sacrifici e di cerimonie.

L’uomo n. 2 è allo stesso livello di sviluppo del precedente ma il centro di gravità della sua vita psichica si trova nel centro emozionale che predomina su tutto. Il sapere di questo uomo è basato sul suo piacere.

L’uomo n. 3 è anch’esso allo stesso livello di sviluppo, ma il centro di gravità della sua vita psichica è nel centro intellettuale che predomina sulle funzioni emozionali, istintive, motorie. L’uomo razionale ha un sapere fondato su un pensare soggettivamente logico, su una comprensione letterale tipica dei conformisti e dogmatici. Gli uomini n. 1, 2, 3, costituiscono l’umanità meccanica: restano al livello in cui sono nati senza possibilità di progredire.

L’uomo n. 4 è diventato n. 4 in quanto prodotto del lavoro di scuola. Si trova ad un grado intermedio e il suo livello è superiore a quello dei precedenti; egli ha un centro di gravità permanente che è fatto delle sue idee e della sua relazione con l’ambiente. I suoi centri psichici hanno già incominciato a equilibrarsi, egli si conosce quasi interamente e sa cosa vuole; in lui, un centro non può più avere una preponderanza sugli altri, come per gli uomini delle prime tre categorie, ed è in cammino verso il sapere oggettivo.

Nell’uomo n. 5 appare una cristallizzazione degli insegnamenti per cui, egli non può mutare continuamente, come gli uomini n. 1, n. 2 e n. 3. Si deve notare che l’uomo n. 5 può essere sia il risultato di un lavoro giusto come il risultato di un lavoro sbagliato. Egli può essere diventato n. 5 dopo essere stato n. 4 e può essere diventato n. 5 senza essere stato n. 4. Il sapere dell’uomo n. 5 è un sapere totale e indivisibile. Ciò che egli sa, lo sa con la totalità del suo essere e dei suoi io controllati.

L’uomo n. 6 differisce da lui solo per qualcuna delle sue proprietà che non sono ancora diventate permanenti.

Gurdjieff affermò che l’uomo non nasce con un’anima, ma che la deve creare durante l’arco della sua vita, altrimenti «morirà come un cane», ossia senz’anima. Per “anima”, egli si riferiva alla coscienza superiore, distinta dalla coscienza ordinaria degli esseri umani, definita come una forma di sonno, sostenendo che gli stati di coscienza superiori sono possibili. Fece riferimento allo strumento dell’attenzione come mezzo per accedere a nuove percezioni ed al “ricordo di sé”. Gurdjieff propose una sua personale classificazione delle tradizioni spirituali esistenti:

La prima via, la “Via del Fachiro” (di derivazione sufi e indù), basata principalmente su un lavoro sul corpo.

La seconda, la “Via del Monaco” (di derivazione cristiana), basata principalmente su un lavoro sul sentimento.

La terza, la “Via dello Yogi” (di derivazione indù, buddhista e sikh), basata principalmente su un lavoro sulla mente.

Secondo Gurdjieff, le “vie” tradizionali per lo sviluppo interiore dell’uomo sono inadatte alla vita dell’uomo occidentale, in quanto richiedono l’abbandono della vita ordinaria per dedicarsi interamente ad esse.

La Quarta Via la “via dell’uomo astuto” e pone l’accento sull’armonizzazione di tutte le sue parti costituenti, permettendogli di poter continuare la propria vita quotidiana normalmente. Propone l’apprendimento di un sapere antichissimo, tramandato esclusivamente oralmente e per pratica diretta, con il quale l’uomo addormentato può risvegliarsi dal suo torpore profondo, iniziando a conoscere se stesso, e ad “aprirsi” a zone interiori, inesplorate e sacre, attraverso il primo raggiungimento di una nuova qualità di Essere. Insegnò attraverso lo strumento delle “danze sacre” o “movimenti” di gruppo, accompagnati da musiche luminose composte in collaborazione con il musicista Thomas de Hartmann, musiche che Gurdjieff compose ispirandosi a ciò che aveva sentito e assimilato durante i suoi viaggi.

Dott.ssa Melinda Miceli Critico d’arte

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