Prove di disgelo nella maggioranza

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Dopo giorni di tensioni tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, Tajani assicura che gli azzurri non remano contro l’esecutivo. Resta il nodo della riforma sull’autonomia, battaglia storica sulla quale la Lega non intende cedere

di Giovanni Lamberti

© Alessandro Serranò/ AGF – Berlusconi, Salvini e Meloni

 

AGI – “Nessuno può mettere in dubbio il sostegno, leale e determinato di Forza Italia al governo”. Dopo giorni di fibrillazione tra azzurri e Fdi arriva la reazione ufficiale, concordata con Berlusconi, di FI, tramite il coordinatore Tajani. Il partito – il messaggio – non rema contro l’esecutivo. C’è il riconoscimento – nella nota del ministro degli Esteri e vicepremier – del ruolo del Cavaliere in quanto “fondatore e padre politico del progetto” del centrodestra, la rassicurazione sulla necessità “di trasformare in realtà gli impegni presi in campagna elettorale con gli Italiani” e la presa di posizione sul fatto che “Forza Italia continuerà a difendere, come ha sempre fatto, le scelte condivise adottate dal governo, senza venire mai meno ai principi liberali, cristiani, garantisti che la caratterizzano”.

Una settimana di incomprensioni e sospetti

Si tenta dunque il disgelo nei rapporti tra FI e Fdi e si prova a porre fine al clima di tensione, più o meno sottotraccia, sfociato dopo le decisioni del governo sul caro-benzina. “È la solita divisione tra governisti e non governisti, sia in Forza Italia che nella Lega, ma si tratta di normale dialettica”, osserva un ‘big’ della maggioranza. Sta di fatto che Fratelli d’Italia e la premier non hanno gradito alcuni distinguo arrivati soprattutto da FI, con il presidente del Consiglio che ha lanciato avvisi agli alleati sulla necessità di non mettere il bastone tra le ruote e il partito azzurro che rimprovera il partito di maggioranza del centrodestra di eccessivo nervosismo. La nota di Tajani compatta il partito (qualche forzista riteneva che fosse proprio il responsabile della Farnesina ad alimentare le distanze) con l’obiettivo di chiudere una settimana di incomprensioni e sospetti che anche i ministri ora si affrettano a smentire. “Assisto a un clima in Consiglio dei ministri di totale unanimità di ispirazione e condivisione di discussioni e decisioni”, dice per esempio il ministro dell’Interno Piantedosi.

A provare a sminare il terreno ha concorso anche la telefonata di auguri che nel pomeriggio Berlusconi ha fatto a Meloni per farle gli auguri di buon compleanno. Il Cavaliere ai suoi interlocutori continua a dire di aspettarsi un maggior coinvolgimento, ma di non voler minimamente attentare alla vita dell’esecutivo. E anche Salvini ha voluto far sapere di primo mattino di aver chiamato il presidente del Consiglio. Sul tavolo comunque restano i nodi su diversi dossier. A partire da quello dell’autonomia, con il segretario del partito di via Bellerio che si dice convinto che la battaglia storica della Lega andrà in porto nel 2023 mentre gli alleati frenano. “Federalismo e presidenzialismo saranno attuati, noi siamo persone che mantengono la parola data”, afferma il ministro delle Infrastrutture tirando in ballo anche la partita delle riforme.

Si fa risentire Fini

Dopo le perplessità di Tajani sulla necessità di non dividere l’Italia, dal salotto dell’Annunziata su Raitre si è fatto sentire l’ex presidente della Camera Fini, “la fretta può essere cattiva consigliera”, ha sottolineato, “senza fondo di compensazione metteremmo a rischio l’unità nazionale. Se la riforma si fa male c’è questo rischio”.
L’ex leader di Alleanza nazionale si è espresso anche sul Mes, “deve essere ratificato e lo sarà”. Lunedì il ministro dell’Economia Giorgetti sarà all’Eurogruppo, al termine della riunione a Bruxelles è prevista una conferenza stampa del presidente Donohoe, del commissario all’Economia, Gentiloni e del direttore generale del Mes, Gramegna.

L’Europa preme affinchè Roma dia semaforo verde alla ratifica ma al momento il governo ufficialmente non intende pronunciarsi. Non è previsto del resto nel calendario parlamentare alcun appuntamento in questa direzione, si punta a prendere tempo. Anzi, è stato proprio il Parlamento – ricorda una fonte dell’esecutivo – a adottare una risoluzione contro il Mes. Dossier su cui si divide il governo e la maggioranza, tra chi preferirebbe accelerare – soprattutto FI – anche per mantenere un buon rapporto con le istituzioni europee, proprio in un momento in cui va avanti il confronto sul Pnrr e chi, invece, ritiene che senza il via libera a modifiche dello strumento non si possa dare l’ok e che, anzi, servirebbe eventualmente un nuovo pronunciamento delle Camere.

L’agenda del Parlamento

Questa settimana la Camera sarà impegnata a discutere del dl Ischia mentre al Senato il confronto è sul Milleproroghe. Martedì è prevista una riunione di maggioranza per un raccordo sugli emendamenti da presentare (il termine scade giovedì). Entrerà come emendamento il dl sulla proroga del payback sui dispositivi medici e Forza Italia insiste sulla proroga di uno o due anni delle concessioni sui balneari per prolungare il tempo dell’avvio delle gare. Ma il governo ha già fatto sapere che non sono previste particolari modifiche al provvedimento e si frena anche sulla possibilità che arrivi lo sblocco dei crediti d’imposta sul superbonus.

I dossier in Parlamento sono destinati ad essere argomento di campagna elettorale. Il governo punta a presentare la riforma fiscale prima delle Regionali, mentre la Lega vorrebbe che arrivasse in Consiglio dei ministri prima di quella data anche l’autonomia. Il 3 febbraio è previsto poi l’approdo nell’Aula di Montecitorio del dl Ong. Il 9 e 10 febbraio, proprio alla vigilia del voto, si terrà il Consiglio europeo che dovrebbe affrontare il tema dell’immigrazione, con il governo italiano impegnato tra l’altro a portare avanti il ‘piano Mattei’ in Africa.

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