Il mito di Audrey Hepburn a 30 anni dalla sua morte

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Film indimenticabili, come “Vacanze romane”, “Sabrina”, “A colazione da Tiffany” la consacranono diva di Hollywood per il suo stile inconfondibile. Eppure da ragazza avrebbe voluto fare la ballerina

AGI – L’indimenticabile Sabrina, la memorabile Holly in Colazione da Tiffany ma anche la principessa Anna in Vacanze romane: ruoli che hanno fatto la leggenda di Audrey Hepburn, attrici tra le più amate e celebrate, icona della Hollywood classica, di cui oggi ricorre il trentesimo anniversario della morte. La Nacion la ricorda come l’artista “meno convenzionale” e “anacronistica” che proprio a Hollywood ebbe la sua consacrazione.

Lì trovò i suoi più grandi ruoli che “raccontano tutti la stessa favola: quella della trasformazione in mito di una bellezza che sarebbe potuta passare inosservata”. Icona di stile – il suo tubino nero ha fatto la storia del cinema e non solo – Audrey era nata nel 1929 in Belgio da padre britannico e madre olandese, una baronessa.

Dopo il divorzio dei suoi genitori e l’abbandono della famiglia da parte del padre, simpatizzante nazista (tra gli eventi più traumatici della sua vita), la madre si stabilì con i figli ad Arnhem, dove Audrey studiò danza, suo grande amore. Finita la guerra si trasferì a Londra ma la sua altezza, insieme alla malnutrizione sofferta durante il periodo dell’occupazione, le preclusero la strada del ballo. E lei scelse il palcoscenico, prima il teatro e poi il cinema.

Dopo una serie di film in Europa, agli inizi degli anni ’50 arrivo’ lo ‘sbarco’ negli Stati Uniti con ‘Vacanze romane’ insieme a Gregory Peck: fu un successo che le portò la celebrità e l’Oscar come miglior attrice protagonista, seguito da un Bafta. Poi venne ‘Sabrina’, accanto a Humphrey Bogart e William Holden, da cui nacque un sodalizio con lo stilista francese Hubert de Givenchy.

Nel 1961 recitò in ‘Colazione da Tiffany’, passato alla storia come uno dei film più rappresentativi del cinema americano. Audrey non vinse l’Oscar, ma conquistò il suo secondo David di Donatello come migliore attrice straniera. Le ultime apparizioni sul grande schermo furono alla fine degli anni ’80, ma fino ad allora macinò titoli su titoli, recitando accanto ai grandi nomi dello star system.

Tra le sue interpretazioni memorabili, viene ricordato anche ‘Gli occhi della notte, dove impersonificava una cieca, considerato da Nacion come “l’apice di una star che sa padroneggiare ogni muscolo per produrre emozioni”. Nella sua vita si occupò anche di beneficenza, viaggiando molto per conto dell’Unicef.

Proprio tornando da un viaggio in Somalia per l’organizzazione umanitaria nel 1992, ebbe forti dolori e i medici le scoprirono un cancro esteso al colon. Morì il 20 gennaio 1993 e venne sepolta in Svizzera dove viveva con l’attore olandese Robert Wolders.

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