Vassoi di Zhostovo: tutto quello che c’è da sapere su una delle meraviglie artigianali russe

Arte, Cultura & Società

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Russia Beyond (Foto: Larisa Goncharova)

Sono in metallo, dipinti e laccati, con una base nera che li fa durare per generazioni. E quando, ai tempi della Seconda guerra mondiale, tutto il ferro serviva all’industria bellica, la tradizione fu portata avanti insegnando alle donne (gli uomini erano al fronte) a dipingere sulle lattine dei barattoli di conserva degli aiuti umanitari

Durante la Seconda Guerra Mondiale, tutto il ferro russo serviva per i bisogni del fronte, e così, in un villaggio vicino a Mosca, l’esperto artigiano Andrej Gogin insegnò alle ragazze l’antico mestiere di dipingere vassoi di metallo sulle… lattine delle conserve americane che venivano inviate come spedizioni umanitarie agli alleati sovietici. Tutti gli uomini erano andati a combattere i nazisti e le ragazze erano rimaste da sole a gestire le fattorie. Dovevano procurarsi il cibo e andare nel bosco a fare la legna per riscaldare la casa, ma trovarono comunque il tempo per imparare quell’arte.

Zhóstovo è un antico villaggio ormai assorbito nella città satellite di Mosca di Mytíshchi, conosciuto fin dall’inizio del XIX secolo. Zhestovo, come si chiamava all’epoca, faceva parte, secondo le suddivisioni amministrative dell’epoca, della Troitskaja volost dell’uezd di Mosca. Salì all’attenzione di tutta la Russia grazie al contadino servo della gleba Filipp Vishnjakov.

Vishnjakov lavorava come cocchiere in una fabbrica di tabacco piuttosto grande appartenente al mercante Korobov, nel vicino villaggio di Danilkino (oggi si chiama Fedoskino). È lì che iniziarono a produrre scatole di cartapesta dipinte con la lacca. Anche le miniature in lacca di Fedoskino sono un’antica tradizione artigianale russa. Korobov aveva acquistato il brevetto di quella verniciatura in Germania, mentre Vishnjakov si limitò a “prendere in prestito” la sua idea.

Francobollo sovietico del 1977 dedicato alla celebre immagine della Trojka di Fedoskino

“Chiamiamola collaborazione”

Nel suo villaggio di Zhostovo l’ex cocchiere aprì un “laboratorio di laccatura”. All’inizio anche lui lavorava con la cartapesta: tabacchiere, scatole e vassoi decorati con copie di quadri o disegni famosi in voga all’epoca. Gli affari andavano a gonfie vele: lui aprì un negozio nel centro di Mosca, e a Zhostovo, a gestire lo “Stabilimento fratelli Vishnjakov” lasciò il fratello.

“Un tempo la cartapesta era come la pietra. Non per niente la preparazione del semilavorato richiede sei mesi. Inizialmente decoravano delle scatole, poi passarono a produrre vassoi di cartapesta. Sono conservati a San Pietroburgo, al Museo Russo. Lo sfondo era nero: si riteneva che questo simboleggiasse la terra fertile su cui sbocciavano i fiori”, racconta Larisa Goncharova, “artista emerita” (“zasluzhennyj artist”) della Federazione Russa, che ha ereditato dai suoi avi l’arte di Zhostovo.

Francobollo sovietico del 1979 dedicato alle tipiche decorazioni dei vassoi metallici di Zhostovo

Nel 1825 il figlio di Osip Vishnjakov aprì un laboratorio tutto suo nel vicino villaggio di Ostashkovo, dove si concentrò sulla produzione di vassoi, ma non più di cartapesta, bensì di metallo. Si dice che il giovane Vishnjakov avesse incontrato a una fiera degli artigiani degli Urali che vendevano vassoi di ferro e che, come il padre, avesse “preso in prestito” l’idea da loro. “Chiamiamola una seconda ‘collaborazione’”, se la ride Larissa Goncharova.

I vassoi di metallo erano semplici, di forma arrotondata, all’inizio modestamente decorati sui lati. In seguito vennero dipinti nello “stile degli Urali”, con fiori ed erbe, conservando il fondo scuro e il particolare trattamento che permetteva loro di durare a lungo.

Le decorazioni tipiche dei vassoi di Nizhnyj Tagil, città degli Urali, che funsero probabilmente da ispirazione per i primi artigiani di Zhostovo

Con l’abolizione della servitù della gleba, i Vishnjakov ebbero alcuni concorrenti: a Zhostovo, nelle vicine Ostashkov e Khlebnikov, e in altri villaggi della Troitskaja volost vennero aperti qua e là laboratori familiari che producevano gli stessi vassoi in ferro dipinti.

A scuola sui barattoli di conserva

“Il nome della città di ’Mytishchi’ viene dalla parola ‘mytjya’, che in passato si usava per ’dogana’. Le imbarcazioni con le merci andavano a Mosca lungo il fiume Kljazma e si fermavano alla dogana di Mytishchi. C’erano molte case da tè nei dintorni, dove i mercanti bevevano il tè. E veniva servito, ovviamente, su vassoi”, così Larissa Goncharova spiega la popolarità di queste stoviglie a Zhostovo nel XIX secolo.

L’odierna Mytishchi è ormai attaccata a Mosca, e anche al tempo, gli artigiani della Troitskaja volost, grazie alla vicinanza con la grande città, trovavano facilmente mercato per i loro oggetti nelle fiere locali. Alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo lo “stile Zhostovo”, così come altri mestieri popolari, entrò un po’ in crisi causa dell’inizio dell’industrializzazione e della Prima Guerra Mondiale.

Le ragazze di Zhostovo che impararono l’arte dal maestro Andrej Gogin

Ma nel 1930 la situazione era cambiata: gli artigiani cominciarono a rinascere e le botteghe si unirono in artel. Ma poi  arrivò la Seconda Guerra Mondiale. “Fu allora che il famoso maestro di Zhostovo Andrej Pavlovich Gogin prese sei ragazze, tra cui mia madre Nina, e iniziò a insegnare loro a dipingere usando come base le lattine dei barattoli di conserva, per fare in modo che il mestiere non morisse”, racconta la Goncharova.

“Lo Stato oggi sostiene la fabbrica, ci sono grandi sconti fiscali e investimenti; è stato aperto un museo, e anche in inverno i turisti arrivano a frotte in autobus. Possono acquistare o meno i vassoi, ma la fabbrica organizza escursioni. A volte sei-otto autobus al giorno vengono qui al museo, soprattutto nei fine settimana, portando anche bambini”, si rallegra la Goncharova.

Peli di orecchio di scoiattolo siberiano

La tecnologia con cui vengono prodotti i vassoi di Zhostovo li rende molto resistenti e consente loro di servire più di una generazione familiare. Anche se tutti i segreti sono noti, ci sono ancora alcuni dettagli senza i quali non è possibile definire un vassoio “di Zhostovo”. La forma stampata o forgiata viene ripulita rimuovendo la pellicola dal metallo. Se non si procede in questo modo, inizierà la corrosione e con il tempo il vassoio si deteriorerà.

Si applicano una mano di olio e una di fondo, si carteggia il pezzo grezzo e lo si consegna all’artista. Quest’ultimo dipinge il vassoio in due fasi. Il primo strato, o “zamalevok” come lo chiamano qui, viene applicato con colori sbiancati. Il vassoio viene poi lasciato asciugare in forno per tutta la notte. Quindi viene dipinto il secondo strato.

L’artista spiega la complessità dell’opera: “La vernice è a olio, i pennelli rotondi sono fatti con i peli dell’orecchio di uno scoiattolo siberiano. Si tratta di pennelli speciali, lavorati a mano e realizzati su ordinazione solo per Zhostovo. Non è possibile acquistarli all’ingrosso, sono molto costosi. La morbidezza delle pennellate può essere ottenuta solo con un pennello di scoiattolo. I colpi di pennello devono essere dati in un unico tocco. È difficile da spiegare a parole, bisogna sedersi con un maestro e sentire come danza la sua pennellata; dove preme, dove solleva il pennello, come lo tiene e lo regola. Non è una cosa che si può imparare con i tutorial su internet. Una pennellata di Zhostovo è diversa da tutte le altre”.

Un vassoio opera di Larisa Goncharova, “artista emerita” (“zasluzhennyj artist”) della Federazione Russa, con firma dell’autrice

La pittura viene eseguita sulla superficie ancora umida del vassoio grazie all’olio di lino. Poi ci sono due mani di lacca, che fissa la pittura e dà lucidità. La Goncharova spiega: “Prima la preparavano qui, e la ricetta – che mio nonno conosceva – era segreta. Oggi tutti usano invece lacche di Jaroslavl o americane”.

Un vassoio di Larisa Goncharova. Se un vassoio base costa sui 25 euro, quello di un “artista emerito” celebre può costarne 2.500

A differenza della pittura in stile Khokhlomá di stoviglie in legno, la pittura Zhostovo dei vassoi metallici è priva di modelli stabiliti: gli artisti dipingono “di testa loro”.

Un vassoio di Larisa Goncharova con il tipico bouquet

Ma dei motivi tradizionali riconoscibili si sono conservati: scene di vita quotidiana, le trojke di Fedoskino, paesaggi, uccelli, ma soprattutto bouquet. Hanno tutti i tipi di fiori, dai rampicanti alla rosa, che è considerata la regina dell’arte di Zhostovo. La composizione più diffusa è quella centrale. Tre o quattro fiori al centro, lungo i bordi dei boccioli e dei fiori più piccoli. “Questo bouquet di solito ha tre foglie che segnano il fondo. L’intera composizione termina con un legante: si tratta di un’erba sottile, dal colore più scuro. Gli artisti di Zhostovo amavano davvero la bellezza verdeggiante della natura, ed è facili capirli, soprattutto quando l’inverno dura sei mesi!”, spiega la Goncharova.

Vassoio di Zhostovo

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Da casa alla fabbrica attraverso i campi di patate

Zhostovo si trova su una penisola: è circondata dall’acqua e la comunicazione con la “terraferma” è sempre stata difficile. Solo negli anni Sessanta fu posta una fermata dell’autobus a cinque chilometri da Zhostovo e fu aperto un percorso verso il sanatorio di Kljazma. Per questa ragione, nella fabbrica lavoravano soprattutto persone del posto. A Zhostovo vivono ancora gli eredi delle dinastie dei grandi maestri: Antipov, Mozhaev, Leontiev. Larissa Goncharova proviene dalla dinastia Beljaev, sua madre e sua nonna erano tutte artiste per linea maschile, e vivevano lì.

Larisa Goncharova con sua madre Nina, anche lei celebre artista di Zhostovo

“In epoca sovietica, nella fabbrica lavoravano persone del posto: forgiatori e stampatori, laccatori, pittori, decoratori. I giovani provenivano dalla scuola di Fedoskino. Pochi sono rimasti oggi nella fabbrica, perché tutti hanno bisogno di guadagnare subito, mentre la competenza richiede anni ed esperienza. Non è una tecnica semplice. Ora in fabbrica restano solo due fabbri. Hanno entrambi sui settant’anni, ma forgiano lo stesso. Gli artisti ordinano loro degli stampi, perché possono forgiare qualsiasi cosa. Il lavoro è faticoso, e nessuno ha voglia di impararlo. Non so cosa succederà quando loro non ci saranno più”.

Naturalmente, il prezzo di un vassoio non dipende solo da come viene realizzato lo stampo. Altrettanto importante è la fama dell’artista: ci sono quelli comuni e quelli con un nome. Il vassoio è corredato da un certificato che attesta chi ha eseguito il lavoro. “Nella fabbrica è rimasto un solo ‘artista emerito della Federazione Russa’: Mikhail Lebedev, il capo pittore”, spiega la Goncharova. Il vassoio più economico nel negozio della fabbrica costa 2.000 rubli (26 euro, al cambio di inizio febbraio 2023). Ma si possono spendere fino a 180.000 rubli (2.356 euro) per l’opera dell’artista emerito.

Nina Goncharova (1927-2013) al lavoro. Nel 1979 fu proclamata Artista emerita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa

Nel 2003, Larisa Goncharova, come sua madre Nina Goncharova, è stata insignita del titolo di “Artista emerita”. Larissa ha lavorato in fabbrica fino alla pensione: “La fabbrica è proprio dietro casa, a tre minuti, se si attraversa il campo di patate”. Nel 1996 si è messa in proprio e ha aperto il suo laboratorio artistico.

Da allora va anche all’estero un paio di volte all’anno per insegnare la tecnica: in America, Australia, Germania e Italia: “Ho insegnato in America per 15 anni. L’artigianato russo è molto apprezzato là. Ovviamente non si può insegnare tutto Zhostovo in un corso in 3-4 giorni, ma a dipingere un vassoio ce la fanno. Ma per fare un vero ‘vassoio di Zhostovo’ bisogna vivere su questa terra”.

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