“Il futuro del lavoro è qui: le nuove regole per lo smart working in Italia”

Diritti & Lavoro

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Il lavoro da casa è diventato una realtà per molte persone in tutto il mondo a causa della pandemia di COVID-19. Con la crescente adozione del lavoro agile, molte aziende stanno adattando le loro politiche per supportare questa nuova modalità di lavoro.

Il governo italiano ha recentemente introdotto nuove regole, la normativa sullo smart work sta cambiando ancora. Con gli emendamenti al Milleproroghe approvati dalla Commissione Bilancio e Affari Costituzionali del Senato il 9 febbraio 2023, il diritto di chiedere (e ottenere) il lavoro agile spetta solo ai genitori con figli minori di 14 anni nel settore privato, e il so- cosiddetti lavoratori “Vulnerabili”, sia nel settore privato che in quello pubblico.

Per i genitori con figli minori di 14 anni è scaduto a dicembre il diritto a chiedere (e ottenere) lavori intelligenti.
Per i gruppi vulnerabili, la normativa vigente scade il 31 marzo. Quindi, per entrambe le categorie, scatta ora il diritto al lavoro intelligente fino al 30 giugno.
Le modifiche entreranno in vigore a fine febbraio con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Milleproroghe.
Vediamo cosa è cambiato per lavoratori e aziende.

Cosa succederá nel privato?

Nel privato sia i “fragili” sia i lavoratori-genitori di figli sotto i 14 anni hanno diritto a lavorare in smart work fino al 30 giugno (ovviamente, se il servizio lo consente, come prevedeva la normativa precedente e finora non modificata). 

Si tratta di un diritto a ottenere lo smart working; l’effettiva “quantità” di smart working (cioè quanti giorni) è rimessa alla contrattazione. Per il prof. Arturo Maresca (Diritto del lavoro) dell’Università Sapienza di Roma, lo smart work previsto dalla normativa non significa lavoro a distanza integrale, ma un’alternanza tra lavoro in presenza e lavoro a distanza. Da ciò ne consegue che il diritto a richiedere e ottenere lavoro agile non significa automaticamente il 100% da remoto, ma l’acquisizione di lavoro agile nell’ambito dell’organizzazione della società appaltatrice.
I datori di lavoro hanno tempo fino al 30 giugno per riconoscere lo smart work in entrambe le categorie se l’azienda non ha un contratto collettivo.

Nel pubblico cosa succederá?

Nella PA la proroga del diritto al lavoro flessibile fino al 30 giugno riguarda solo i lavoratori “vulnerabili”. Pertanto, i genitori senza figli sotto i 14 anni creano effettivamente un’altra differenza di trattamento tra lavoro pubblico e privato. Il segretario al lavoro Marina Calderone ha preso un primo impegno per leggi a tutela dei lavoratori “vulnerabili”. La copertura della legge è di 16 milioni grazie all’impegno di tutto il governo Meloni.

Chi sono i lavoratori fragili?

I lavoratori cosiddetti fragili per i quali scatta la proroga del diritto al lavoro agile post 31 marzo (fino al 30 giugno) sono quelli individuati nell’ordinanza sanitaria del 4 febbraio 2022, ovvero quei lavoratori che soffrono di una delle “cliniche Poco indennizzate e con implicazioni di gravità specifica (es. malati oncologici). I lavoratori vulnerabili possono anche essere assegnati a mansioni diverse all’interno della stessa categoria o area classificata, secondo quanto previsto dal CCNL vigente, per il lavoro agile, senza subire le riduzioni salariali previste dalla normativa vigente.

Quando entrano in vigore le modifiche?

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Milleproroghe è prevista per fine febbraio. Di conseguenza, a fine febbraio entrerà in vigore sullo smart working per “fragili” e genitori con figli under 14 . Si tratta di una proroga per i lavoratori “vulnerabili”, che potranno quindi lavorare da remoto dopo il 31 marzo e fino al 30 giugno. I genitori con figli di età inferiore ai 14 anni, il cui diritto allo Smart Work scade il 31 dicembre 2022, riacquisteranno tale diritto, esercitabile in qualsiasi momento e vincolabile ad un accordo aziendale (le “giornate” a distanza).

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