Balneari, l’Ue rilancia le gare ma il governo ha un piano

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La Corte di giustizia: “Serve una procedura di selezione”. Per gli ‘sherpa’ del dossier “la sentenza non è l’Armageddon”

di Giovanni Lamberti

© Elio Villa / Agf – Ombrelloni e lettini su una spiaggia in Calabria

AGI – “La sentenza Ue non è affatto l’Armageddon, ora comincia la vera partita”. Gli ‘sherpa’ che gestiscono il dossier sulle concessioni balneari guardano il bicchiere mezzo pieno commentando il pronunciamento della Corte di giustizia europea sulla questione delle concessioni balneari.

La Corte ha ribadito che le concessioni italiane non possono essere rinnovate automaticamente – principio che era già chiaro all’esecutivo – ma per l’assegnazione di concessioni ha lasciato agli Stati membri margini di azione per applicare una procedura di selezione tra i candidati potenziali qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali.

In realtà, la sentenza della Corte di giustizia Ue, oltre a chiedere “parametri obiettivi, non discriminatori, trasparenti e proporzionati“, ha rimarcato anche che “i giudici nazionali e le autorità amministrative sono tenuti ad applicare le norme pertinenti di diritto dell’Unione, disapplicando le disposizioni di diritto nazionale non conformi alle stesse”, ma è proprio sul principio della scarsità delle risorse che fa leva la maggioranza.

Per poter avviare subito la mappatura delle spiagge (la delega in questo senso scade il 27 luglio) con un’istruttoria che in teoria dovrebbe coinvolgere l’Agenzia del demanio e la Capitaneria. Incrociando i dati che arrivano anche tramite l’utilizzo di droni e quelli riguardanti la mappatura ‘amministrativa’, ovvero preparati dalle regioni già da tempo.

Il fatto è – come evidenziato dal ministro dell’Economia Giorgetti – che “alcune Regioni sono più avanti, altre più indietro”, ovvero non ci sono riscontri omogenei. Ora il dossier sarà sul tavolo interministeriale che sarà convocato nei prossimi giorni. Ne faranno parte il Mit, il Mimit, il Mef e le associazioni di categoria e sarà in capo a palazzo Chigi, come previsto dal dl Milleproroghe.

Al momento è la premier Meloni a seguire direttamente la partita, non è arrivata alcuna delega ma chi coordinerà il tavolo avrà il compito di gestire le prossime mosse. Per ora si esclude un provvedimento in tempi brevi.

La strategia del governo è quella di puntare sul dialogo con la Commissione europea. Perchè l’incontro che si è tenuto la settimana scorsa tra il presidente del Consiglio e il commissario europeo per il Mercato interno e i servizi Breton ha evitato il richiamo di Bruxelles, con tanto di lettera, all’Italia. Una portavoce della Commissione europea, soffermandosi sull’incontro tra la premier e il Commissario Breton, ha riferito che Meloni ha assicurato che “le autorità nazionali in Italia applicheranno molto rapidamente la legislazione europea” e “procederanno ad allineare la legislazione nazionale italiana alle norme europee”.

Poi la marcia indietro: “Nessuna delle due parti ha preso impegni riguardo ai prossimi passi”. Insomma, non c’è alcun ‘ultimatum’ o ‘dead-line’ prefissata, l’esecutivo prenderà il tempo necessario. “Senza alcuna tattica dilatoria – assicura una fonte che lavora al dossier -, ma semplicemente per arrivare ad una soluzione equilibrata e a un nuovo regime concessorio”.

Poi, quando si capirà l’esito del confronto con le istituzioni comunitarie, ci potrebbe essere un provvedimento ad hoc, anche un decreto. Ma Roma vuole capire quali saranno gli spazi di manovra, con la consapevolezza che la sponda di Breton potrebbe venir meno a causa delle pressioni nei confronti del commissario. Si valuterà anche l’opzione del doppio binario, ovvero quello di procedere alla distinzione fra concessioni pre e post Bolkenstein.

Secondo il principio di legittimo affidamento per il quale chi ha investito negli stabilimenti balneari prima del 2010 lo ha fatto nella consapevolezza che lo Stato non poteva revocare la concessione. Si tratta di una strada stretta che Bruxelles ha da tempo fatto sapere di non gradire affatto ma che, anche dopo la sentenza della Corte di Giustizia Ue, la maggioranza intende percorrere.

L’ipotesi di avviare le gare con dei ‘paletti’, ovvero garantendo chi ha fatto degli investimenti, non sembra percorribile, riferiscono altre fonti. La partita è innanzitutto politica. La maggioranza si è schierata apertamente sulla necessità di procedere alla mappatura. Da Fdi a FI, e per la Lega è sceso in campo lo stesso Salvini rivendicando che la mappatura delle spiagge sarà fatta dal Mit anche se il tavolo interministeriale sarà diretto da palazzo Chigi.

“E’ un grande successo per l’Italia e che ci permette di tutelare migliaia di famiglie e di imprese balneari”, ha osservato il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. La questione dei balneari – attenzionata da tempo sia da Bruxelles che dal Capo dello Stato Mattarella che nei mesi scorsi aveva chiesto un intervento da parte dell’esecutivo – non sarà affrontata nel ddl concorrenza che approda in Cdm e che risolve solo il tema degli ambulanti, prorogando le concessioni fino al 2032 anche per i comuni ‘inefficienti’. Mentre per le concessioni idroelettriche l’esecutivo punterebbe non sulla proroga ma sul rinnovo delle concessioni a fronte di garanzie sugli investimenti futuri. Ma i fari sono puntati soprattutto sul tema dei balneari.

Con l’opposizione che attacca l’esecutivo, mentre la maggioranza insiste sulla necessità di salvaguardare il modello del turismo italiano. Sul turismo il governo sta lavorando sul settore della ricettività extra-alberghiera. Oggi al ministero si è tenuta, secondo quanto si apprende, una riunione alla quale hanno partecipato il responsabile del dicastero Santanchè e gli assessori regionali. Sul tavolo il dossier degli affitti brevi e della lotta all’abusivismo, l’obiettivo è arrivare ad un codice identificativo nazionale per creare omogeneità sulle piattaforme web di affitto riguardo le case vacanze da proporre agli utenti.

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