La ‘Grande Muraglia Verde’ in Africa per la Giornata della Terra

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Il progetto ha l’obiettivo di far crescere una barriera naturale, costituita da alberi e pensata per contrastare l’avanzamento della desertificazione

di Barbara Laurenzi

© FRANCO BANFI / BIOSPHOTO / BIOSPHOTO VIA AFP
– Alberi di baobab in Africa

AGI  – Da un particolare tipo di acacia africana si possono ricavare medicinali. E il baobab ha un profondo significato spirituale. Sono alcune delle storie che raccontano gli alberi piantati grazie all’iniziativa della Grande Muraglia Verde, un progetto che – nell’ambito della Giornata mondiale della Terra – si pone un obiettivo ambizioso: far crescere in Africa una muraglia naturale, costituita da alberi e pensata per contrastare l’avanzamento della desertificazione.

La Great Green Wall dovrebbe attraversare il continente africano dall’Etiopia al Senegal, con un’estensione prevista di 8mila km di lunghezza e 15 km di ampiezza. Le aree interessate sono principalmente nel Nord Africa, nel Sahel e nel Corno d’Africa. L’iniziativa nasce per dare una nuova vita ai paesaggi degradati e desertificati ed è stata proposta nel 2005 dall’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo. Non solo un’utopia, se si considera che gli alberi piantati hanno già raggiunto un tratto di oltre 530 chilometri, nel nord del Paese.

Tra i sognatori verdi di questa iniziativa anche una realtà italiana, l’EcoIstituto Reseda onlus. “È già stato fatto molto, sono stati piantati decine di milioni di piante. Noi, nel nostro piccolo, stiamo facendo quello che possiamo e abbiamo piantato più di 500mila alberi in Burkina Faso. In totale, si arriverà al miliardo di alberi – racconta all’AGI Roberto Salustri, presidente della onlus, ricordando i traguardi raggiunti in occasione della Giornata della Terra che sarà celebrata sabato 22 aprile -. Siamo parte di una rete internazionale che si chiama ‘I guardiani della foresta’, alla quale partecipano anche numerosi popoli indigeni e che porta avanti diverse campagne di riforestazione, tra le quali anche la Grande Muraglia Verde africana. L’iniziativa viene dalle popolazioni locali, che la stanno implementando con l’aiuto dei villaggi, noi diamo un supporto tecnico-scientifico”.

Sono infatti undici i Paesi africani coinvolti: Senegal, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Sudan, Ciad, Niger, Nigeria, Mali, Burkina Faso e Mauritania. Nel 2007 l’Unione Africana, con il supporto dell’ONU, della FAO e dell’Unione Europea e i finanziamenti della Banca Mondiale, ha avviato il progetto della Grande Muraglia Verde.

Riforestazione e rigenerazione

Riforestare l’Africa è un traguardo suggestivo, ma come è possibile portare gli alberi in un territorio che nell’immaginario collettivo è arido e secco? “Non possiamo irrigare tutte le piante che piantiamo, avrebbe un costo anche energetico ed ambientale troppo elevato, perciò la nostra è una rigenerazione assistita di specie autoctone – spiega ancora Salustri -. Studiamo il territorio, cerchiamo di capire dove passano le piogge stagionali così piantiamo l’albero lì vicino, usiamo solo piante autoctone, non alloctone come capita in altre realtà. Alcuni dei nostri progetti di riforestazione hanno un vantaggio agroalimentare, perché così le popolazioni locali sono spinte a ripetere poi la pratica anche da sole in futuro” aggiunge ancora Salustri, che racconta come la natura possa riservare grandi sorprese.

Il popolo Saharawi

“In questi anni ho trovato degli alberi incredibili, dobbiamo usare le leggi della natura se vogliamo sopravvivere. L’acacia tortilis raddiana, ad esempio, è un albero che vive in pieno deserto del Sahara ed è legato al popolo Saharawi. Ogni volta che si sposta, questo popolo si ferma alla base di questi alberi per le medicine che riescono a ricavarne. Io stesso mi sono curato spesso con queste piante del deserto, le loro foglie fanno bene ad esempio per il mal di pancia. Sono quindi alberi fondamentali, culturalmente e socialmente”.

Il Baobab

“Un altro albero prezioso è il baobab, in Senegal e Burkina è una pianta mitica per la grandezza e anche per storie e metodologie. Si usa la corteccia per fare le corde, la polpa del frutto è ricostituente ed è un integratore alimentare fantastico. Quando il tronco diventa cavo, ci si rifugiano dentro, per riflettere, gli uomini ritenuti un riferimento dal punto di vista spirituale e quelli più importanti vengono addirittura sepolti lì dentro. Abbiamo molto da imparare anche daI ‘combretum glutinosum’, chiamato rat in lingua Wolof, meno conosciuto ma molto particolare. Sembra un albero mediterraneo, è verde e rigoglioso, ma abbiamo scoperto che opera una fotosintesi diversa, grazie alla quale rimane verde anche in ambienti aridi”.
Un insegnamento dalla natura a trovare una soluzione per ogni difficoltà.

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