Come migliorare il dialogo tra vicini per affrontare i dubbi più comuni e prendere decisioni lungimiranti
I consigli di Simona Bastari, amministratrice di circa 140 stabili tra le province di Roma e Ancona e autrice di “E vissero felici e vicini. Vivere in condominio senza litigare è possibile” (Graus Edizioni, 2023).
Ancona, giugno 2023 – Procede spedito l’iter legislativo che porterà alla direttiva europea “Case Green”. E si avvicina una vera rivoluzione per il tessuto urbano del nostro Paese. Stando alla versione più aggiornata del testo, che ha già incassato un primo sì dal Parlamento europeo, gli edifici residenziali dovranno raggiungere la classe energetica E entro il 1° gennaio 2030 e la classe D entro il 2033. Se non rispetteranno questo requisito, non potranno più essere affittati né venduti. Fanno eccezione gli edifici di pregio artistico, riconosciuti per meriti storico-architettonici, di culto e adibiti a seconda casa, per cui sono previste delle deroghe.
Se la direttiva sarà approvata in via definitiva in questa forma, nell’arco dei prossimi sette anni bisognerà ristrutturare la stragrande maggioranza del patrimonio immobiliare italiano. Secondo l’Associazione nazionale costruttori edili (ANCE), ad oggi gli edifici che hanno prestazioni energetiche insufficienti sono 11 milioni, cioè il 74% del totale.
Per chi abita in condominio, il livello di complessità raddoppia. Perché, oltre a individuare gli interventi più efficaci, valutare i preventivi e affrontare le spese e i disagi momentanei del cantiere, bisognerà superare un altro scoglio: trovare un accordo tra vicini di casa. È vero infatti che l’obbligo di mettersi a norma fa capo alle singole unità immobiliari, ma è vero anche che alcune opere – come l’isolamento del tetto o il cappotto termico esterno – possono essere effettuate soltanto se approvate dalla maggioranza dell’assemblea.
“Di fronte a questo banco di prova, la priorità numero uno è quella di migliorare il dialogo tra condomini”, commenta Simona Bastari, amministratrice di circa 140 stabili tra le province di Roma e Ancona e ideatrice della formula del Condominio felice. “Arriviamo da anni difficili: prima la pandemia e poi la guerra in Ucraina, con l’impennata dei prezzi, hanno sottoposto ciascuno di noi a stress e preoccupazioni continue. La reazione più istintiva è quella di isolarsi, tutelando i propri interessi. Con il passare dei mesi e degli anni, però, è venuta meno la propensione a dialogare, a mettersi nei panni degli altri. Se a ciò si aggiunge la scarsa cultura in materia di comunicazione, si capisce come mai sia così difficile mettersi d’accordo tra condòmini”.
Se l’oggetto del contendere è una ristrutturazione edilizia, poi, la prospettiva è quella di dover affrontare mesi di cantiere per un esborso economico di decine di migliaia di euro. Con una posta in gioco così alta, lo scontro rischia di farsi acceso. Simona Bastari ha ricostruito un elenco delle obiezioni più comuni:
- “La prima in assoluto è ‘non ho soldi’ e, ovviamente, è una motivazione più che comprensibile. Non sappiamo ancora cosa deciderà il governo, ma chiaramente serviranno interventi di sostegno strutturali, se la direttiva verrà approvata in questa forma e con queste tempistiche”, spiega.
- “Poi ci sono quei condòmini che hanno dei risparmi, ma non hanno intenzione di spenderli per il condominio”, continua Bastari. “In questo caso, a noi amministratori spetta un lavoro ‘educativo’. Dobbiamo aiutarli a pensare in prospettiva. Investire nel rifacimento delle facciate, nella sicurezza antisismica e nell’efficienza energetica significa per prima cosa rendere più sicuro il proprio appartamento e abbattere i costi vivi. Oltretutto, significa anche aumentarne il valore in previsione di una futura vendita, di un affitto o della successione ereditaria. Questo ragionamento è sempre stato valido, ma con la direttiva europea lo è ancora di più: chi non adegua i fabbricati rischia di doverli svendere o affittare a prezzi ridicoli”.
- “Un altro timore è quello di spendere somme ingenti per lavori che non vengono eseguiti a regola d’arte. L’esperienza del Superbonus 110% in questo senso non ha aiutato, perché le varie irregolarità emerse nel tempo hanno compromesso la fiducia nel settore edilizio”, sostiene l’amministratrice di condominio. “Per assicurarsi che gli interventi siano professionali, però, la prima regola è quella di organizzarsi per tempo, effettuando tutti i sopralluoghi utili e confrontando più preventivi. Tergiversare e ridursi all’ultimo momento significa esporsi a dei rischi”.
Ma come è possibile innescare un cambiamento di mentalità, aiutando anche i condòmini più restii ad avere un approccio aperto e positivo? Sulla felicità condominiale Simona Bastari ha ideato una vera e propria formula, descritta anche nel suo primo libro, “E vissero felici e vicini. Vivere in condominio senza litigare è possibile” (Graus Edizioni, 2023). Sulla base di questa solida esperienza, Bastari dà quattro consigli per gestire al meglio il dibattito sulle ristrutturazioni edilizie:
- “Spesso, i punti messi all’ordine del giorno in un’assemblea sono percepiti soltanto come costose scocciature. Cambiamo prospettiva: ogni singola scelta fatta dall’assemblea può migliorare l’efficienza, la sicurezza, il decoro e il valore economico del condominio – e, di conseguenza, la qualità della vita di chi lo abita”, sottolinea.
- “Anche il momento dell’assemblea viene spesso vissuto con fastidio, dando quasi per scontato che sia un’occasione in cui annoiarsi e bisticciare per tutto. Ma la compagine condominiale, insieme, può raggiungere grandi risultati per l’intero fabbricato. Insomma, potersi confrontare è una grande opportunità”, continua.
- “Bisogna anche ritrovare la fiducia nell’amministratore: è l’alleato dei condomini, colui che lavora al loro fianco e li guida nelle scelte, aiutandoli a comunicare”.
- “Proprio la comunicazione spesso è un tasto dolente”, conclude Bastari. “Gli amici si scelgono, i vicini di casa – così come i parenti – no. È quindi normale trovarsi alle prese con persone che hanno idee e abitudini molto diverse dalle proprie. Per questo è fondamentale imparare a comunicare in modo assertivo, cioè chiarire in modo calmo ed efficace le proprie opinioni ed emozioni, senza offendere né aggredire l’interlocutore. Le persone assertive sono in grado di mostrare il proprio disappunto senza perdere le staffe e, allo stesso tempo, si mostrano concilianti senza essere sottomesse o servili”.















