Il dramma di Cagli arriva in Cassazione

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La Corte di Cassazione, con sentenza pubblicata in data 29 agosto 2023, ha respinto il ricorso di una coppia di Ancona che aveva curato il figlio senza antibiotici e tachipirina, provocandone la morte per una otite degenerata

“La Cassazione, orientamento nuovo: rischiano il carcere i genitori che curano i figli solo con l’omeopatia anche in casi gravi”. Un titolo così, comparso sulla stampa, fa riflettere su come la informazione può essere distorta.

Chi legge può essere portato a ritenere che un paziente, o chi per lui in questo caso, che usa l’omeopatia in casi gravi, commette reato, mentre la sentenza deve essere intesa, a mio parere, come rivolta a chi di fronte ad una malattia grave condivide una scelta di terapia non efficace.

Ovviamente l’omeopatia può essere al pari inefficace come qualunque altra terapia non adatta al caso, soprattutto quando poi la conseguenza è la perdita di una vita. Mettiamo da parte l’omeopatia, la sentenza sarebbe stata diversa se si fosse continuato a curare l’otite del piccolo Francesco soltanto con antinfiammatori nonostante la comparsa di chiari segni di interessamento neurologico?

Perché di questo si tratta, la documentazione ha indicato che il bambino dopo diversi giorni di terapia con rimedi omeopatici aveva iniziato a presentare sintomi di sofferenza neurologica e, ciononostante, il medico ha confermato la terapia con rimedi omeopatici e la colpa dei genitori è consistita nel continuare quella terapia, confidando evidentemente nel suo operato.

Ovviamente ognuno può esprimere il suo parere, di condanna o di assoluzione dei genitori, addirittura, in estrema analisi, anche del medico, e può farlo limitandosi alla parte strettamente medica o entrare nell’ambito di quella morale.

Ma al di là delle sentenze, giurisprudenziali nel caso della Cassazione, personali negli altri casi, resta il fatto che, come sempre succede in occasione di questi episodi di malpractice in cui è coinvolta l’omeopatia, non viene condannato soltanto l’operato del medico che commette l’errore ma anche l’omeopatia che in modo errato egli ha utilizzato.

Non esistono purtroppo linee guida o consensus sulla terapia omeopatica della otite, ma i modelli di terapia integrata negli ultimi anni hanno chiaramente dato l’indicazione ad utilizzare in ogni caso la terapia più efficace, scegliendo responsabilmente tra tutte quelle a disposizione. In questo caso non è successo e questa deve essere la conclusione.

 

Francesco Macrì – Università di Roma La Sapienza

Presidente Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata

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