L’arrivo in Etiopia

La mia Africa

Di

di Sandra Fallaci

Dopo una notte in bianco e l’atterraggio all’aeroporto di Addis Abeba  con la mia collega, come prima cosa ho fermato un taxi per recarsi alla Scuola Italiana per la presa di servizio.

Il conducente ci ha regalato subito un gran sorriso con la dentatura bianchissima, invidiabile; quando però mi sono girata per dire alla collega di salire, ho avuto un’amara sorpresa…Non c’era più.

Preoccupata, ho iniziato la ricerca; alla fine l’ho trovata allo sportello dell’Ethiopian Airlines a prenotare un volo di ritorno… Ho cercato in tutti i modi di convincerla dicendo che sì, l’aeroporto non era un granché ma successivamente di sicuro la città ci avrebbe offerto di più. Tutto inutile.

Del resto, non era neanche la prima volta: già si sapeva di qualche docente che all’uscita dell’Aeroporto guardandosi intorno aveva pensato bene di squagliarsela…Comprensibile, ma secondo me sbagliato: tornare indietro è una sconfitta, rimanere è una sfida. Una bella sfida.

In effetti, ci sono rimasta quasi cinque anni al servizio della Farnesina prima (i docenti che superano gli esami di lingua straniera vengono destinati all’estero) e a titolo personale dopo. E a volte penso: “…meno male son rimasta, quella mattina all’aeroporto”. Devo dire che l’esperienza è stata unica, nonostante gli inevitabili alti e bassi.

Il preside mi ha accolto con affabile empatia, malgrado la comprensibile delusione per un docente da rimpiazzare subito nominando un supplente ecc…

Ovviamente, tutto era nuovo per me appena arrivata: per esempio  all’estero si dipende sì dal Ministero degli Esteri, ma non esiste un  Provveditorato agli Studi a nessun livello. Di fatto le scuole dipendono dall’Ambasciata italiana, tanto per dirne solo una.

Aerial overview of Addis Abeba city, the capital of Ethiopia, showing brand new buildings and construction in the foreground, city centre and suburbs, Ethiopia

Comunque il periodo trascorso là mi ha offerto un’esperienza straordinaria, come un fiore sbocciato all’improvviso: e infatti Addis Abeba significa proprio “nuovo fiore”, per l’appunto.

Per rimanere a lungo in una realtà del genere, occorre anche un po’ di coraggio certamente (qualche rischio c’è…): ma il coraggio paga, e il tempo vissuto lì lascerà una traccia indelebile.

Indietreggiare, mai.

Sandra Fallaci©

11 Replies to “L’arrivo in Etiopia”

  1. Paola ha detto:

    Descrizione interessante della città,verrebbe voglia di visitarla ! immagino la delusione provata all’inizio!

  2. Stefania ha detto:

    Molto interessante e particolare la storia narrata ed anche descritta egregiamente!

  3. Stefano Vicentini ha detto:

    Bellissimi racconti che invogliano a viaggiare in questi mondi lontani, ricchi di atmosfera ed emozioni, dove la vita trascorre in luoghi ampi e vasti seguendo il ciclo della natura.Immagino che i paesaggi regalino scenari e colori per noi impensabili e fantastici, ma dove sembrano anche trasparire condizioni umane estreme ed opposte.

    • Sandra Fallaci ha detto:

      Hai detto bene; estreme ed opposte. Anche perché l’Etiopia è molto varia, ci sono tante etnie e tribù diverse e tanti ambienti differenti: per esempio c’è il deserto ma anche montagne di 4.000 mt dove a volte nevica anche se poco (e si scioglie presto…).

    • Sandra Fallaci ha detto:

      E’ proprio vero: condizioni estreme ed opposte. Per esempio anche l’ambiente naturale è sorprendente, c’è il deserto ma anche montagne di 4.000 mt dove talvolta nevica anche se poco (e dura poco…).

  4. Giuseppe ha detto:

    Forse la tua collega che è fuggita ha pensato che non avrebbe potuto trovare gli spaghetti al pomodoro e la braciolina ai ferri. In effetti stare solo in “villaggi turistici” ben separati dall’ambiente reale è poco più che guardare la televisione dal divano di casa 🙂

    • Sandra Fallaci ha detto:

      Verissimo! Se si toglie un minimo di senso dell’avventura, che senso ha viaggiare? Non potrei mai farmi portare a giro come un pacco postale…Alla Fantozzi, come si diceva una volta.

  5. Paola ha detto:

    Accurata descrizione dell’atmosfera della città di allora, con il desiderio di fare una nuova esperienza, nonostante le difficoltà

    • Sandra Fallaci ha detto:

      Sì, anche se stavolta l’esperienza sarebbe diversa: non solo perché la città è cambiata, ma anche e soprattutto perché sono diversa io. E’ sempre così, quando si torna in un luogo dopo del tempo.

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