Sindrome da voto

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Resta complesso il rapporto con la situazione socio/politica nazionale. Rimangono, comunque, carenti i programmi per ridare fiato a un’economia che ha bisogno della fiducia degli investitori. Qui non è più in gioco l’attendibilità dei “moderati”o dei “progressisti”. Ora in campo c’è il futuro del Paese. In questa realtà, chi tenta di meglio agisce non sempre meglio riesce. Non a caso, chi fa la “voce” grossa, tenta di rimanere nelle stanze del potere. Tra polemiche sterili e critiche inconcludenti, l’incertezza politica c’è ancora tutta. Le esitazioni sono più gettonate delle certezze. Anche perché queste ultime non trovano terreno per essere rese produttive. Almeno per ora.

Però, accanto ai doveri, ci sarebbero dei diritti da sostenere. Delle posizioni che richiedono fermezza ragionata. C’è chi si chiede chi potrebbe superare l’attuale esitazione. Di nomi se ne fanno pochi. Ma solo per evitare possibili ritorsioni di un’ “alleanza” nella quale si rischia molto per ottenere, forse, poco.

Se è vero che dopo il “Buio”segue la “Luce”, dobbiamo riconoscere che questo “Buio” si è fatto notte e il giorno sembra non arrivare mai. Tra i filosofi della politica ci sono uomini che si definiscono d’azione. Tutte queste considerazioni possono, però, avere una loro valenza in prospettiva. In UE, i ruoli sono, ora, assai più multiformi e la Penisola non ha nessuna carta buona da giocare. Insomma, s’iniziano a identificare solo gli sbandati della politica nazionale. Il tutto in attesa delle elezioni europee del 2024. Il vero banco di prova politica dell’Europa “stellata”.

Giorgio Brignola

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