Un mio ricordo del vignettista Enzo Apicella

Interviste & Opinioni

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Enzo Apicella morì il 31 ottobre 2018. La mia lettera su Liberazione fu l’occasione per conoscerci. Diventammo amici e c’incontrammo diverse volte a Roma. Sempre schierato dalla parte dei deboli e degli oppressi, dedicò molte delle sue vignette al martoriato popolo palestinese.

“Gentile Piero Sansonetti, è interessante analizzare la vignetta di Apicella su Liberazione del 17 febbraio, per scorgervi un significato che  il disegnatore stesso probabilmente non aveva intenzione di conferirle. L’accostamento del crocifisso al prigioniero iracheno torturato dai militari americani,  mette in evidenza l’errore dei cristiani nell’aver scelto un simbolo, il cui primo significato, diretto (quello indiretto è il sacrificio del Salvatore), evidente a tutti, ma soprattutto a coloro che non conoscono il cristianesimo, è quello della ferocia e della ottusità degli uomini. La chiesa primitiva cercò di reprimere per lungo tempo l’uso di farsi immagini di Gesù, poiché osservava il Decalogo che proibiva di fare “scultura e alcuna immagine né di quello che è su nel cielo, né di quello che è quaggiù sulla terra” (cf Es 20,4), ma si può essere certi che se gli apostoli avessero voluto raffigurare il Signore, non lo avrebbero mai ricordato in condizioni misere ed orrende, giacché il ricordo della flagellazione e della crocifissione suscitava in loro vivo ribrezzo. Non è possibile, infatti, ricordare una persona cara, suppliziata ed uccisa, effigiandola nei terribili momenti dell’agonia e della morte; occorre un certo distacco, mancanza d’amore, forse un po’ di cinismo. I due gravissimi atti con cui si conclude il processo a Gesù – la flagellazione e la condanna – sono appena accennati dagli evangelisti. La più antica rappresentazione del crocifisso, rappresentazione iconografica del supplizio di Gesù, risale al V secolo (S.Sabina, a Roma).  Non è azzardato immaginare che qualora gli apostoli avessero avuto la possibilità di effigiare il loro maestro, volendo simboleggiare il suo sacrificio, lo avrebbero fatto servendosi della figura alla quale Gesù stesso era ricorso: la frazione del pane, ed oggi il cristianesimo non avrebbe come simbolo il crocifisso” ( Renato Pierri – Liberazione 21 febbraio 2006)

Risposta di Enzo Apicella
“Caro Pierri, la ringrazio dell’interesse e per avermi illuminato sul recondito significato della mia vignetta. La sua è una grande idea; sostituire il crocifisso con la frazione del pane, alle vere origini del cristianesimo socialista! [disegniamo insieme il logo?]”.

Renato Pierri

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