I piccoli comuni e il PNRR

Calabria

Di

di Mario Franzini

Con l’approvazione del PNRR, si stanno rivedendo tantissime priorità nel nostro Paese. Fra una difficoltà qui, e un rallentamento lì, alcune progettualità stanno trovando attuazione o, quantomeno, una progettazione e una collocazione temporale per la loro esecuzione. Si è capito, dunque, che la razionalizzazione dei fondi è un elemento chiave per poter consentire un’ottima spesa che possa coniugare insieme efficacia ed efficienza (tanto ricercati negli anni, ma mai completamente conseguite, se non da alcuni esempi di privati). Dunque, in questo marasma di ordinamenti e di istituti, ne sta emergendo uno che potrebbe essere la svolta per i piccoli comuni al di sotto dei 5000 abitanti che sono incastrati nell’hinterland di piccole-medie città e che rischierebbero, da qui a pochi anni di scomparire definitivamente. Si fa menzione della fusione di comuni. Attenzione, viene definita fusione proprio perché non dev’essere confusa con unione di comuni che, secondo quanto disciplinato dal D. Lgs 18 agosto 2000 che attua la legge 3 agosto 1999, si apprende come:’ compito dell’unione esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni e servizi di competenza dei Comuni che la costituiscono al fine di gestire con efficienza ed efficacia l’intero territorio e mantenendo in capo ai singoli Comuni la competenza all’esercizio delle funzioni amministrative che più da vicino ne riguardano”.

Quindi, si tratta di un particolare istituto che mantiene vivi gli enti. La fusione, invece, ribalta totalmente tutto. Si ha la nascita di un unico Ente, la nascita di un’unica città, con un nuovo nome e l’inglobamento degli abitanti dei comuni coinvolti. Gli enti soppressi diventerebbero municipi, ossia distaccamenti e decentramenti amministrativi per l’espletamento delle funzioni amministrative di base quali anagrafiche, certificazioni, et similia. In Calabria, in modo particolare sulla fascia jonica, da anni si parla di questo argomento avendo vissuto a cavallo del 2017-2018 la fusione, tramite referendum dei comuni di Corigliano Calabro e Rossano, accomunati, però, da una strettissima contiguità territoriale, essendo essi praticamente attaccati fra di loro. Tale processo, ovviamente, non è stato particolarmente semplice da perseguire in quanto le frizioni all’interno di entrambe le comunità e le opposizioni a tale progetto sono state innumerevoli e il dibattito molto acceso, specialmente per la perdita dell’identità del proprio comune. Fatto sta che, il comitato, guidato dal Presidente Americo Minicelli, è andato avanti, senza paura, ha coinvolto tutte le organizzazioni datoriali e sindacali e politiche di entrambe le realtà e fatto convocare un referendum popolare che ha visto trionfare il SÌ alla fusione. Ovviamente, come spesso accade in Italia, la burocrazia ha rallentato tutto quanto creando dei vuoti normativi importanti alla nascita del nuovo comune denominato Corigliano – Rossano (si pensi che, a quasi sei anni dalla costituzione dello stesso manca un vero e proprio statuto comunale).

Detto ciò, si entra nel pratico della fusione dei comuni: di seguito si elencano i benefici legislativi che tale istituto comporta e apporta alle realtà che decidono di ricorrervi:

  1. L. 22.4.2023, n. 44, art. 3 c. 6terconvertito con L. n. 74 del 21.06.2023 Prevede l’erogazione per ulteriori 5 anni dei contributi straordinari alle fusioni di Comuni entrate in vigore dal 1 gennaio 2014.
  2. L. 25.5.2021, n. 73, art. 52 convertito con L n. 106 del 23.7.2021 La dotazione finanziaria dei contributi straordinari di cui all’art. 15, comma 3, del TUEL è incrementata di Euro 6,5 milioni a decorrere dall’anno 2021.
  3. M. 25.6.2019 (artt. 2 e 3) dettano disposizioni sulle modalità ed i termini di attribuzione dei contributi statali ai Comuni.
  4. L. 210/15 (art. 4 c. 4)Per le fusioni concluse entro il 1.1.16 l’obbligo del rispetto del pareggio di bilancio decorre dal 1.01.17.
  5. Legge 28 dicembre 2015 n. 208: art. 1 c. 229A decorrere dall’anno 2016, fermi restando i vincoli generali sulla spesa di personale, i comuni istituiti a decorrere dall’anno 2011 a seguito di fusione nonché le unioni di comuni possono procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100 per cento della spesa relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell’anno precedente.
  6. Legge 28 dicembre 2015 n. 208: art. 1 c. 17Una quota del Fondo di solidarietà comunale, non inferiore a 30 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014, è destinata ai sensi dell’articolo 20 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, ai comuni istituiti a seguito di fusione.
  7. Legge 7 agosto 2012 n. 135: l’art. 20, co. 1 bis, prevede che, a decorrere dall’anno 2018, il contributo straordinario ai comuni che danno luogo alla fusione è commisurato al 60% dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010 ai comuni che si sono fusi, nei limiti degli stanziamenti finanziari previsti e comunque non superiore a 2 milioni di euro per ciascun beneficiario. La disposizione vale per le fusioni realizzate negli anni 2012 e successi
  8. Legge 5 maggio 2009 n. 42: l’art 12, co. 1, lett. f)prevede forme premiali per favorire unioni e fusioni tra comuni, anche attraverso l’incremento dell’autonomia impositiva o maggiori aliquote di compartecipazione ai tributi erariali

Valutati, dunque, questi aspetti, anche altri comuni della fascia jonica calabrese stanno promuovendo un tale esempio virtuoso. Si cita l’esempio del Comitato Zero-Sei guidato dall’ex consigliere regionale Emilio De Masi, nato nel febbraio di quest’anno con lo scopo di unire i Comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto, Strongoli, Scandale, Cutro e Rocca di Neto in un’unica nuova grande realtà che avrebbe come estensione territoriale ben 700 chilometri quadrati, seconda solo alla Città di Roma e conterebbe di ben 150.000 abitanti. Questa cifra non viene inserita a caso, poiché proprio per il raggiungimento di un tale numero di popolazione residente si potrebbe accedere a tutto il pacchetto di sgravi fiscali previsti dalla normativa che potrebbero essere una boccata d’ossigeno vera e propria che consentirebbe di realizzare opere pubbliche di collegamento interno che mai sinora sono state realizzate, anzi, sempre promesse, ma mai contenute. Potrebbe generare una spinta propulsiva per la creazione di una riviera che partirebbe da Steccato di Cutro e culminerebbe a Strongoli, per quasi 40 km, sulla stregua della Riviera Romagnola. L’interno, poi sarebbe messo a sistema con un collegamento veloce verso la Sila e, con la realizzazione futura del ponte sullo Stretto di Messina, potrebbe essere un richiamo per commerci e traffico di mezzi e uomini. Ma non solo: si ridarebbe vita all’Aeroporto di Sant’Anna di Crotone fermo da tantissimi anni al palo di pochi collegamenti giornalieri per Bologna e Bergamo, da sempre vincolato al non avere i sistemi di controllo LSS che consentirebbe ai voli di atterrare anche con condizioni meteo avverse (cosa che al momento non può avvenire perché assenti e gli aeromobili costretti ad atterraggi a Brindisi o Lamezia Terme con aggravio di tempo e di denaro per i passeggeri). Si ridarebbe uno scopo al porto di Crotone che attende da tanti e troppi anni un dragaggio dei fondali che potrebbe consentire l’approdo di grandi navi da crociera (attualmente ne arrivano di medie dimensioni appartenenti alle compagnie finlandesi).

E dunque, a distanza di poche settimane dalla presentazione ufficiale, durante le quali il Comitato si è reso anche latore di proposte alle più alte cariche dello Stato e della Regione circa l’istituzione nella città di Crotone di un Forum internazionale sull’immigrazione – una delegazione di Territori in Rete ha incontrato nei giorni scorsi presso gli uffici della Provincia il Presidente dell’ente intermedio Sergio Ferrari, nell’occasione affiancato dal consigliere Raffaele Gareri.

Nel corso del confronto, franco e approfondito, sono emerse le tante criticità strutturali e i ritardi che caratterizzano il nostro territorio e che rischiano di pregiudicare in modo irreversibile lo sviluppo sociale, economico e culturale della collettività nel ventilato scenario del nuovo regionalismo differenziato. Il presidente Ferrari, concordando idealmente sulla rappresentazione e le istanze espresse dal Comitato, ha assicurato massima attenzione e supporto al progetto di fusione, che andrà considerato nell’ottica più ampia dell’annunciata rimodulazione amministrativa degli enti intermedi “ma soprattutto con il continuo confronto con le Comunità coinvolte ed in coerenza con le loro strategie di sviluppo territoriali”.

L’idea è stata successivamente esposta al primo cittadino di Scandale, Antonio Barberio, uno dei sei sindaci interessati all’iniziativa, il quale ha accolto con estremo favore la proposta giudicandola assolutamente in linea con gli interessi e le prospettive di crescita della propria comunità e delle varie aree del crotonese. Stesse risultanze sono pervenute da incontri col Consigliere Regionale Antonello Talerico, il quale, nelle scorse settimane, si è fatto promotore di un’iniziativa di legge che si propone di superare i pareri vincolanti dei consigli comunali dei territori individuati come possibili fusionisti: il tutto atto a snellire le procedure burocratiche.

Un ostacolo, però, a questo percorso giunge dallo scioglimento del Consiglio Comunale di Strongoli, venuto meno per ragioni politiche in quanto tutti consiglieri di maggioranza e la giunta stessa del Sindaco uscente Sergio Bruno, hanno firmato le proprie dimissioni. Cosa ne sarà del Comune di Strongoli post commissariamento?

Nel frattempo, però, il comitato sta riorganizzando le proprie strategie per acclarare meglio l’impostazione delle future uscite.

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