La Corte Suprema britannica boccia l’accordo per il trasferimento dei migranti in Ruanda

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I giudici: “Il Paese africano insicuro per trasferire i migranti”

ROMA –  La Corte suprema britannica ha bocciato l’accordo stretto tra il governo di Londra e quello del Ruanda, che avrebbe previsto il trasferimento nel Paese dell’Africa orientale di migranti giunti nel Regno Unito attraverso il Canale della Manica per vie irregolari. A intentare il ricorso era stato lo stesso primo ministro Rishi Sunak, che contestava la sentenza dei mesi scorsi della Corte d’appello secondo cui l’accordo con Kigali non rispetta i diritti dei migranti ed è pertanto un paese da ritenere non sicuro. Cinque giudici della Corte suprema stamani hanno così confermato il punto chiave di quella sentenza, secondo cui “sussiste un rischio reale per i profughi di essere “rimpatriati verso i paesi di origine” in quanto la loro “richiesta d’asilo potrebbe essere mal valutata” da parte delle autorità ruandesi, col pericolo quindi di “subire maltrattementi”. Nella sentenza odierna, i giudici chiariscono di aderire alle conclusioni della Corte d’appello che, a partire dall’esame degli stessi elementi, porta a concludere che “il Ruanda ha una condotta illegale nei confronti dei profughi e richiedenti asilo”.

A sollevare queste preoccupazioni è stata nel 2022 la ong Asylum aid, che ha avviato un’azione legale per bloccare il primo volo programmato tra i governi di Londra e Kigali, con a bordo 130 profughi, accolta in prima istanza dalla Cedu. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha sostenuto che le persone non possono essere mandate in un paese terzo finché il paese che le ha ricevute non esprime un giudizio di merito sulla loro richiesta d’asilo: in pratica, va valutata ogni storia caso per caso. Questo in virtù del principio di “non respingimento”, che impone agli Stati l’obbligo di accogliere chi fugge da Paesi in cui potrebbero subire pericoli per la loro incolumità, oppure persecuzioni. Un giudizio analogo a quello espresso un anno dopo dalla Corte d’appello. Nel frattempo il governo Sunak, che ha fatto dello slogan “fermiamo le barche” un caposaldo della sua politica, e aveva presentato il trasferimento dei migranti in Africa come la migliore soluzione al fenomeno, valutava la possibilità di uscire dalla Cedu e faceva ricorso alla Corte Suprema. Come riferiscono dati ufficiali, nel 2022 ben 45.755 persone hanno attraversato il Canale della Manica per raggiungere il Regno Unito, il numero più alto registrato dal 2018. A novembre del 2023, tale cifra si attesta a 27.284.

Come scrive il Guardian citando i giudici della Corte Suprema, “il principio di non respingimento è previsto non solo dalla Cedu, ma anche da altre convenzioni internazionali di cui il Regno Unito è parte. Si tratta di un principio fondamentale del diritto internazionale, rispetto al quale il governo del Regno Unito si è ripetutamente impegnato sulla scena internazionale, in linea con la reputazione di questo paese di sviluppare e sostenere lo stato di diritto”. Per la sentenza odierna, i giudici hanno chiarito di non essersi espressi valutando o meno il rispetto di tale principio, bensì di essersi limitati ad accogliere le preoccupazioni della Corte d’appello sulla politica del Ruanda verso i richiedenti asilo. La sentenza specifica inoltre che il governo britannico dovrebbe comunque rispettare il principio di non respingimento anche se abrogasse lo Human Rights Act, “un altro obiettivo dei conservatori di destra”, come scrive ancora il Guardian. Il primo ministro Sunak ha commentato la decisione della Corte Suprema affermando che intende andare avanti e “fermare l’arrivo di barche illegali”.

Il premier è già stato però contestato dall’ex ministra dell’Interno Suella Braverman, nota per le sue posizioni anti-migranti, per essere arrivato a questo giorno “senza un piano B” e aver così “sprecato un anno di lavoro e una legge del parlamento, solo per ritrovarsi al punto di partenza”. Braverman è stata licenziata ieri e sostituita con James Cleverly, per aver criticato le forze dell’ordine dopo le manifestazioni tenutesi a Londra in sostegno alla Palestina. Alle 16.45 ora di Londra il premier ha fatto sapere che interverrà in conferenza stampa a Downing street, intanto l’ala dei parlamentari conservatori si è già riunita per discutere della sentenza, ed eventualmente valutare l’uscita del Regno Unito dalla Cedu.Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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