Gradi Giorno e cambiamenti climatici

Ambiente, Natura & Salute

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Possiamo certamente affermare che un’evidenza del riscaldamento globale si possa rinvenire anche dai dati sulla necessità di riscaldare un edificio, che, secondo un’ indagine Eurostat nei paesi dell’Unione Europea, è diminuita nel tempo dell’11% tra il 1979 (3.510 gradi-giorno) e il 2021 (3.126 gradi-giorno).

I gradi giorno di una località sono stati definiti con decreto, 30 anni orsono, nel regolamento per gli impianti termici, come “la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole   differenze   positive   giornaliere   tra    la    temperatura dell’ambiente, convenzionalmente fissata a 20°C, e la temperatura media esterna giornaliera; l’unità di misura utilizzata è il grado giorno (GG)”. Pertanto la differenza tra i nostri 20° C negli ambienti chiusi e la temperatura esterna giornaliera media, se positiva, viene sommata per tutti i giorni del periodo in cui è ammesso il riscaldamento negli edifici, per ottenere i GG di un comune.

Per gli Edifici adibiti ad uso industriale ed artigianale o assimilabili è previsto che debba essere assicurata una temperatura di 18°C + 2°C di tolleranza, nei restanti edifici la temperatura da assicurare deve essere pari a 20°C + 2°C di tolleranza, comunque sempre con accorgimenti che non comportino sprechi di energia. Sono tuttavia ammesse delle deroghe.

In base all’entità dei GG, il territorio nazionale è diviso in sei zone climatiche, la collocazione di un comune in una di tali zone è del tutto indipendente dalla sua ubicazione geografica, quindi se con un numero di GG sino a 600 è collocato in zona A, da oltre 600 sino a 900 in zona B, e così via sino alla zona F per “comuni che presentano un numero di gradi – giorno maggiore di 3.000.”

Nell’allegato al regolamento del 1993 è stata indicata la maggior parte dei comuni e le relative zone. I comuni non riportati adottano, con un provvedimento del Sindaco, i gradi giorno del comune  più  vicino  in  linea  d’aria,  rettificati in aumento o in diminuzione, per ogni metro di  quota  sul livello del mare in più o in meno rispetto al comune di riferimento.

Dai GG è possibile quantificare il “fabbisogno energetico convenzionale per la climatizzazione invernale” pari alla “quantità di energia primaria globalmente richiesta, nel corso di un anno, per mantenere negli ambienti riscaldati la temperatura al valore costante di 20°C con un adeguato ricambio d’aria, durante una stagione di riscaldamento il cui periodo è convenzionalmente fissato”.

Questi i limiti per l’uso degli impianti termici in base alle zone climatiche:    Zona A: ore 6 giornaliere dal 1 dicembre al 15 marzo;     Zona B: ore 8 giornaliere dal 1 dicembre al 31 marzo;     Zona C: ore 10 giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo;     Zona D: ore 12 giornaliere dal 1 novembre al 15 aprile;     Zona E: ore 14 giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile;     Zona F: nessuna limitazione.    Al di fuori di tali periodi gli impianti possono essere attivati solo nel caso di   particolari situazioni   climatiche   e comunque con una durata giornaliera non superiore alla metà di quella normalmente consentita.

Con l’arrivo di temperature decisamente più rigide in questi giorni, in tutta l’Italia, possiamo aggiungere che, in deroga a quanto previsto dal regolamento, nel caso di particolari esigenze, i sindaci, con una delibera della giunta comunale immediatamente esecutiva, possono ampliare i periodi annuali per l’attivazione degli impianti termici e la durata giornaliera.  Devono pertanto assicurare che la popolazione sia informata relativamente ai provvedimenti adottati.

Nei paesi anglosassoni i gradi giorno sono denominati heating degree days HDD e le temperature di base sono fissate per gli Stati Uniti a 65 ° F (18,3 °C) oppure 60 °F (15,5 °C), mentre in Gran Bretagna a 18,5 °C, 15,5 °C e 10 °C. In Svizzera viene considerato ogni singolo giorno di riscaldamento (GR) in cui la temperatura media giornaliera registrata all’esterno non superi i 12 °C, fissando, come in Italia, la temperatura interna a 20 °C. Per le case di riposo e gli ospedali si considerano temperature differenti.

L’uso di indicatori o indici come il riscaldamento in gradi giorni (HDD), ma anche il raffreddamento in gradi giorni (CDD)*, può contribuire alla corretta interpretazione del consumo energetico annuale. Dall’analisi della situazione in Italia, per l’HDD, le province che registrano valori più elevati sono quelle delle Alpi: Bolzano, Aosta, Sondrio, con valori medi nel periodo 2001-2021 superiori a 4.300 per l’indice HDD, quindi anche superiori a quelli dell’Estonia, che nello stesso periodo ha registrato un indice HDD pari a 4.191.

D’altro canto tra le province italiane con valori più bassi vi è Trapani con un HDD di 820; altre cinque province, nelle due isole maggiori, registrano valori al di sotto di 1.000: Cagliari, Carbonia-Iglesias, Ragusa, Agrigento, Medio-Campidano. (dati Eurostat).

Per quanto riguarda l’indice dei gradi di raffrescamento (CDD) la situazione è ovviamente speculare: sono otto le province con un CDD più elevato, superiore a 400: Crotone, Lecce, Cagliari, Siracusa, Ogliastra, Napoli, Trapani e Foggia (media 2001-2021). Valori pertanto superiori a quelli della Grecia (334) ed inferiori solamente ai CDD di Malta (627) e Cipro (710). Le province che non hanno avuto bisogno di raffrescamento (con un CDD inferiore a 10) sono Sondrio, Aosta e Bolzano, analogamente alla situazione registrata nei paesi scandinavi.

L’andamento dell’indice CDD rispecchia gli anni nei quali sono state registrate temperature particolarmente elevate, ad esempio il 2003 e lo stesso 2021, come peraltro risulta dai dati contenuti nei rapporti climatologici.

L’ISPRA, in un recente studio, ha analizzato la relazione di correlazione tra il fabbisogno di energia per il riscaldamento ed i gradi giorno, in Italia, al fine di stimare la domanda nel mercato dell’energia per il riscaldamento nel settore civile (residenziale e terziario). La correlazione è risultata apprezzabile nelle zone climatiche E (r=0,92) e D (r=0,97) ed anche in zona B (r=0,71). Tuttavia i consumi energetici utilizzati non considerano i contributi della biomassa, pertanto  non è disponibile un dato di consumo disaggregato a livello territoriale.

A completamento dello studio, partendo dalle anomalie fornite dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), sono state stimate le proiezioni dei gradi giorno di riscaldamento per cinque trentenni futuri fino al 2050, in due scenari climatici RCP (Representative Concentration Pathways, RCP4.5 e RCP8.5) dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. Gli scenari climatici RCP sono rappresentazioni plausibili del futuro sviluppo delle concentrazioni dei gas a effetto serra e degli aerosol, per quantificare il possibile sviluppo futuro del clima.

 

*Il CDD si rileva sulla temperatura base definita come la temperatura media giornaliera esterna che non porta al raffreddamento interno. La temperatura base utilizzata (sulla base di un approccio climatologico generale) è di 21º C per il CDD. Esempio: Se la temperatura media giornaliera dell’aria è di 30º C, per quel giorno il valore dell’indice CDD è 9 (30º C – 21º C), se la temperatura è di 20º C l’indice CDD è uguale a zero. Il valore annuo è rappresentato dalla somma dei valori giornalieri così calcolati.

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