Renato Bartoccini: un volontario di guerra e archeologo di fama internazionale

Arte, Cultura & Società

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Renato Bartoccini nasce a Roma il 25 agosto 1893 da una famiglia di modesta estrazione. Fin da giovane dimostra un grande interesse per l’archeologia, che lo porta a iscriversi alla Sapienza – Università di Roma. Si laurea nel 1917, durante una licenza dalla guerra del 1915-18, alla quale si arruola volontario. Durante il conflitto rimane ferito e ottiene numerose decorazioni al valore.

Al termine della guerra, Bartoccini inizia la sua carriera di archeologo. Nel 1920 viene inviato in Egitto per studiare la fortezza romano-bizantina di Babilonia. Lo stesso anno viene nominato ispettore presso la Soprintendenza ai monumenti e scavi della Tripolitania, dove gli vengono affidati gli scavi di Sabratha. In seguito viene nominato soprintendente della Tripolitania, incarico che ricopre fino al 1928.

Durante il suo mandato in Tripolitania, Bartoccini conduce importanti campagne di scavo, che portano alla scoperta di numerosi reperti di grande valore, tra cui mosaici, statue e colonne. I suoi lavori contribuiscono a far conoscere l’antica cultura africana al mondo intero.

Nel 1928, Bartoccini rientra in Italia. Nel 1929 viene nominato direttore dell’Ufficio autonomo per gli scavi, i monumenti e le opere d’arte della provincia di Ravenna e contemporaneamente capo della missione archeologica italiana in Giordania. Inizia così la prima di sette campagne di scavi ad Amman, che portano alla scoperta di importanti resti dell’antica città nabatea.

Nel 1933, Bartoccini viene nominato direttore del Museo archeologico nazionale di Taranto e poi soprintendente ai monumenti e agli scavi delle Puglie. Durante la seconda guerra mondiale, è soprintendente alle antichità a Rodi e, richiamato in servizio militare di complemento, coordina in Grecia l’ufficio assistenza. Aderì alla Repubblica di Salò e nel 1944 gli fu affidata la missione di tutelare il patrimonio della Scuola archeologica italiana di Atene. Prosciolto dalla Commissione di epurazione del ministero della Pubblica Istruzione, è destinato all’ufficio esportazione opere d’arte e nel 1950 soprintendente alle antichità dell’Etruria meridionale.

In collaborazione con Franco Minissi, cura la nuova sistemazione del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia. Infine, nel 1955-56 è soprintendente reggente alle antichità di Roma e studia fra l’altro il celebre sarcofago di Velletri.

Renato Bartoccini muore a Roma il 9 ottobre 1963.

Il ruolo di volontario di guerra

Renato Bartoccini è un esempio di volontario di guerra che ha sacrificato la propria vita per la patria. Si arruola nel 1915, all’età di 22 anni, e partecipa alla prima guerra mondiale. Durante il conflitto rimane ferito e ottiene numerose decorazioni al valore.

Il suo impegno in guerra è un segno di grande patriottismo e coraggio. Bartoccini è un giovane uomo che, pur non essendo obbligato, decide di combattere per la difesa del proprio Paese. Il suo sacrificio è un esempio per le future generazioni.

La carriera di archeologo

Renato Bartoccini è un archeologo di fama internazionale. I suoi lavori in Tripolitania, Giordania e Italia hanno contribuito a far conoscere l’antica cultura africana e mediterranea al mondo intero.

Bartoccini è un archeologo rigoroso e metodico. Le sue campagne di scavo sono condotte con grande attenzione ai dettagli e portano alla scoperta di numerosi reperti di grande valore. I suoi lavori sono pubblicati in numerose riviste scientifiche e contribuiscono a far avanzare la conoscenza dell’archeologia.

Bartoccini è anche un grande comunicatore. I suoi libri e articoli sono scritti in un linguaggio semplice e comprensibile, che permette a un vasto pubblico di conoscere l’antica storia e cultura.

Conclusioni

Renato Bartoccini è una figura di grande rilievo nella storia dell’archeologia italiana. Il suo impegno in guerra e la sua carriera di archeologo sono un esempio di grande patriottismo, coraggio e passione per la ricerca scientifica.

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