Stanze panoramiche in cima alle montagne, domani il Veneto vota (tra le polemiche)

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Domani il Consiglio regionale del Veneto voterà sulla realizzazione di stanze panoramiche oltre i 1600 metri di altezza: potrebbero nascerne 172, ma la decisione è ampiamnete contestata, dal punto di vista ambientale e non solo: “Non si può ridurre le vette a luoghi del turismo luxury”

(La foto di copertina è tratta dal sito starlightroom.it di Cortina)

VENEZIA – Si chiamano “stanze panoramiche” e sono la nuova frontiera del turismo in Veneto. Sono, così sono state definite-presentate al lancio della proposta che risale a inizio 2023, “stanze di vetro e legno o altro materiale, anche innovativo, ecosostenibile o comunque di basso impatto, collocate stabilmente sul suolo, caratterizzate da un elevato rapporto tra superficie finestrata e quella del pavimento”. Dove sono? Sono previste oltre i 1.600 metri di altezza.

IN QUOTA TRA MONTAGNE E STELLE

La posizione in vetta consente al turista “di osservare in modo particolarmente ampio sia il paesaggio circostante, sia il movimento degli astri nel cielo“. Qualche struttura di questo tipo, per la verità, esiste già. Come ad esempio la struttura Starlightroom di Cortina, che offre una sistemazione super-panoramica, a quota 2000, metri con vista sulle Dolomiti. Di stanze panoramiche, in Veneto, è stato calcolato che potrebbero essercene fino a 172. Lo deciderà domani il Consiglio regionale dove si discuterà la legge che le istituisce. I Comuni con territori sopra i 1.600 metri, intanto, in Veneto sono 86: 56 a Belluno, 18 a Vicenza, nove a Verona e tre a Treviso.

DUE POSTI LETTO PER STRUTTURA

Il Pd le ha definite “alberghi in quota“, la Regione ha detto che non è affatto così. Il Cai si è detto niente affatto entusiasta dell’idea, come i Verdi. A fine ottobre scorso, il Consiglio delle autonomie locali (Cal) del Veneto ha dato il suo ok con un solo astenuto: nell’ambito dello stesso territorio comunale non potranno essere realizzate più di due strutture di questo tipo con criteri di ecosostenibilità o comunque di basso impatto, e un massimo di due posti letto per ogni struttura (inizialmente erano otto poi il numero è stato ridotto). Fino all’ultimo, però, il fronte dei contrari prova a fermare la novità.

1.000 ‘NO’ NELLA PETIZIONE, “SALVAGUARDARE MONTAGNE”

Dopo cinque giorni dal lancio, la petizione online contro le stanze panoramiche ha superato le 1.000 sottoscrizioni. “Mi presenterò in Consiglio con le firme raccolte e ribadirò che questa legge e quella dei fuoristrada in alta montagna non devono essere approvate. Le montagne devono essere salvaguardate e non sfruttate autorizzando deroghe alle leggi che le tutelano”, afferma Andrea Zanoni, consigliere regionale del Pd.

La Regione, prosegue il consigliere dem, “vuole approvare questi provvedimenti che sfregeranno le nostre montagne e l’ambiente. Gli alberghi panoramici potranno essere realizzati sopra il limite dei 1.600 metri in deroga alle norme vigenti per un massimo di due in ogni Comune. Mentre i permessi concessi ai cacciatori per utilizzare i fuoristrada in alta montagna saranno addirittura gratuiti, diversamente da quanto previsto per altri soggetti. Per consentire ai cittadini di far sentire la propria voce e dichiarare la propria contrarietà alle leggi contro le montagne, lo scorso mercoledì pomeriggio ho lanciato una raccolta firme online che in poco tempo ha superato le 1.000 sottoscrizioni. Anche molti veneti non sono d’accordo con queste leggi della Regione”. E Zanoni assicura anche che “indipendentemente dall’esito della votazione di domani continuerò a raccogliere firme in vista della discussione della legge sui fuoristrada. Bisogna fermare questi provvedimenti”.

VERDI VENETO: “NO AI SAFARI IN VETTA”

“Trattare le nostre montagne come fossero dei musei per le élite o dei safari è una tentazione che questa Giunta regionale sta portando a nuove vette”. È quanto dichiara Cristina Guarda, consigliera regionale di Europa Verde alla vigilia della discussione in aula sulle cosiddette stanze panoramiche. Una proposta, dice, che “rischia di generare un vulnus per il patrimonio montano della nostra regione, perché riduce le nostre cime a luoghi del turismo luxury, accessibili per un selfie o un aperitivo in alta quota. Le conseguenze di questa filosofia, secondo cui tutto può essere trasformato in turismo, non rende onore a quel patrimonio naturale e storico che le nostre alture ci consegnano”.

Su questo provvedimento, ricorda, “non sono mancati pareri critici durante la fase di audizioni in commissione. Se prendiamo in considerazione la provincia di Belluno, ad esempio, lo spopolamento in atto non trova rimedio nell’effetto che scaturirebbe dalla presenza di turisti con i quali riempire dei box con vista. Le nostre montagne- sottolinea Guarda- meritano qualcosa di più di scatole in vetro e legno. Ritenere che la sostenibilità di queste vetrine sul vuoto sia data semplicemente dal materiale con cui verranno costruite smaschera, per l’ennesima volta, la visione semplicistica in tema ambientale Giunta Zaia. Potenziare il servizio di trasporto pubblico delle nostre montagne, ad esempio, non rientra assolutamente nell’agenda politica del Veneto; ciò che conta è solamente vedere arrivare turisti in più, magari in auto”.

Agenzia DIRE www.dire.it

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