Il mondo, l’individuo e la coscienza

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Il mondo, l’individuo e la coscienza

Le cose che esistono le vediamo, solo “in parte” ci ricorda la fisica, ma pensiamo anche al “nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me”  che, col poeta, identifichiamo col non senso dell’esistenza. 

Spesso si dice  “c’è un caos qui dentro” entrando nella stanza dei giocattoli dei bambini o nel corso di un’animata discussione.

A tutti capita un incontro casuale oppure, con una sorta di fatalistica accettazione, commentiamo se non riusciamo a prevedere un evento “doveva andare proprio così” o “non me l’aspettavo” .

Esiste un rapporto, una correlazione tra questi modi di dire ovvero tra i concetti di casualità, prevedibilità, determinismo, tra caso e caos, tra una realtà ordinata, armonica ed un’altra caotica, disordinata?

La fisica pare abbia sostituito, nella riflessione sui principi di esistenza e funzionamento del mondo, ogni altra voce interpretativa.  Ma è veramente così? E’ solo la scienza che può predicare in relazione a questi temi la poesia, l’arte, il romanzo e la filosofia hanno già elaborato un discorso? Alcune risposte sono possibili e doverose. Vediamo quali.

  • Il silenzio di Galileo

Per Galileo, fondatore del metodo sperimentale e del pensiero scientifico moderno, “figure, numeri, moti” perdurano mentre “suoni, sapori, odori”, venendo meno il vivente, non sono più e quindi sono solo nomi pertanto su essi è opportuno, anzi si debba, tacere: per l’inventore della scienza moderna si dà verità solo per l’evento misurabile e verificabile sperimentalmente.

Si dà il caso, però, che l’individuo, senza il calcolo e le verifiche sperimentali della scienza, “sperimenta” il ricordo tramite una musica o un odore improvvisi oppure cerca un senso alla sua esistenza e può tante volte confessare: “solo possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e mentre “la scienza ha ben altro da fare o da non fare” sembra reale, oggettivo, dimostrabile, verificabile che un individuo sappia di essere, di pensare, di avere dilemmi etici, credenze, certezze e dubbi: in sintesi, di avere una coscienza di sé e di fare esperienza del mondo, degli oggetti in esso presenti e di relazionarsi con essi e con i propri simili.

Eppure “Non le vediamo tutte le cose né tanto ma la nostra vista si apre la via per investigare e in modo che la ricerca passi da ciò che è evidente a ciò che è oscuro” (Seneca) pertanto bisogna andare al di là del visibile perché “la mente vuole sapere che cosa vi sia al di là”  ed allora bisogna procedere “fuori dalla via battuta” (Parmenide).

  • La  realtà del mondo per la fisica quantistica e relazionale

La fisica non vede tutta la realtà, quasi come noi, e questo spazio non conosciuto non ancora osservato e verificato è tale in quanto ‘collocato’ al di sotto della regione di Planck lì, dove i nostri sguardi non affondano quanto dovrebbero, si dispiegano le leggi della meccanica quantistica che rigettano il comportamento degli oggetti del nostro mondo.

Si può dire che la Fisica quantistica viva l’esperienza di Montale quando scrive “non domandarci la formula che mondi possa aprirti” e  che “il calcolo dei dadi più non torna” in riferimento a tanti problemi ancora aperti come l’entanglement quantistico o, per quanto riguarda la matematica, il teorema di Gödel per cui di una proposizione si può dire che né sia vera né falsa: è l’indecidibilità.

La meccanica quantistica rimette in discussione le nostre pretese di conoscere la realtà ovvero la materia perché, in realtà, della realtà (non è un gioco di parole) conosciamo solo una parte e cioè le particelle che, per giunta, si divertono a presentarsi e rapportarsi in modi singolari e inspiegabili.
Non solo le particelle non sono oggetti ma non si sa neanche quale spazio occupino in quanto sul loro stato possiamo pronunciarci solo in termini probabilistici e “lo stato che si misura non è preesistente ma è creato nel momento della misurazione” (Faggin) ovvero siamo in balia delle onde non dell’oceano, ma della probabilità.

Per la fisica quantistica relazionale gli oggetti non esistono separati: la realtà è un tessuto di relazioni che, in modi differenti, intercorrono tra gli oggetti: i fenomeni non sono la somma di elementi singoli e la natura presenta un’organizzazione a noi invisibile ed è strutturata come totalità.
Dalla solitudine dell’oggetto alla relazione, dal singolo punto di un ricamo alla magnificenza dell’opera compiuta: un salto paradigmatico.

Di conseguenza per “vedere” un “micro-oggetto” dobbiamo agire su di esso con strumenti, che modificano le condizioni del sistema pertanto il soggetto non è “esterno” ai fenomeni studiati: osservatore e oggetto osservato sono inscindibili.

E’ impossibile conoscere contemporaneamente posizione e velocità di un atomo in quanto interviene il principio di indeterminazione di Heisenberg che va a confliggere con le nostre pretese di precisione ed oggettività relativamente allo stato di un sistema: nella dimensione quantistica ogni misurazione va a cambiare ciò che viene misurato.

  • La conoscenza: l’osservazione e l’osservatore

E forse che nel mondo e nel nostro privato non incontriamo indecidibilità tra vero e falso, contraddizioni, incertezze, imprevedibilità e singolarità? La risposta è di tutta evidenza, come direbbe chi pratica il metodo scientifico-sperimentale.

La nostra mente pensa… la mente con la … mente, all’interno del proprio pensare mentre il metodo scientifico, oggettivo e replicabile: una differenza incolmabile. Il soggetto conoscente non è un osservatore esterno al mondo dei fenomeni che descrive, ma è in una relazione complessa con ciò che osserva.

  • La conoscenza e la complessità

Conoscere è un sistema complesso che include osservatore e osservato: conoscere è una relazione e conoscere è conoscere relazioni: si conoscono non elementi separati dal contesto, ma configurazioni e rapporti dinamici tra elementi.
Le teorie della complessità affermano, contro l’ideale di spiegazione scientifica deterministica e causale, della fisica classica, la concezione della conoscenza come relazione e come conoscenza di relazioni, di insiemi organizzati o sistemi le cui parti sono in interazione dinamica: la realtà è un organismo, un nodo di relazioni dal comportamento disordinato.
Le teorie della complessità disegnano un mondo dominato da un’instabilità permanente, caotica e il senso della temporalità, in questa visione, avverte il declino sia della linearità sia della ciclicità.

Con la geometria dei sistemi dinamici si dà centralità a fenomeni al di sotto dell’intervallo della misura fisica: una variazione, fluttuazione non misurabile, un “non-nulla” può determinare l’evoluzione di una dinamica.

Il paradigma della complessità contrappone alle traiettorie lineari della fisica classica, forme inaspettate e fenomeni di cui non possiamo prevedere l’evoluzione linearmente, a partire delle condizioni iniziali.

  • La fisica classica e la quantistica: interpretazioni e verità

La fisica classica che non spiega della nostra dimensione i fenomeni complessi, ad esempio, gli stati meteorologici.
Se la fisica classica si occupa solo di quanto possiamo dire della natura, la quantistica si pone la domanda ‘quale particella vede un’altra?’ e della proposizione ‘ci sono eventi e non enti’ ovvero si chiede quali siano le interazioni delle particelle elementari nella materia, nella realtà della natura” (Bohr) e la risposta è che l’elettrone esiste nel relazionarsi con altri elettroni.
Ambedue, sia la fisica classica sia la quantistica ammettono una teoria con diverse interpretazioni o altrimenti detto, se includiamo nella definizione di una teoria anche la sua interpretazione, due diverse teorie che descrivono gli stessi fenomeni.

Resta senza alcuna spiegazione il fenomeno della ‘non località’ per cui una particella resta correlata ad un’altra senza aver avuto ‘contatti’ con quest’ultima ovvero misurare una particella comporta che un’altra faccia proprio lo stesso valore anche se ne è ‘distante’.
Due particelle, se in un primo momento vengono a relazionarsi tra loro continuano a mantenere una connessione anche quando si ritrovano separate infatti nel misurare l’una, persistendo la distanza tra loro, anche l’altra viene ad essere investita di questa misurazione. Di conseguenza le due particelle sono ‘entagled’ e rappresentano uno unico stato quantistico ovvero due particelle sono una sola particella.
L’entanglement è paragonabile all’indecidibilità del teorema di incompletezza di Gödel in matematica ed al principio di indeterminazione di Heisenberg.

Rebus sic stantibus nuovi percorsi di ricerca intorno alla coscienza che facciano riferimento alla teoria delle catastrofi, dei sistemi dinamici non lineari e alle suggestioni delle stringhe e delle superstringhe di Veneziano.

Dopo la quantistica, i sistemi dinamici ci si chiede se ancora il metodo sperimentale della scienza possa rivendicare un fondamento di verità o se, piuttosto, sfiora la tanto vituperata metafisica che vuole rigettare. 

  • Le forme dinamiche, i creodi e la teoria delle catastrofi

I modelli scientifici della fisica non sono in grado di spiegare il comportamento dei fenomeni di produzione delle forme dinamiche come invece i modelli catastrofici che forniscono intelligibilità a fenomeni apparentemente molto diversi tra loro.
Le forme hanno una loro dinamica e, accanto ai domini di stabilità, si osservano situazioni nelle quali piccole modifiche provocano grandi cambiamenti, allora emerge una nuova forma, cioè si produce una catastrofe, un nuovo livello di stabilità strutturale del fenomeno: è la morfogenesi ad occuparsi occupa di tali processi e i cambiamenti di forma vengono denominati catastrofi.

D’Arcy W. Thomson, con “On Grow and Form – Crescita e forma” è stato in assoluto un pioniere nel campo di ricerca delle forme in biologia. Waddington innova il linguaggio con un neologismo e gli studi in ambito biologico con il termine “creodo” dal greco “chre”= necessità e “hodos” = sentiero e raffigura il creodo come l’immagine di una sfera che precipita da una collina le cui configurazioni incidono sul suo percorso e ne possono ostacolare un normale sviluppo.
Waddington parla di “paesaggio epigenetico” in quanto la formazione di ogni corpo dipende non solo dall’apporto genetico  ma dal ruolo importante che vi giocano le differenti modalità di “espressione” dei geni in relazione a questa o quella “regione” degli embrioni: non a caso gli organi umani sono distinti e differenziati.
Il “paesaggio” di Waddington è come un foglio con dei “pendii” ovvero i geni che svolgono la funzione di collegamento con le “valli”.
Le valli non sono altro che quei “fattori epigenetici” che incidono sull’espressione genica dell’embrione nelle differenti “regioni”.
L’esito del “processo epigenetico” avviene indipendentemente dai geni che ha l’individuo.
Il paesaggio epigenetico e la cellula come sfera che precipita dalla collina con le regione pendii incontrano la Teoria delle catastrofi di René Thom, un matematico, che si è dichiaratamente misurato sulla genesi delle forme con D’Arcy W. Thomson, approdando alla “Teoria delle catastrofi”. 

  • Il TMC ovvero the Topological Model of Consciousness

Ascoltiamo il consiglio di Seneca “la ricerca passi da ciò che è evidente a ciò che è oscuro” ed immaginiamo  un disco in cui sia incisa una musica infinita i cui confini e l’orizzonte degli eventi sono ben delineati come la forma di disco, ma di cui impossibile percepire e calcolare l’itinerario interno. Quando il sapere ha di fronte a sé la forma completa di un disco può definire l’evoluzione complessiva, può dare qualche ordine al disordine. Lo stesso soggetto visivo, all’interno del disco, non riuscirebbe mai a stabilire un itinerario, un senso, una conoscenza, un ordine.

Il dato di osservazione è dotato di una struttura e di un’organizzazione che l’uomo, grazie alla sua capacità di modellizzare, giunge a rappresentarsi (Thom), siamo di fronte a punti problematici, detti critici o singolarità: centri organizzatori della catastrofe. 

“Alcuni nuovi modelli di catastrofi sono possibili, si tratta della costruzione di metaedri, modelli topologici complessi clonati da un centro organizzatore e della costruzione di una struttura costituita da più poliedri: la collana, il diadema, la sfera ombelicale, la sfera metaedrica, la farfallacuspide, la tetrafarfallacuspide.

In particolare: il metaedro conserva le vestigia, la farfallacuspide è la rappresentazione topologica dell’alterità sociale quale desideranza spaziale che inventa il nuovo, è pregna di eventi ed inventa il nuovo; la tetrafarfallacuspide esprime la dialogia tra intelligenza della socialità in desideranza spaziale, interagente con la spazialità dei media di produzione; la tetrafarfallacuspide dispiega socialità individuali e collettive” (Giacinto Plescia).

  • Conclusione

Thom in risposta ai dubbi dei fisici circa la sua teoria scrive: “non c’è un dominio del pensiero umano in cui l’uso di modelli geometrici non possa essere di qualche utilità. I metodi qualitativi fanno appello alle nozioni di campo morfologico, di creodo, nozioni associate alle singolarità d’un insieme di biforcazioni di uno spazio funzionale di dimensione infinita, e sfuggono a questa difficoltà.
Thom ha optato per un metodo ermeneutico e qualitativo della sua teoria che in questo modo è applicabile alla biologia ed alle scienze umane. 

Camilla G. Iannacci

Di formazione classico-filosofica, ha seguito lezioni e conferenze di Filosofia alla Fondazione S. Carlo di Modena, ai Dip.ti delle Università di Torino e Firenze.

Ha partecipato al Bando del CNR ”Pubblicazione Opera: Opere Storiche, Filosofiche e Letterarie Italiane con particolare attenzione alla Riflessione Contemporanea” con “Il principio di indeterminatezza quale Ermeneutica del rapporto uomo-Physis”

Recensita in Storie distr. Feltrinelli, MI – Storia della Letteratura Italiana, Helicon Ed. a c.d. Prof. N. Bonifazi con la prefazione del Prof. G. Luti ed alcune sue poesie sono apparse on line su www.espresso.it e alcuni racconti su La Repubblica-Firenze

Ha ricevuto i seguenti premi: il CDCalendarsPirelliINTERNETional; il 1^ Premio del Concorso di Poesia “Pegaso-Dire” di Biella;

il 2^ Premio Internazionale di Poesia “La Piazzetta” di Salerno col Patrocinio di Presidenza e Senato della Repubblica; il 2^ Premio del Concorso di Prosa “Pegaso” di Biella;

è risultata 3^ classificata alla 25^ ed. del Premio Letterario internazionale “La Pira” del Centro studi “G. Donati” di Pistoia.

Pubblicazioni: Desideranza, Philopoiesis, Il post pop e lo human-tech-space, Ferragni e Fedez: Analitica, Morfogenesi e Singolarità dei Fashion blogger influencer nell’info-sfera dei social media

Ferragni and Fedez: Analysis and Morpho-genesis of a Singularity in the info-space-time of social media, Ferragni and Fedez: Media-Morphosis. Aphorism about the Ferragnez.

Ha curato le Pubblicazioni di Giacinto Plescia.

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