Recensione al numero 75 della rivista di geopolitica Eurasia

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“La guerra mondiale a pezzi” è il titolo dell’ultimo numero di Eurasia, rivista di geopolitica diretta da Claudio Mutti. L’espressione fa riferimento a una frase di Papa Francesco che così descrive la nostra epoca contraddistinta da conflittualità e instabilità.

L’editoriale, Ideologia del regime sionista, porta la firma del Direttore, che ripercorre la tradizione ebraica più antica fino ad arrivare all’attuale genocidio del popolo palestinese. Le molteplici citazioni bibliche – riportate in abbondanza da Mutti – evidenziano il carattere sanguinario dei racconti contenuti nel testo che il giudaismo asserisce rivelato da Dio.

“Perciò – conclude Claudio Mutti – siano realmente avvenute o costituiscano il parto fantasioso di agiografi affetti da particolare sadismo, le azioni infanticide e genocide descritte con morboso compiacimento nei brani biblici riportati più sopra hanno comunque ispirato i sionisti, i quali, considerandole sante, esemplari e normative, le hanno prese a modello per i loro crimini”.

II tema del genocidio in Palestina è sviluppato nei suoi diversi aspetti negli articoli di Alessandra Colla e di Youssef Hindi, mentre Stefano Azzali approfondisce il tema del protosionismo americano.

Al fronte dei conflitti nel Vicino Oriente si riferiscono anche i contributi del turcologo Aldo Braccio (sul ruolo della Turchia), del geopolitologo Daniele Perra (sulle operazioni degli Houthi yemeniti nel Mar Rosso) e dell’ufficiale dell’esercito iraniano Afshin Khoshdel (sull’operazione Promessa veritiera, attuata in risposta al bombardamento israeliano dell’ambasciata iraniana a Damasco). Da parte sua, Claudio Mutti pubblica un’intervista rilasciatagli da un membro del Consiglio culturale di Hamas.

A completare la parte dedicata al Vicino Oriente ed al sionismo, “Eurasia” riporta alcuni interessanti documenti storici: due interviste al Gran Muftì di Gerusalemme apparse sui giornali tedeschi nel 1942, un discorso dell’Imam Ali Khamenei, un discorso del Capo di Hezbollah Hassan Nasrallah e, infine, un saggio sul giudaismo pubblicato nel 1963 nell’Ucraina sovietica.

Con “La guerra che verrà”, Fabrizio Fiorini si addentra nello scenario del Vecchio continente, dove continua a salire la tensione tra la Federazione Russa e l’Occidente, alimentata ad arte dagli statunitensi che non fanno mancare il loro appoggio a Kiev contro Putin e suoi alleati.

Del medesimo fronte di crisi si occupa l’analista geopolitico Giulio Chinappi (“Guerra ibrida contro la Russia”), mentre la sinologa Maria Morigi illustra la situazione di Taiwan, tra il ricongiungimento alla Madrepatria e le interferenze statunitensi.

Da segnalare infine l’approfondimento di Amedeo Maddaluno, che, analizzando la produzione di carri armati Leopard in Italia, ci informa della fine della collaborazione tra l’azienda italiana Leonardo e quella tedesca KNDS. Ma, soprattutto, il focus pone in evidenza che “si continua ad agire – e a non agire! – in base a dinamiche di pura politica industriale e non ad una coerente visione strategico-militare”.

In sintesi, questo nuovo numero di “Eurasia” si presenta come un atlante delle crisi, dei protagonisti e delle forze che si misurano sulla scena di un mondo contemporaneo instabile.

Matteo Pio Impagnatiello

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