Tirana. Tra passato e futuro

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L’Albania è uno Stato con cui da decenni intessiamo  un rapporto quasi fraterno;  non a caso in zone del sud Italia ci sono piccoli borghi dove il dialetto ha evidenti richiami alla lingua albanese, e nel Paese delle aquile troverete persone che capiranno perfettamente la vostra lingua.

Con questo articolo voglio suggerirvi la visita alla sua capitale, dove la storia, soprattutto quella moderna, e lo sforzo verso l’innovazione e la globalizzazione coesistono.

L’aeroporto internazionale Nënë Tereza sorge a Rinas, località situata a circa 17 chilometri dal centro di Tirana che per raggiungere potete utilizzare comodamente l’autobus, per cui c’è una corsa ogni ora e sono molto economici. Il tragitto dura circa 40 minuti e la fermata è in centro città, dietro il Palazzo dell’Opera di piazza Skënderbej. Qualora vogliate optare per un taxi o un transfer privato, la corsa durerà meno, ma il prezzo sarà circa di 20 euro, tariffa che parametrata al costo della città vi apparirà subito sproporzionato.

Tirana è il fulcro politico, amministrativo ed economico del paese; visitarla è molto semplice, in quanto la maggior parte delle attrazioni sono condensate nel raggio di pochi kilometri dal centro cittadino, quindi tranquillamente percorribile a piedi in un paio di giorni, così da dedicare qualche giorno per scoprire altri luoghi sparsi nel Paese che richiedono qualche ora di trasferimento, come Berat ed Argirocastro.

L’urbanizzazione non è quella tipica di una capitale: non vi imbatterete in lunghi stradoni stracolmi di vetrine, quartieri dal carattere esclusivamente tradizionale o avveniristico. Qui i centri storici culturali e religiosi sono inglobati tra grattacieli sempre più alti e sempre più numerosi, vista la scelta politica di condurre questa città ad un progressivo sviluppo edilizio, a discapito della reverenza spaziale che certi segni del passato meriterebbero.

Nonostante il traffico e la frenesia tipica delle grandi città, è possibile ritagliarsi il proprio angolo di riposo mentale e fisico all’interno di uno dei tanti spazi verdi o in qualche caffè, cadenzati dai tipici ritmi di un paese di provincia.

Il tessuto urbano è praticamente diviso in due dalle acque del fiume Lana, ognuna delle quali rappresenta il punto di inizio da cui intraprendere il vostro tour, e sono le due grandi piazze: Sheshi Skënderbej a nord del fiume e Sheshi Nënë Tereza a sud, che sono collegate tra loro dal viale Bulevardi Dëshmorët e Kombit (Martiri della Patria).

Piazza Skanderbeg (Sheshi Skënderbej) prende il nome dall’eroe nazionale albanese Gjergj Kastrioti Skënderbeu (1405-1468), condottiero albanese impegnato in numerose battaglie contro gli ottomani a difesa del suo popolo e dei valori del cristianesimo. Il monumento che lo ritrae a cavallo, posto su di un basamento in pietra, è stato realizzato dallo scultore Odhise Paskali ed eretto nel 1968, in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla sua morte. Di fianco al monumento sventola la bandiera albanese con il suo rosso acceso e l’aquila nera a due teste.

La piazza dal 2017, grazie ad un’opera di riqualificazione e fruibilità urbana, non è più invasa dal traffico e dallo smog cittadino, bensì è diventata un’area completamente pedonale, pavimentata con piastrelle di marmo proveniente da diverse aree albanesi, confinante da un lato con giardini rigogliosi dove sorgono piante di tantissime varietà e dall’altro con i più importanti edifici della città.

Dalla piazza non potrete non imbattervi nella facciata superiore del Museo di Storia Nazionale (Muzeu Historik Kombëtar), simbolo della resistenza e dell’orgoglio di questo popolo, ornata dal grande mosaico denominato appunto “Gli Albanesi”.

Le sale sono dislocate su tre livelli, dove sono racchiuse le principali opere a testimonianza della storia  albanese dall’antichità fino a quella contemporanea, gli anni in cui avvenne l’indipendenza dell’Albania nel 1912, il periodo dell’occupazione italiana, fino alla lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. L’atmosfera all’esterno è resa ancora più suggestiva durante il periodo del Ramadan, quando tra il palazzo del museo e quello dell’hotel internazionale vengono allestite lunghe tavolate, dove alla sera i fedeli si riuniscono per pregare e magiare cibo precotto.

Sul lato est delle piazza sorge il Palazzo della Cultura (Pallate i Kulturës) facilmente riconoscibile grazie alla scritta “Opera” sulla facciata esterna. L’edificio è stato realizzato da Nikita Chruščëv  e venne inaugurato a metà degli anni Sessanta. Oggi, oltre ad ospitare il teatro dell’opera, alcune sale sono destinate ad alcune attività commerciali, mentre la parte che guarda alla Torre dell’Orologio ospita la biblioteca nazionale.

Accanto al Palazzo sorge l’ultima delle moschee costruite tra il 600 ed il 700, quella di Haxhi Et’hem Bey (Xhamia e Haxhi Et’hem Beut). Edificata per volere di Molla Bey alla fine del XVIII secolo, alla sua morte la cappella fu completata dal figlio Haxhi Et’hem Bey nei primi decenni del XIX secolo.  

Frutto delle mani di Haxhi Et’hem Bey la costruzione della Torre dell’Orologio venne intrapresa tra il 1821 e il 1822 e terminata anni dopo grazie al finanziamento privato di famiglie benestanti. Nel 1928 il governo acquistò un orologio in Germania e continuò nella sua edificazione, innalzandone l’altezza fino agli attuali 35 metri. Nonostante durante la seconda guerra mondiale l’orologio venne danneggiato, nel 1946 fu riparato e rimesso in funzione.

Proseguendo nel vostro girovagare vi imbatterete in una piramide! E’ quella inaugurata nel 1988 come mausoleo dedicato alla figura del dittatore di Enver Hoxha, progettata sotto la guida di sua figlia e del marito. Per anni è stata lasciata in abbandono, ma dallo scorso anno lo studio di architettura olandese MVRDV, dopo essersi aggiudicata la sua riqualificazione, l’ha trasformata in un centro educativo e culturale. La struttura esterna è quella originale, ma gli spazi interni sono stati modellati per ospitare aule, uffici e laboratori.

Infine, spazio al palato. Per curiosare tra i prodotti tipici albanesi, fate un salto al Mercato Pazari i Ri, a poche centinaia di metri da piazza Skënderbej, un dedalo di bancarelle di frutta e verdura, frutta secca, spezie, tè e tabacco sfuso, vino, miele e la tradizionale rakia (grappa). Sui quattro lati del mercato sorgono negozi di prodotti caseari, pescherie, macellerie e diversi caffè.

Insomma…fate un salto in questa capitale europea: con meno di un’ora di volo scoprirete una terra segnata dagli orrori del passato ma che volge lo sguardo al mondo, in cerca di approvazione e di una propria forza identitaria.

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