La lotta nell’europarlamento

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di Raffaele Gaggioli

Dopo la conclusione delle elezioni europee, i risultati delle urne avevano confermato i pronostici dei vari sondaggi. Sebbene l’estrema destra sia uscita rafforzata in molti stati membri dell’UE, i risultati dell’elezione non hanno particolarmente indebolito l’alleanza tra i liberali di Renew Europe, il centro destra della PPE e il centro-sinistra della S&D a capo dell’Europarlamento.

A conferma di ciò, Ursula von der Layen è stata riconfermata come Presidente della Commissione europea nonostante l’opposizione degli altri gruppi politici a Bruxelles.

Nonostante questo, ci sono stati comunque dei cambiamenti significativi all’interno dell’Europarlamento.  Antonio Costa, ex Primo Ministro socialista del Portogallo, è stato infatti nominato nuovo Presidente del Consiglio Europeo.

Allo stesso tempo, Kaja Kallas, ex Prima Ministra della Lettonia, è diventata la nuova Alto commissario Ue agli Affari esteri. La sua nomina è particolarmente importante in quanto conferma il sostegno europeo a Kiev contro l’invasione russa.

Sin dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022, la politica lettone si è infatti distinta per le sue numerose iniziative diplomatiche a Favore di Kiev al punto che Mosca ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti.

La donna ha già annunciato che l’UE sosterrà le forze armate ucraine incondizionatamente, scatenando così le consuete proteste e minacce del Cremlino. Oltre all’invio di nuovi aiuti militari ed economici a Kiev, Bruxelles sta lavorando anche a livello diplomatico per la creazione di nuovi trattati di difesa con il governo ucraino e per la sua eventuale entrata nell’Unione Europea.

Tuttavia, la situazione nell’Europarlamento è più complicata di quanto sembri. Alcune parti della coalizione governativa hanno infatti contestato la decisione di concedere un secondo mandato a von der Layen, criticando in particolar modo il suo sostegno per alcune controverse normative ambientali.

Queste divisioni interne potrebbero diventare un problema il prossimo 18 luglio, quando l’Europarlamento dovrà votare per confermare la rinomina della von der Layen. Nel caso non ci fosse il numero di voti richiesti, sarebbe infatti necessario ricominciare da capo le trattative per la nomina delle tre cariche sopracitate.

Per questo motivo, la PPE e i suoi alleati stanno progettando di includere nuove forze politiche all’interno della loro coalizione. Tuttavia, le loro opzioni sono limitate.

La prima possibile scelta sono i Verdi/ Alleanza Libera Europa, gruppo politico ben noto per le sue politiche ambientaliste e progressiste. Il gruppo ha più volte appoggiato le iniziative di von der Layen a favore dell’ambiente, diventando così un alleato inufficiale della sua coalizione governativa.

Parte del PPE si oppone però a quest’alleanza in quanto sposterebbe la maggioranza nell’Europarlamento troppo a sinistra, nonostante i risultati delle ultime elezioni abbiano per lo più premiato i partiti di destra della coalizione.

La seconda scelta è Giorgia Meloni, la Presidente del Consiglio italiana. Meloni ha già sostenuto in passato la von der Layen e alcuni membri del PPE sperano che la sua inclusione nella coalizione possa indebolire le forze populiste di estrema destra nell’Europarlamento.

Tuttavia, ci sono numerosi fattori esterni ed interni che rendono quest’alleanza estremamente difficile. Per cominciare, Meloni è alleata o almeno vicina a diversi rivali politici dei vari membri del PPE.

Meloni fa infatti parte del Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei (ECR), un’alleanza politica che include il partito di opposizione polacco Diritto e Giustizia. Inoltre, Meloni è da tempo alleata con la politica francese d’estrema destra Marine Le Pen.

Per questo motivo, sia il Primo Ministro Polacco Donald Dusk, sia il Presidente Francese Emanuel Macron sono contrari a qualsiasi alleanza tra il PPE e Meloni, in quanto potrebbe indirettamente rafforzare i loro avversari politici.

La Meloni deve fare i conti anche con le divisioni interne del suo stesso governo. Da un lato, Forza Italia fa già parte del PPE ed è favorevole all’entrata della Meloni nella coalizione governativa a Bruxelles. Dall’altro lato, la Lega reputa qualsiasi alleanza con von der Layen un tradimento dei principi fondanti dell’attuale governo italiano.

La Meloni si è comunque astenuta dal votare a favore di von der Layen e si è opposta alla nomina di Kallas e Costa, sostenendo che la sua amministrazione dovrebbe ricevere un ruolo importante nel nuovo governo europeo data l’importanza strategica e politica dell’Italia.

Come già successo in passato, la politica interna dei vari stati membri influenza anche la loro politica nell’Europarlamento. Non rimane altro che aspettare i prossimi sviluppi.

Raffaele Gaggioli

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