In Iran vince un moderato

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Al ballottaggio delle elezioni presidenziali in Iran ha vinto il candidato moderato e riformista, Massoud Pezeshkian: ha vinto con il 53,3 per cento, che corrisponde a circa 16,3 milioni di voti, battendo il candidato ultraconservatore Saeed Jalili, che ha preso 13,5 milioni di voti (44 per cento circa). Le elezioni in Iran erano state indette dopo la morte del presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi in un incidente in elicottero a metà maggio. La vittoria del candidato riformista è inattesa poiché ci si aspettava che il fronte conservatore, presentatosi diviso al primo turno, si ricompattasse contro Pezeshkian.

Al secondo turno di venerdì è aumentata l’affluenza che ha raggiunto 50 per cento, 10 punti percentuali in più rispetto al primo turno. L’apertura dei seggi, prevista inizialmente fino alle 8 di sera locali, era stata prolungata fino a mezzanotte: il regime iraniano desiderava un’affluenza non troppo bassa come testimonianza di legittimità delle elezioni, che gran parte degli iraniani al primo turno aveva invece boicottato su indicazione di tutte le opposizioni che non rientrano nella approvazione della guida suprema . L’affluenza era stata la più bassa di sempre.

Alcuni degli elettori che non avevano votato al primo turno hanno probabilmente deciso di farlo al secondo per evitare la vittoria dell’ultraconservatore Jalili, che rappresentava le opinioni più estreme e isolazioniste dello spettro politico iraniano. Pezeshkian resta comunque nell’ambito di una fedeltà assoluta alla Guida Suprema Ali Khamenei, la principale figura religiosa e politica del paese: non ci si aspetta cambiamenti radicali nella politica estera né nella repressione del dissenso all’interno.

Infatti per potersi candidare per la presidenza i politici vengono vagliati e approvati dal Consiglio dei guardiani, un organo composto da 12 membri, sei religiosi e sei giuristi, tutti molto vicini agli ultraconservatori e quindi a Khamenei (i religiosi sono nominati direttamente da Khamenei, i giuristi indirettamente). Quest’anno sono state cancellate 74 candidature, comprese quelle di tutte le donne.

La vittoria di Pezeshkian conferma ulteriormente come il regime iraniano sia impopolare e mantenga il potere solo grazie a una repressione violenta.a anche una volontà politica di ampliare la base di consenso.

Massoud Pezeshkian è un cardiochirurgo ed ex ministro della Salute che, pur rimanendo fedele ai princìpi fondamentali della Repubblica islamica dell’Iran, sostiene alcune riforme di parziale liberalizzazione del regime iraniano. Pezeshkian sostiene per esempio che l’Iran debba lavorare per migliorare le sue relazioni con l’Occidente, inclusi gli Stati Uniti, ed è favorevole a un’apertura del paese agli investimenti stranieri per migliorare la situazione economica: l’economia è stato un tema centrale della campagna.

Pezeshkian non vuole abrogare l’obbligo di indossare negli spazi pubblici l’hijab, ma ne ha criticato l’applicazione. La legge iraniana sull’obbligo per le donne di indossare il velo è diventata uno dei grandi temi della campagna elettorale in seguito alle grandi manifestazioni avvenute in Iran nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, che era stata arrestata dalla polizia religiosa perché non indossava il velo correttamente.

Durante quelle proteste Pezeshkian fu critico con la polizia morale: «Le proteste sono colpa nostra. Vogliamo attuare la fede religiosa attraverso l’uso della forza. Questo è scientificamente impossibile».

Il nuovo presidente proviene da una minoranza presente nel paese, quella azera, anche se il cognome sembra armeno. Per l’Occidente bisogna chiedersi se ci saranno dei cambiamenti dell’appoggio che l’Iran ha avuto nei confronti della Russia, con la fornitura di armi o se piuttosto ci saranno cambiamenti nel sostegno ad Hamas, Houthi, Ezbollah.

Attilio Runello

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