Il momento del Bari: tra incertezza e diffidenza

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Tra le solite voci di mercato che generano più rumore e aspettative che altro, il Bari si trova in un periodo di transizione e incertezza, con un mercato estivo che fino ad ora ha lasciato molto a desiderare. La squadra pugliese, con una storia ricca e un pubblico appassionato, non ha ancora realizzato i rinforzi necessari per affrontare al meglio la prossima stagione di Serie B alimentando lo spettro dello scorso anno.
Il mercato del Bari è stato, fino ad ora, piuttosto deludente. L’unico acquisto significativo è stato quello di Favasuli, giovane talento che ha giocato nella Ternana lo scorso anno, mostrando buone qualità. Tuttavia, Favasuli è arrivato solo in prestito dalla Fiorentina, sollevando preoccupazioni sulla mancanza di investimenti a lungo termine. I tifosi chiedono a gran voce giocatori di categoria, di qualità, forti e affidabili, in grado di competere in una Serie B che quest’anno sembra particolarmente aperta, data la minore presenza di proprietà straniere, eccetto il Palermo.
Per competere adeguatamente in Serie B, il Bari ha bisogno di ulteriori rinforzi. Sebbene la strategia di puntare sui giovani, inclusi alcuni provenienti dalle giovanili del Bari, possa portare frutti nel lungo periodo, non è sufficiente per garantire risultati immediati. I tifosi sono delusi e preoccupati, con molti che esprimono rassegnazione all’idea di un altro anno di sofferenze e alcuni che hanno persino deciso di rinunciare a seguire la squadra quest’anno.
Il ritiro pre-campionato è già iniziato, sebbene si tratti per ora di un semplice raduno per le visite mediche. Il ritiro vero e proprio a Roccaraso è imminente e l’allenatore Longo ha espresso il desiderio di avere a disposizione una rosa completa almeno all’80% per poter lavorare al meglio. La squadra dovrà affrontare amichevoli, la Coppa Italia e le prime gare di campionato, e ogni eventuale sconfitta potrebbe avere un impatto negativo su un ambiente già scoraggiato.
Bari è una piazza storica del calcio italiano e, per definizione, dovrebbe lottare per la promozione in Serie A, non per la semplice sopravvivenza in Serie B. La città ha già pagato caro in termini di delusioni e sofferenze, ed è giunto il momento di voltare pagina. Come suggerisce un famoso detto, “Non sempre spendendo si vince,” e la storia recente di squadre come Palermo, Parma due anni fa e Padova in C da cinque anni spendendo decine di milioni ad anno, ne sono un esempio. Tuttavia, per il Bari è fondamentale trovare un equilibrio tra investimento e costruzione di una squadra competitiva, per evitare di vivere un’altra stagione di ansie e paure.
Il Bari si trova a un bivio. La mancanza di rinforzi adeguati è una preoccupazione reale, ma c’è ancora tempo per correggere il corso. Con una gestione oculata e una rosa rinforzata, la squadra potrebbe finalmente offrire ai suoi tifosi le soddisfazioni che meritano. Come in un romanzo di speranza, il Bari dei De Laurentiis hanno il dovere di trovare la forza di risollevarsi e affrontare le sfide con determinazione, per scrivere un nuovo capitolo di successi nella sua storia gloriosa.

La situazione del Bari può ricordare un passaggio del romanzo “Il Conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, dove il protagonista Edmond Dantès afferma: “Tutti i mali del mondo sono nulla rispetto all’amarezza di vedere svanire la speranza che avevamo riposto in qualcuno.” Per i tifosi del Bari, la speranza è un elemento cruciale: vedere svanire le aspettative di un mercato robusto e di una squadra competitiva è un’amarezza profonda. Tuttavia, proprio come Dantès, la società dei De Laurentiis, lasciando da parte le polemiche e le infelici frasi di Aurelio De Laurentiis, deve trovare la consapevolezza di avere a che fare con una miniera ancora e colpevolmente inesplorata da tutte le proprietà succedutesi, un po’ per diffidenza, un po’ per paure di investire, una miniera che può dare tanto ma può anche offrire carbone voltando le spalle, una società che deve capire, una volta per tutte, che questa piazza non è quella di Salò, di Lecco o di Cittadella e nemmeno quella di Reggio Emilia, ma ha alle spalle 30 campionati di serie A e 49 di B. Tenerlo a mente, forse, aiuterebbe ad aver più coraggio e consapevolezza di arrivare quanto prima in serie A, ricavando così un bel gruzzolo di milioni da ottimi imprenditori quali sono, e dicendo addio per sempre alla multiproprietà.

Massimo Longo

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