Maternità surrogata reato universale: arriva il sì in commissione.

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Una scelta di buonsenso contro il mercimonio della vita uma

È bastato il sì della commissione Giustizia del  all’introduzione della maternità surrogata come reato universale, per scatenare un caterva di reazioni di indignazione da parte della sinistra, che sui temi di utero in affitto e gestazione per altri ha sempre dato battaglia, facendo l’occhiolino alle derive woke che mercificano il corpo della donna e del neonato. Talvolta si è giunti anche in casi in cui i genitori adottivi del piccolo potevano scegliere i suoi tratti somatici a seconda dei caratteri dei genitori naturali. Un mercimonio che l’Occidente non può accettare: quell’Occidente che si fonda sul principio di dignità, che mira a svincolare l’essere umano da una sua possibile valutazione o comparazione economica. La vita umana va oltre tutto ciò. Ma certo, l’evoluzione dei diritti civili vuole portare la nostra società al superamento di quei principi su cui essa stessa si fonda.

Contro la mercificazione di madre e neonato

Per questo, Fratelli d’Italia e il centrodestra hanno inteso dire basta a certe pratiche, già vietate in Italia, innalzando il reato a livello universale, cioè perseguibile anche se commesso all’estero. Un modo per vietare che i cittadini italiani eludano la legge andando fuori confine per compiere tale pratica. Si è detta soddisfatto il ministro per la Famiglia, la  e le Pari Opportunità Eugenia Roccella: “L’Italia si conferma una nazione all’avanguardia sul fronte dei diritti, contro le nuove forme di sfruttamento delle donne e dell’infanzia. Difendiamo il diritto dei bambini alle proprie origini, il diritto delle donne a non essere sfruttate e mercificate, la salvaguardia delle relazioni solidaristiche e gratuite su cui si fonda la coesione della nostra società”. Anche l’onorevole di Fratelli d’Italia Carolina Varchi ha esultato dopo il primo sì in Commissione, definito “una buona notizia, un passo avanti nella tutela delle donne e nella riaffermazione di principi fondamentali come il rispetto della vita”. Varchi ha poi aggiunto che “col passaggio in Aula per l’approvazione definitiva il nostro Stato ribadirà il proprio no a una pratica disumana che rischia di trasformare la vita in qualcosa di commerciabile, come se fosse una merce come un’altra. Tutto questo, per il capriccio di qualche benestante disposto a sfruttare il corpo di donne bisogno se di denaro. Finché ci saremo noi – ha concluso – tutto questo sarà condannato”.

Business internazionale

Ma per il ministro Roccella c’è anche altro. Rendere la maternità surrogata un reato universale è un atto di buonsenso non solo per la salvaguardia della dignità umana, che rischia di scomparire a colpi di mercificazione del corpo. Dire no alle pratiche della gestazione per altri significa anche – come ha scritto oggi sul Giornale – preservare “la tradizione italiana che ha sempre vincolato all’assoluta gratuità la cessione di parti del proprio corpo”. La questione di fondo è questa: non deve essere lo stato di necessità, la disperazione, a regolare certe azioni. “A nessuno che abbia bisogno di trasfusioni di sangue è chiesto di comprarlo: il sangue si dona, per un naturale riflesso di vicinanza umana, riconosciuto dall’intera comunità e sancito dalla legge”. In modo diametralmente opposto, invece, funziona la maternità surrogata, che mette sullo stesso piano non un parte del corpo, ma un bambino, con del denaro. Un baratto. Un business che grava sulla vita umana, sulla volontà di avere un bambino su cui si specula. Si scelgono i tratti del nascituro, come fosse una bambola in un supermercato. Un “apparato commerciale complesso quanto quello di una multinazionale”. E se si vuole parlare di maternità surrogata gratuita, è “tecnicamente impossibile: nessuno dei soggetti coinvolti accetterebbe di non essere pagato per il servizio professionale svolto”. Dunque, un mercimonio: soldi in cambio di una vita. E pur esulando dal pensiero cristiano, sono pratiche che vanno distruggendo il nostro stesso ordinamento, la nostra stessa società, la nostra stessa civiltà. Contro tutto ciò che ci rende umani.

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