In ricordo di Berry, uno di famiglia
Berry era un cucciolo che era stato abbandonato sotto casa, dopo una mezza giornata di vigilanza delle mie figlie, Berry si fece adottare con i su
oi miagolii sempre più insistenti. Non avevamo mai avuto un animale in casa e le perplessità non mancavano ma Berry conquistò tutti con i suoi occhi verdi. Man mano che cresceva, crescevano anche i balzi sempre più ardimentosi, in un niente saliva su mobili alti due metri. Mai avrei pensato di tollerare un gattino nel letto che ti sbucava da sotto il cuscino, ma Berry era diventato di famiglia e ci coccolava e si faceva coccolare a turno, prima in assoluto mia figlia con cui dormiva e poi svegliava con la zampina in prima mattinata, poi la sera con la padrona di casa per vedere la TV sulle sue gambe e infine da me strusciandosi sulla scrivania quando non c’era nessuna delle donne. A Natale Berry saltava nel mio presepe monumentale di carta leccese e si affiancava al bue e all’asinello oppure si faceva le unghie sul divano in vera pelle che guardavamo rassegnati, però si concedeva anche a giochi preferiti con salti e finte battute di caccia seguendo la pallina disegnata dalla freccia laser. Il presidio del balcone era costante e gli intrusi allontanati con la coda arruffata sino all’arrivo dell’estate. Berry come una persona soffriva l’auto e il viaggio era una sofferenza per tutti sino all’arrivo nella casa al mare, subito marcava con i suoi odori e ci metteva in seria preoccupazione con i passi felpati in equilibrio sul balcone al secondo piano ma la presenza amica era costante e aumentava con il passare degli anni. Nonostante il cibo di qualità, nell’età matura arrivarono i problemi renali e poi quelli cardiovascolari, con il veterinario non gli facevamo mancare le cure che alla sua età intorno ai vent’anni sarebbero state adeguate a un centenario, ma non noi non mollavamo anche con flebo giornaliere per reidratarlo e compresse triturate riuscendo a farlo vivere sino a 24 anni…però una mattina mi guardò con un flebile miagolio e non riuscendo ad alzarsi sulle zampe sembrava volesse dirmi: lasciami andare…sono solo un gatto!
Umberto Palazzo
Editorialista de Il Corriere Nazionale.net















